Con questo articolo inizia la collaborazione tra il nostro giornale on line e l'Avv. Andrea Maestri, noto legale del Foro di Ravenna, che si è reso disponibile, e di questo lo ringraziamo, a raccontarci le tante “storie sbagliate” su cui il diritto, le norme, la giurisprudenza dovrebbero (ma non sempre ci riescono) intervenire per offrire soluzioni. Esperto di diritto amministrativo, cioè di conflitti tra cittadini e imprese da una parte e pubbliche amministrazioni dall'altra, l'avv. Maestri ci aiuterà anche ad appropriarci degli strumenti di tutela per difenderci dall'arroganza della burocrazia, dai ritardi, dalle inefficienze. Insieme all'avv. Maestri affronteremo anche casi delicati che riguardano le famiglie, i minori, i diritti degli stranieri.

I gravissimi fatti di attualità cui ci è capitato di assistere in questi giorni, consigliano di dedicare il primo racconto di “storie sbagliate” alla strage del mare di Lampedusa, una splendida isola sospesa in mezzo al confine blu dell'Europa, il Mediterraneo, tra le sponde dell'Africa e la costa siciliana.
Anche in queste ore è in corso il recupero dei corpi di donne, bambini, uomini di ogni età che in 500 sono stati raccolti su un barcone dai trafficanti di esseri umani senza scrupoli che si offrono a caro prezzo (compreso il rischio di perdere la vita) di accompagnare i disperati della terra fino alla sponda del continente della speranza.

Ci si interroga sulle responsabilità e si cerca di capire se la colpa di una tragedia di dimensioni epocali come questa sia solo dei cosiddetti scafisti o se in qualche misura sia da ascrivere una parte di responsabilità anche alle leggi, in particolare alla famigerata Bossi-Fini, la normativa entrata in vigore nel 2002 ed innestata sulla legge Turco-Napolitano del 1998 in materia di immigrazione, oltre al doveroso ragionamento sull'efficacia dei soccorsi in mare apprestati dalle forze dell'ordine.
Va detto che la Bossi-Fini costruisce una barriera legale all'ingresso regolare dei migranti nel nostro paese, nel senso che rende di fatto impossibile, anche alle persone di buona volontà, di seguire le insidiosissime e spesso costose procedure che consentirebbero ai cittadini stranieri di entrare in Italia muniti di un regolare visto d'ingresso rilasciato dalle ambasciate italiane nei paesi d'origine.
E così la gran parte dell'immigrazione in Italia avviene utilizzando strumentalmente il visto d'ingresso turistico (che ha una validità di massimo 90 giorni), scaduto il quale il migrante diventa irregolare o, come si dice con un termine odioso “clandestino”, e se vuole rimanere in Italia deve cercare altri canali, come le periodiche sanatorie che i Governi si inventano per metterci una pezza e per lucrare risorse per l'erario.

Il costo della penultima sanatoria era di 500 euro a persona, aumentato a 1000 euro con l'ultima, quella che ha previsto l'emersione del lavoro domestico irregolare di colf e badanti nel settembre 2012.
Ma se questa è la condizione dei migranti economici, cioè di coloro che lasciano il paese d'origine per trovare migliori condizioni di vita e di lavoro, del tutto diverso è il regime giuridico dei profughi, dei cosiddetti richiedenti asilo (rectius richiedenti la protezione internazionale) che fuggono da territori attraversati da guerre, conflitti politici o etnico-religiosi e cercano rifugio (diventando, appunto, rifugiati) nel continente europeo.

Si tratta di una categoria giuridica particolarmente tutelata (sulla carta), poiché è la stessa Costituzione, all'art. 10 comma 3 a dire che “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.” e ci sono convenzioni internazionali, come quella di Ginevra del 1951, che impongono di offrire protezione e asilo a coloro che fuggono dalla loro terra, per il fondato timore di persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica.

Tra i principi fondamentali di queste norme a tutela dei profughi e dei rifugiati, c'è il cosiddetto divieto di refoulement, cioè il divieto di respingere alla frontiera coloro che si affacciano per chiedere protezione, con l'obbligo per le autorità del paese ricevente di accogliere temporaneamente queste persone e di valutare, tramite apposite commissioni, le loro domande di asilo, ai fini del riconoscimento o del diniego dello status di rifugiato.

Purtroppo il nostro paese ha conosciuto una stagione di accordi, ai limiti della legalità internazionale, con paesi come la Libia di Gheddafi che non avevano ratificato e che quindi non riconoscevano e non applicavano la Convenzione di Ginevra del 1951, esponendo di fatto i richiedenti asilo a lunghi periodi di prigionia e di tortura in territorio libico e al rischio di morire in mare nel tentativo di raggiungere comunque il continente della speranza.

Suscita dunque serie perplessità e in chi scrive persino una motivata indignazione il fatto che la Procura di Agrigento abbia iscritto i sopravvissuti della strage di Lampedusa nel registro degli indagati per il reato di ingresso irregolare, previsto dall'art. 10 bis della Bossi-Fini: si dice che si tratti di un atto dovuto, ma non lo è affatto, poiché non può considerarsi giuridicamente “irregolare” o “clandestino” l'ingresso in Italia di persone che chiedono o possono sempre chiedere protezione internazionale e asilo.

Come sembra davvero inutile, pericoloso e crudele agitare lo spauracchio dell'incriminazione per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina a carico di chi prenda parte alle operazioni di soccorso dei naufraghi: è la stessa Bossi-Fini, infatti, ad escludere dall'ambito dell'illecito penale, le attività di soccorso e assistenza umanitaria, che anzi costituiscono azione doverosa ed obbligatoria per chi si trovi davanti a persone in stato di pericolo per la propria vita.
Ritengo siano da condividere pienamente le parole del Presidente della Repubblica Napolitano, che ha precisato a tutti come i profughi non siano migranti economici, come tali legali o illegali, regolari o irregolari ma semplicemente persone da accogliere e proteggere, sollecitando anche l'approvazione di una legge organica sul diritto d'asilo che in Italia manca da anni e sulla quale si sconta l'ennesimo, odioso, ingiustificabile ritardo.

(Andrea Maestri, avvocato)