Con l'espressione Sindrome di Stoccolma ci si riferisce ad uno stato psicologico particolare che si manifesta in seguito ad un episodio estremamente violento o traumatico, ad esempio un abuso ripetuto. Il soggetto affetto da Sindrome di Stoccolma durante l’abuso prova un sentimento positivo, fino all’amore, nei confronti del proprio aguzzino. Si crea una sorta di alleanza e solidarietà tra la vittima e il carnefice.

 

Leggendo quanto vergato sulle colonne del Corriere di Romagna dalla coordinatrice di quel che resta di “Imola Migliore”, Annalisa Gagliano, all'indomani della, checché se ne dica riuscita manifestazione per una regolamentazione delle attività all'autodromo, pare proprio di trovarsi, mani e piedi, nel caso clinico descritto.

L'autodromo commette ormai quotidianamente “abusi” nei confronti degli imolesi che, anziché ribellarsi, inconsapevolmente se ne innamorano. Commette “abusi” nel richiedere, bulimicamente, sempre più giornate in deroga alla legge sul rumore; commette “abusi” perché anziché portare ricchezza al territorio brucia ininterrottamente risorse che gli imolesi ripianano e perché mina “la qualità della vita” delle persone come evidenziato dalla stessa Ausl imolese.

 

Questa patologia si è così cristallizzata nelle pance degli imolesi tanto che, a loro insaputa e per un meccanismo psicologico incontrollato, sono innamorati del rumore che li tiene ormai quotidianamente in ostaggio. Ne sono così innamorati che, come succede in tutte le storie d'amore si sentirebbero morire nel caso in cui l'autodromo li abbandonasse per prendere in ostaggio altre popolazioni.

 

Questa è l'analisi che, con mirabile sintesi, e con miglior prosa della mia, l'esponente di quel che resta di Imola Migliore ha pensato di affidare alla stampa dopo che un sabato mattina più di cento imolesi hanno sfidato freddo e pioggia per sensibilizzare le istituzioni. Per sussurrargli, urlare pare non vada più di moda, che esistono anche loro, i loro figli (soprattutto per quanto mi riguarda) che non sono innamorati dell'autodromo e che si sentono oggi più che mai ostaggi, senza che la Sindrome di Stoccolma li abbia, inconsapevolmente, privati della capacità di giudizio.

 

Ma una sorpresa mi ha colto mentre proseguivo nella lettura: la stessa Gagliano, che ringrazio per essersi recata a scuola quindici giorni fa, verga che le lamentele dei genitori sono giustificate perché la situazione è proprio come l'abbiamo raccontata più volte. Il rumore, per non parlare di quello che respirano i nostri figli, è elevato, oggettivamente un disturbo.

               

E allora, riallacciandomi sempre alle sue parole penso che è vero, i comitati poco, non nulla, hanno raggiunto in tutti questi anni di attività (ma se non ci fossero stati i comitati dove saremmo oggi?). Che è vero che è la politica che deve dare risposte ma, ora che nella politica la Gagliano ci sta, cosa aspetta, dopo quello che ha sentito a scuola, a dare quelle risposte che io attendo, che molti attendono, da troppo tempo?

(Paolo Ricci)