La situazione del Pd ravennate, di cui danno  conto le cronache di questi giorni,  spiega perché iscritti ed elettori si sono allontanati, amareggiati per quel che poteva essere e non è.

Come spesso accade, il lupo veste la pelle dell’agnello e la corrente di maggioranza che si è impossessata del Pd, isterilendone valori e pensieri in una chiusa gestione del potere, addebita ad altri la sua arroganza, parla senza pudore di “comunità aperta”, “permeata dai cittadini” e di un segretario, DePascale, che lo sarà di tutti perché, parola di Fiammenghi, “così è sempre stato”.

Vengono alla mente i giorni in cui questi zelanti difensori dell’unità del partito tramavano per far cadere Veltroni, che evidentemente di tutti segretario non era, accusato di distruggere il Pd.

Lo facevano, dissero, per il bene del partito.

Allora come ora loro sono il partito e il partito è loro.

Chi non si adegua non è gradito e chi non è gradito non entra o se ne va.

Spiace che Baroncini, la cui buona coscienza, al pari di quella di altri militanti, viene usata come scudo umano, non comprenda l’esigenza di voltare pagina per fare davvero un partito nuovo, curioso, generoso.

Se DePascale, come penso, sarà segretario del Pd, non cambierà nulla, il partito continuerà  a perdere iscritti, voti e prestigio, come accade da anni.

Non è il caso di fare la punta alle parole di Maestri.

Lui può, forse, sbagliare aggettivo.

Ma voi sbagliate tutto.

Per il bene del partito, naturalmente.

 

(guido tampieri)