Gentile direttore,
avendo partecipato alla manifestazione del 5 ottobre u.s. per chiedere a chi amministra la città di Imola una diversa gestione dell’autodromo, mi piacerebbe avere l’opportunità di spiegare brevemente le ragioni della mia scelta.

Non ero certamente presente per perorare la causa di questo o quel partito, ma manifestavo come cittadina che, indipendentemente dal proprio indirizzo di casa, vicina o no al circuito, desiderava fare la sua parte in difesa della salute pubblica, quella di tutti, un bene assoluto, la salute, che non può essere barattato o svenduto.. Quel rumore continuo e assordante, che si protrae per giorni e giorni, con i livelli che raggiunge, investendo le zone circostanti, il centro storico e pure alcuni quartieri periferici, non genera certo benessere, anzi, e ciò è tanto meno accettabile per il divertimento di pochi. Per concisione sorvolo poi sull’inquinamento dell’aria prodotto dai carburanti utilizzati.

Un altro buon motivo per non restarmene indifferente è stato il pensiero che tante sono le scuole ubicate nei pressi della pista. Non si tratta di lavorare o meno in ambito scolastico, di essere o non essere genitori, il fatto è che la Scuola, come bene comune, è qualcosa di così prezioso che dovrebbe stare a cuore a tutti, perché è quello,  proprio quello, il laboratorio deputato a formare i futuri cittadini. E’ impossibile che l’attività scolastica non venga condizionata da un così gravoso sottofondo e che l’apprendimento non ne subisca un danno: lo confermano studi di esperti e, più modestamente, anch’io, da ex insegnante che è stata sul campo. Pur avendo lavorato nella scuola – Pelloni Tabanelli – quando il livello di disturbo non era ancora paragonabile a quello attuale, ho potuto ugualmente constatare lo stress e le difficoltà degli allievi.

Alcune considerazioni conclusive: la cultura in auge, che gli adulti stanno trasmettendo alle nuove generazioni, è per me preoccupante: viviamo in una società che in nome delle convenienze, le più disparate, anziché provare a comprendere e ad affrontare situazioni di conflitto, quelle normalmente poste dalla realtà, con un’aperta dinamica di ascolto e confronto, le banalizza e le nega: ciò che non “va via  liscio e levigato” è non conforme e disturba, disturba a tal punto che, nel caso specifico dell’autodromo imolese,  neppure l’evidenza sensoriale fa più testo e tutte le altre voci risultano stonate e urticanti, ma universalmente è storia che prima o poi, per i nodi non sciolti, sarà la realtà stessa a presentare il suo conto.  

(Mercede Pezzoni)