Trento. Che cosa hanno in comune una giovane ingegnere e un giovane agricoltore? In questo caso l'elemento che unisce i due soggetti è la Cassa Rurale di Trento, perchè ha permesso ad entrambi (e ad altri giovani) di far partire l'impresa che avevano immaginato.

Siamo di fronte a Michele Sartori, direttore della Cassa Rurale, che, con giustificato orgoglio, ci sta sintetizzando i principi di fondo del progetto “Diamoci un futuro” e, un'idea che, almeno in questo caso, avvicina il nostro paese al mondo anglosassone dove, spesso, si aiutano le idee e non si guarda al conto i banca dei genitori, dei nonni e di altri parenti più o meno stretti.

“L'idea è nata per una ragione molto semplice: ci siamo resi conto che oggi aiutare il lavoro (e i giovani che cercano lavoro) può essere declinato soltanto in un modo, sostenere le idee ed i progetti dei giovani.”

E cosa può fare una banca?

“La Cassa Rurale di Trento ha decisi di fare alcuni passi.

Prima di tutto non chiediamo garanzie particolari, poi mettiamo a disposizione una società di consulenza (gratuitamente). Questa struttura Scouting spa) aiuta la precisazione del progetto e valuta la fattibilità industriale.”

Ma c'è dell'altro.

“Sì. Ci siamo rivolti al Consorzio di garanzia per aver il sostegno necessario (e abbiamo trovato una grande disponibilità).

Al termine del percorso abbiamo messo sul tavolo un milione di Euro destinati a sostenere la partenze delle nuove aziende (e per ogni progetto è prevista una cifra massima di 50.000 Euro).”

Quindi si ipotizzano una ventina di imprese sostenute da questo progetto. Ma sappiamo che in realtà si ragiona su numeri più grandi. Da dove vengono le risorse?

“Qui è intervenuto un soggetto che ha risposto molto bene.

La banca, infatti, ha chiesto ai soci e ai clienti di contribuire ad un fondo di garanzia sociale. Come? Rinunciando al 50% del rendimento a cui avrebbero diritto.”

E quale è stata la risposta della clientela (e dei soci)?

“Molto buona, perchè in pochi mesi siamo riusciti a raccogliere 3 milioni di Euro.”

Quanti sono i progetti che sono stati approvati?

“Fino ad ora sono 6 (uno di questo è agricolo) e spaziano tra vari settori.

Abbiamo, come dicevo, l'agricoltore (con alle spalle l'Istituto di San Michele e poi la laurea) che ha deciso di utilizzare una parte di bosco per attivare colture appropriate, c'è poi la giovane ingegnere che ha costituito una società per risanare le strutture portanti in calcestruzzo, un gruppo di giovani che commercializzano supporti per iphone e iPad per arrivare alla gestione innovativa di un bar.”

C'è un modo per verificare l'andamento di queste attività?

“Abbiamo un rendiconto on-line delle scelte fatte. Basta andare sul sito www.cassaruraleditrento.it e cercare il progetto “diamoci un futuro”.

E noi a chiederci: se si può fare a Trento, perché non si può fare ad Imola?

 

(michele zacchi)