Imola. Che i cittadini, i professionisti, gli imprenditori siano al limite della sopportazione per un fisco sempre più oppressivo e per norme sempre più penalizzanti orami è cosa nota. Ora però a prendere carta e penna per gettare l’allarme è uno studio importante come quello di Scardovi & Giordani, che ha una sede a Castel Bolognese (via Emilia Levante 398 ) e una a Imola (via Provinciale Selice 44). Ne parliamo con Davide Giordani. “Noi crediamo che sia necessario ripristinare la fiducia tra Stato e contribuenti ripartendo dall’art. 53 della Costituzione: ‘Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività’. Però molte norme tributarie non rispettano questo principio e portano le aziende e i professionisti a pagare le imposte su redditi più alte di quelli realmente conseguiti”.

Ma quali sono queste norme? “Eccone alcune che sono in palese contrasto con il dettato costituzionale: Art. 164 del Dpr 917/1986, limiti alla deduzione delle spese relative ai mezzi di trasporto; Art. 102 c. 9 – Art. 54 c. 3-bis Dpr 917/1986, limiti alla deduzione delle spese telefoniche; Art. 96 Dpr 917/1986, limiti alla deduzione degli interessi passivi; Art. 109 c. 5 Dpr 917/1986, limiti alla deduzione delle spese per alberghi e ristoranti. Le aziende e i professionisti che sostengono determinate tipologie di spese per le quali il fisco presuppone una limitazione alla loro deducibilità si trovano a pagare le imposte su un reddito fittizio (anche molto più alto di quello reale) che non rispecchia la propria capacità contributiva. L’introduzione di queste norme rispecchia la resa del fisco di fronte alla difficoltà di controllare il comportamento di ogni singolo contribuente. Ma così facendo colpisce tutti indistintamente, aggravando il peso delle imposte”.

Quale la vostra proposta? “Crediamo che debba essere il governo ad intervenire con semplici, ma significativi, interventi normativi per ristabilire la pace costituzionale in materia tributaria”.