Se i nostri politici partecipassero ai seminari di studio di Renzo Piano riuscirebbero a capire, facendo un po' di attenzione, come un'idea evolva verso un progetto e questo verso la sua realizzazione.

Ne ricaverebbero una lezione su come costruire l'impianto di una legge che serva realmente all'evoluzione della società, che serva a regolare in meglio la vita delle persone. La politica ha bisogno ora più che mai non di cuore e passione, che forse è il nostro difetto maggiore, ma di qualche principio di umanesimo e di molta  scienza delle costruzioni.

Nell'ultimo numero dell'Espresso (n° 42, 24 ottobre ) c'è un intervista molto illuminante al grande architetto, ora senatore a vita, il quale si sente chiamato a un compito morale dalla carica che ricopre e vorrebbe regalare al suo e al nostro Paese un progetto a lungo termine, e a un certo punto dell'intervista dice: “… Io ho un grande rispetto per la politica. Nel senso originario della polis “…

Questa è una bella affermazione classica, pienamente umanista, e da prendere sul serio perché a dirla non è un politico in senso stretto ma un architetto che ha progettato e ancora progetta  “polis” in tutto il mondo.

“L'Italia è un paese fragile, dice Piano, e la fragilità va protetta”. Egli suggerisce che occorre mettere dei limiti alla possibilità di costruire ad oltranza. Dopo di che serve recuperare e reinventare la città. Salvare la bellezza delle città è vitale per la gente che vi abita. Tutto il mondo l'ha capito, solo noi che abitiamo nelle città più belle e fragili del mondo costruiamo garage e parcheggi nei centri storici medievali. Dove si spera di andare continuando in questo modo?

Le domande incalzano ma una su tutte incombe: cosa significa progettare la polis? Spremiamoci le meningi un attimo da bravi cittadini. Diciamo che progettare la polis significa comprendere due cose importanti.

La centralità dell'essere umano,e avere la coscienza del limite.

Si deve capire che ogni progetto deve avere una valenza sociale, e ogni atto  politico che si compie deve essere una sfida alla rimozione dei problemi e non mirare alla proliferazione dei disagi.

Per quanto riguarda la città: fino a dove si può costruire? È giusto che la città si mangi il paesaggio e le periferie diventino ricettacoli di devianti e discariche abusive? Se la risposta è no, allora si deve progettare la rinascita di questi luoghi innestando edifici qualificati e socializzanti.

Insomma quello che suggerisce Piano alla politica con i suoi progetti realizzati è che si deve pensare  a come recuperare quello che c'è, si devono recuperare alla vita aree  dismesse e progettare nuove forme di energia complementare e innovativa e non sprecare nulla e questo si può fare se c'è volontà di non sperperare tempo, denaro e di essere per l'umanità e non solo per se stessi.

(ivano nanni)