La capogruppo consiliare di “Uniti per Alfonsine” (Pd e Sel), in un suo articolo pubblicato sul notiziario mensile del Comune di Alfonsine, ha scritto, tra l’altro, a proposito del progetto Stogit: “Quali sono i punti di fondo sui quali occorrono risposte puntuali senza le quali il progetto, a mio parere non può utilmente essere preso in considerazione dalla commissione nazionale di Via (Valutazione di impatto ambientale)? Primo. Le certezze che lo stoccaggio in una zona sismica come la nostra avvenga nella massima sicurezza… Secondo. La garanzia che le emissioni in atmosfera siano compatibili con il piano per la qualità dell’aria della provincia di Ravenna e che dunque non determinino l’aumento di nessun fattore inquinante nell’aria. Terzo. La certezza, attraverso la realizzazione di appositi studi che lo stoccaggio non provochi ulteriori abbassamento del suolo. Quarto. L’adozione di tutti gli accorgimenti relativi all’inquinamento acustico che si potrebbe determinare. Per quello che ci riguarda vogliamo assicurare il massimo dell’impegno e dell’attenzione a tutela degli interessi della comunità.”

Sono parole precise e impegnative. Le condizioni poste coincidono con una parte delle Osservazioni formali presentate da cittadini alfonsinesi e dal circolo Sel di Alfonsine, in ognuna delle quali, le più organiche e concentrate sui punti di fondo, si giunge alla conclusione che il progetto Stogit va respinto. La conclusione di queste Osservazioni si fonda su valutazioni di metodo e di merito.
Sul merito. Secondo tali Osservazioni, il progetto va respinto perché, tra l’altro: non tiene conto di quanto indicato dai piani di sviluppo urbanistico, economico e sociale della nostra comunità; non tiene conto della subsidenza e contribuirebbe ad aumentarla; se realizzato, emetterebbe in atmosfera inquinanti critici per la qualità dell’aria, senza gli opportuni approfondimenti; non aiuterebbe a diminuire la nostra dipendenza dai Paesi stranieri fornitori di gas;  risponde solo ad interessi aziendalistici, i quali puntano a far svolgere all’Italia la funzione di hub, di ponte e di luogo di accumulazione e smistamento del gas per l’Europa centrale, per speculare giocando sugli sbalzi del prezzo del gas. Non si può accettare questo intervento su un territorio fragile e vulnerabile come quello di Alfonsine e della Bassa Romagna.

 A questo punto, ci si chiede se il Comune ha avuto un riscontro positivo alle condizioni poste dalla capogruppo di “Uniti per Alfonsine”. In caso contrario, come pare accertato, cosa può e intende fare tale gruppo? Può proporre che da parte del Comune o dei partiti di riferimento, sia presentata una Osservazione formale entro il 3 novembre, con alla base le condizioni poste dalla capogruppo. Inoltre, può proporre al Consiglio comunale un ordine del giorno con gli stessi contenuti, rivolto alla Amministrazione provinciale, alla Regione e al Governo, il quale dovrebbe anche costituire la linea di indirizzo alla quale si dovrebbero attenere i rappresentanti del Comune nella Conferenza dei servizi.
Purtroppo, la rappresentanza del Comune di Alfonsine ha approvato l’odg dell’Unione dei comuni della Bassa Romagna, il quale è molto ambiguo e arrendevole sul tema. Però gli alfonsinesi non hanno eletto direttamente gli organi dell’Unione, bensì il proprio sindaco e il consiglio comunale in carica, e la capogruppo della maggioranza ha assunto la posizione ricordata, raccogliendo giustamente la preoccupazione e la contrarietà espresse da molti alfonsinesi. Perciò si deve ripartire da questa posizione e dalle fondate ragioni contenute nelle Osservazioni formali presentate”.
(Rino Gennari)