Imola. La vendita della ex sede della scuola di musica Vassura Baroncini fa ancora discutere. A rilanciare il tema sono il giornalista Valerio Zanotti, i musicisti Carlo Forlivesi e Luigi Zardi, il paesaggista Mario Cacciari, lo storico e docente universitario Andrea Padovani, l’architetto Irene Gambetti, che con una lettera aperta contestano apertamente la scelta di fare cassa vendendo la villa di viale Carducci 29, sottolineando i tanti dubbi che tale operazione ha sollevato.   

Dubbi che partono dalla regolarità dell’operazione di vendita, quindi sulla “correttezza formale di questa scelta, visto che nell’atto di donazione vi è un espresso divieto alla vendita – si legge nella lettera -. D’altra parte sembra piuttosto spregiudicata la scelta di spostare il vincolo, ai limiti della legalità. E ancora: è possibile questo spostamento del vincolo verso una sede in affitto, quindi non di proprietà del Comune, mentre la villa lo era? E se non è così dove è stato spostato il vincolo? Per inciso, si è letto sui giornali (e mai smentito) che l'affitto ammonti alla bellezza di 200.000 euro annui, ovvero con soli due anni d'affitto si va a bruciare l'intero ricavo della vendita delle ex-scuola di musica… In un qualunque altro paese civile, il mancato rispetto delle volontà testamentarie di un bene donato per filantropismo provocherebbe un forte atto d'indignazione, e lo screditamento dell'amministrazione che in tale modo opera”.

 

Dubbi a riguardo dei tempi: “Perché tanta fretta? Se si voleva monetizzare il più possibile quel bene, poche settimane, soprattutto in un periodo estivo, sembrano davvero poche”.

 

Dubbi che si allargano alla reale volontà di valorizzare la scuola di musica: “Facciamo inoltre notare che spostare la scuola altrove è stato un espediente insufficiente. Il presupposto infatti della donazione è chiaro: non la semplice presenza di una scuola di musica di qualunque tipo e genere, ma una scuola ‘in cui possano anche svolgersi prove di esecuzione di canto liturgico e sacro’, disciplina che, salvo dimostrazione contraria, non è presente tra i corsi attivati presso l'attuale sede di via Fratelli Bandiera, arrivando a ciò attraverso un processo di ‘smantellamento’ – e tradimento – delle volontà testamentarie. Non da ultimo, si dovrebbe verificare se davvero il Comune ha fatto tutti gli sforzi possibili per mantenere il livello della scuola Vassura Baroncini il più alto possibile, anzitutto tramite bandi e concorsi sia di aggiornamento dei titoli che per nuovi inserimenti, come si dovrebbe a una istituzione pubblica. L’utilizzo poi di grossi finanziamenti per eventi musicali della città decisi dall'Amministrazione e dagli assessorati relativi ci fa presumere che la scuola Vassura Baroncini non sia stata sostenuta a dovere: l'Amministrazione avrebbe potuto certamente destinare maggiori sostanze allo sviluppo strutturale, artistico e del corpo docenti della scuola, oltre che a un piano di agevolazione delle rette della scuola, dando la possibilità a più famiglie di avvicinare i proprio figli all'arte e alla musica. Neppure la riduzione degli iscritti, decimata rispetto al passato, può essere un alibi per l'operazione pensata dall'amministrazione. Semmai, l'amministrazione e l'assessorato competente devono spiegare ai cittadini (e ai genitori dei giovani alunni della scuola) le ragioni di tale drammatica riduzione e il processo che ha portato a questa evidente recessione, una sconfitta per le politiche culturali ed artistiche della città”.

In conclusione secondo i firmatari “L'Amministrazione deve dunque spiegare come intende risolvere il problema legalmente ed eticamente, per il bene della città e della dimensione culturale e artistica dei suoi cittadini e delle nuove generazioni. Tutte queste questioni meriterebbero una risposta aperta alla cittadinanza, la quale dovrebbe includere una perizia competente sia sullo stato legale delle cose, sia dell'attuale stato artistico e didattico della scuola Vassura Baroncini”.