“Vorremmo solo amare ciò che non avremmo più il diritto di violentare.”

Alfonsine (Ra). Nonostante più di un anno fa qualcuno avesse già sentito parlare di stoccaggio gas ad Alfonsine durante la trasmissione “Porta a Porta” di Bruno Vespa dopo il tragico terremoto avvenuto in Emilia, finalmente il 19 settembre, in un’assemblea comunale, la cittadinanza viene ufficialmente informata sul progetto di realizzazione di una centrale di stoccaggio gas sul proprio territorio.

 

Molti cittadini hanno stupito con effetti speciali la folta commissione di espertoni e dei rappresentanti Stogit: la platea è informata, piena di domande, accesa, indignata, profondamente motivata a difendere il proprio territorio.

Un brevissimo accenno, al quale già è stato dato ampio spazio in molti articoli su svariate testate, sull'indiscutibile mancanza di preparazione e carenza di risposte specifiche della commissione; non ultimo, l'incipt della serata denso di inutili dati statistico – numerici non realmente contestualizzati nella nostra realtà. D'altra parte l'ing. Liliana Panei del ministero dello Sviluppo economico e il dott. Franco Secchieri del ministero dell'Ambiente, venuti all'uopo da Roma, testimoniano di avere appena ricevuto la Via (Valutazione di impatto ambientale) e di non aver ancora avuto tempo per leggersela…

 

Allora, i numeri che davvero ci interessano andiamoceli a cercare sulla loro documentazione: la centrale di stoccaggio gas di Alfonsine avrebbe dimensioni davvero imponenti, occupando la bellezza di 110.000 m² ubicati nell'area di fronte al motocross (zona Fiumazzo); le superfici delle aree-pozzo verrebbero ampliate di 4-5 volte, sarebbero inoltre costruiti 4 cluster (aree adibite ad accogliere più pozzi) per un totale di 164.000 m² disseminati in varie zone, fino ad arrivare ai confini con Voltana (vedi cartina); oltre a ciò verrebbero creati 19 nuovi pozzi profondi 1,5 Km e il workover o la ri-trivellazione di 5 pozzi preesistenti. Lo stoccaggio previsto ammonta a quasi 2 miliardi di metri cubi di gas sotto le nostre case. L'area complessiva riguarda ca. 85,88 Km² (fonte del ministero).

La risposta dell'Ing. Panei per giustificare il progetto è stata: “Sì, abbiamo paura di morire di freddo. In caso di emergenza non possiamo assicurare gas per tutti”.

 

Ma come? Lo stoccaggio del gas è stata una scelta fatta, a livello nazionale, per calmierare il costo del metano avendo come obbligo la concorrenza e quindi l'abbattimento dei prezzi, ma questo non è avvenuto. Le concessioni di stoccaggio ad oggi sono 15, di cui 10 di proprietà della Stogit: la richiesta di energia è in continuo calo perciò si utilizza meno gas per la produzione di energia elettrica (fornita anche dal fotovoltaico, in crescita). L'andamento mutevole delle energie non permette di fare stime ad ampio respiro, mentre la concessione per la centrale ha una durata di 20 anni. Se tutti i progetti di stoccaggio in Italia venissero realizzati avremmo 190 miliardi di metri cubi all'anno di metano stoccato, mentre il consumo annuo risulta essere di ca. 80 miliardi (l'Autorità per l'energia elettrica e il gas riferisce che il ministero dello Sviluppo economico ha stabilito che con soli 5,7 miliardi di metri cubi possiamo far fronte alle emergenze, come abbiamo sempre fatto del resto).

 

Parliamo ora dell'impatto ambientale. Stogit si è mostrata alquanto carente nello specificare dati o nel fornire immagini realistiche di come muterebbe il nostro orizzonte. Ed infatti, nella relazione di Via, l'impatto viene addirittura definito “lieve”. Allora cominciamo ad analizzarlo: avete mai sentito parlare del “Boschetto dei tre canali”? Io sono andata a visitarlo. E' ubicato lungo via Torretta, un vero e proprio triangolo di verde stretto all'incrocio dei canali Tratturo, Arginello e Canalina (zona classificata come “Sito di importanza comunitaria”). E' un posto magico ove nidificano garzetta, nitticora e airone cenerino. Ebbene, a poche centinaia di metri un'ampia area verrebbe adibita a cluster, ad occhio nudo da lì sarebbe visibile anche la centrale, con le sue alte strutture (i camini dei generatori raggiungono i 20 metri)… ma per carità, mitigate dagli alberi che incornicerebbero il tutto (mi chiedo se pianteranno sequoie o baobab). Da notare che 12 pozzi si troverebbero in prossimità di aree sottoposte a tutela ambientale e paesaggistica.

I lavori impiegherebbero un tempo stimato in 4 anni e 4 mesi: cosa ne sarà della quiete che permea quei luoghi? Depreco ciò che siamo diventati: i rari difensori del progetto si appellano alla tecnologia che “deve andare avanti”, alla necessità di produrre energia per far fronte alla richiesta incalzante, al fatto che tante strutture inquinanti già esistono, dovremmo forse eliminarle?

 

E' giunto il momento di salvaguardare quel poco di bello che ancora rimane, in un mondo mosso esclusivamente dal denaro e dalla speculazione. Mi appello a chi ancora crede nella bellezza di un'alba, di un tramonto, delle lucciole che illuminano le tiepide sere di maggio in questi luoghi pur all'apparenza incontaminati, al fascino del gracidìo notturno delle rane, del frinire dei grilli, delle svariate razze di uccelli che nidificano indisturbati, della nostra meravigliosa e fiorente campagna. Perché all'apparenza incontaminati? Perchè a soli 7 km dalla zona è già attiva la centrale a biomasse Unigrà di Conselice che trattando olio di palma risulta una tra le centrali con maggiori emissioni di polveri sottili e di Ossidi di Azoto; a 3 km dall'eventuale centrale è ubicata la discarica di Voltana. Ma niente paura! All'assemblea ci hanno rassicurato che i fumi, venendo emessi da alte strutture, sarebbero meno nocivi perché “vanno verso l'alto”! (L'altezza esatta dei camini più grandi l'abbiamo estrapolata dai progetti. I tecnici presenti all'assemblea avevano dichiarato un'altezza massima di “10…  forse 15 metri”, omettendo un dato pubblicato da loro stessi).

 

A parte l'assurdità di questo assunto, vogliamo informarli delle dannosissime piogge acide che si creano quando l'Ossido di Azoto si lega con la pioggia? Alle nuove generazioni insegniamo la teoria sul rispetto ambientale e l'amore per la natura, mentre in pratica realizziamo tutto il contrario: i fumi della centrale durante il periodo estivo, quando il gas verrebbe compresso nel sottosuolo, equivarrebbero all'emissione di Ossidi d'Azoto di oltre 3800 auto diesel Euro 5 che procedessero a 60 km/h all'ora! Ogni giorno! Per sei mesi! Con un rapido calcolo si evince che nell'arco delle 24 ore sarebbero immesse nell'ambiente una quantità pari a quasi una tonnellata di Ossido d'Azoto (0,991 tonnellate) e più di una tonnellata di Monossido di Carbonio (1,322 tonnellate). Quindi non parliamo di mitigazione di strutture che ancora non esistono; cerchiamo di rendere meno inquinante, di controllare e migliorare ciò che già è presente nel nostro territorio, senza violentare più la nostra terra. Mi limito solo ad elencare i rischi di microsismicità indotta e di subsidenza: importanti studi internazionali ed esperienze in varie aree del mondo suffragano la relazione tra questi e le centrali, altri avanzano dubbi in merito.

 

Ci sarebbe tanto da dire sull'inquinamento acustico: considerazioni sui rilevamenti effettuati in zona, che stranamente superano la soglia di zonizzazione ambientale locale, in un'area dove il silenzio regna assoluto (soprattutto la notte). Infine una nota sull'inquinamento luminoso: la centrale andrebbe illuminata in modo potentissimo. E il rischio incidenti? No, non è allarmismo. E' prudenza ed amore per il territorio. A tal proposito ringrazio chi, pur non essendo alfonsinese, ha partecipato con interesse e zelo: l'aria non verrà respirata solo in via Torretta ad Alfonsine. La salute è un diritto di tutti e sarebbe importante andare oltre i pensieri ristretti di coloro che credono di non essere toccati dal mostro poiché abitano abbastanza lontano da non percepire il disastro incombente.

 

Mi appello agli amministratori del Comune e alla Regione, in quanto basterebbe il loro veto per fermare il progetto: tanti sogni ci sono già stati tolti, lasciateci almeno quello di poter respirare un'aria un po' più pulita, di poter uscire per farci una corsetta, una passeggiata in bici in un luogo vivibile con flora e fauna presenti in luoghi così rari, la camporella tra le lucciole… Permetteteci di poter vivere ancora i colori di albe e tramonti senza squallide torri che si staglino all'orizzonte. Vorremmo solo amare ciò che non avremmo più il diritto di violentare, perchè la necessità non esiste se non nelle mere giustificazioni del volgarissimo denaro: i proponenti potranno guadagnare fino a 4 milioni di euro al giorno. Proteggete la salute e la serenità della vostra cittadinanza, qualcuno si è fidato di voi, non traditelo.

(Simona Marchesini)