San Lazzaro di Savena (Bo). Sono queste le parole un po' forti che titolano il volantino che ci viene consegnato lunedì  28 all'ingresso della sala a piano terreno del palazzo comunale di San Lazzaro di Savena, parole che sorprendono e che fanno riflettere. Qua dentro si parla di Costituzione, quella Italiana, quella che cominciò a delinearsi nelle sue linee fondamentali il pomeriggio dell'11 novembre 1947 con un intervento di Gaetano Martino. Poi, qualche giorno dopo, nel pomeriggio del 14 novembre un certo signor Paolo Rossi, desiderando puntualizzare il valore delle garanzie e l'importanza dell'adattabilità nel tempo della Carta, ebbe a dire: “La Costituzione non deve essere un masso di granito che non si può plasmare e che si scheggia; e non deve essere nemmeno un giunco flessibile che si piega ad ogni alito di vento. Deve essere, dovrebbe essere, vorrebbe essere una specie di duttile acciaio che si riesce a riplasmare faticosamente sotto l'azione del fuoco e sotto l'azione del martello di un operaio forte e consapevole!”

Rileggiamo insieme più volte queste poche parole di un grand'uomo che purtroppo non è più con noi (e Dio sa se ce ne sarebbe bisogno!) e fermiamoci qualche momento a riflettere, a pensare, a valutare il peso di queste parole.  Cerchiamo di comprenderne il grande valore e la determinazione che in esse risiede e che da esse trasuda.  La garanzia della compattezza e, al tempo stesso, della flessibilità. Si trattava, in quell'autunno di tanti anni fa, di un pensiero nato nella mente di un uomo che si stava preoccupando (e molto seriamente) di tutti noi che stiamo vivendo la storia di questa nazione, di questo popolo che la consuetudine e la storia vogliono che si chiami Italia, a distanza di tanti anni: voleva fermamente tramandarci un'idea di solidità unita alla possibilità di intervento, per il semplice fatto che da saggio qual era, non aveva certezze. Solo ed unicamente gli stolti hanno certezze! E quanti sono! E quante certezze hanno!

Poco più oltre continuava: “Ci siamo sforzati, nel costruire la nostra Costituzione, di raggiungere il meglio, ma sapevamo tutti di non poter conseguire un optimum assoluto, immutabile nel tempo. Il tempo, in verità, corre veloce e crea bisogni sempre nuovi e sempre diversi”. Si deve ringraziare questo signor Rossi, questa sorta di solido indovino che in assenza della palla di vetro vedeva ben oltre le sue umane possibilità. Infatti, all'uopo, nell'articolo 138 della Carta si imprimono tempi e modi ben precisi per le modifiche che si dovessero rendere necessarie, tempi e modi che ricordano molto da vicino quell'azione del fuoco e il martello di un operaio forte e consapevole…

E invece no, il 6 giugno 2013 il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che detta nuovi modi e tempi per la riforma della Costituzione, ed in particolar modo si interviene sulla forma di Stato e di Governo, sul numero dei Parlamentari, sul bicameralismo e legge elettorale, mentre si affaccia il mito del presidenzialismo. Cosette di poco conto. Stupisce e sorprende tanta unità di intenti e tempi tanto brevi in una compagine governativa che non riesce neppure a raggiungere un accordo sulla spesa prevista per l'acqua minerale del bar all'interno del Palazzo! E deve far riflettere la determinazione con la quale si tenta di abbreviare i tempi necessari alle modifiche, la qualità della maggioranza necessaria e l'assenza della necessità (prevista dalla carta stessa) di un referendum popolare confermativo . Poco fuoco e poco martello: qua si decide!

Sempre quel signor Rossi, un po' oltre, conclude: “Abbiamo visto molte Costituzioni rimanere in vita per lungo tempo ed essere violate cinicamente o – il che è peggio – ipocritamente eluse. Auspichiamo, per le fortune della nostra Repubblica, l'aprirsi di un periodo in cui la legge si possa mutare e si muti solo con la legge, ed in cui la legge, finchè è legge, sia religiosamente conservata”.  

Ma entriamo nella sala ed ascoltiamo per prima la signora Elisa Sangiorgi che introduce brevemente l'argomento poi Mauro Maggiorani (se ricordiamo bene direttore dell'Archivio della Resistenza in San Lazzaro e segretario Anpi della stessa città) che ci illustra con accenti preoccupati ma determinati quanto qui sopra riportato: grazie Mauro per averci riportato tanto indietro nel nostro tempo con parole tanto attuali e vive. In fondo al tavolo siede Loriano Macchiavelli che questa sera non è qui per parlarci di Antonio Sarti, sergente, nè della sua Bologna tanto mutata, ma ci legge alcuni brani di un libro scritto da Monica Innocenti e Luca Cosci che si intitola “1948 – La Costituzione è il punto finale della democrazia”: sono moglie e marito questi due che hanno posto alcune domande riguardo il tema del titolo a persone come De Cataldo, Farinella, Hack, Monicelli, Maraini, Pivetti (per citarne alcuni).
Macchiavelli raccomanda a tutti la lettura del testo: leggetelo e fermatevi a riflettere una volta tanto! Dall'altra parte del tavolo siede Michele De Parma, Fiom nazionale settore auto, che ci ricorda quanto riportato nel primo articolo della Carta “L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.” E precisa, De Parma, non sulla finanza o sull'economia, sul lavoro. Ed insiste ” … la parola lavoro coincide con la libertà!” e “con la Costituzione si mangia!” Ci ricorda poi che per difendere e pretendere riconosciuto il diritto alla rappresentanza sindacale (previsto nella Carta) si è dovuti ricorrere alla Corte Costituzionale!

Nel dibattito che segue possiamo ascoltare altre frasi che sembrano gettate lì a caso, ma che fanno, anch'esse, riflettere: “Chi vuole conservare la Costituzione così com'è un conservatore? Ma neanche per idea!  E' l'applicarla alla lettera e con fermezza che significa essere davvero innovatori, andare avanti!”. E poi ancora: “Riforme per andare dove?”; poi “Non solo dobbiamo difenderci da tutti i problemi quotidiani, ma dobbiamo anche difendere la Carta Costituzionale!”; “Ma scusate, l'identicità di idee e di pensiero riscontrata in persone tanto diverse per provenienza e non solo quali Landini, don Ciotti e Zagrebelsky, per citarne alcuni, non fa riflettere?”

Mentre ripenso a questo fiume di parole che non devono essere prese alla leggera, un signore con barba si alza dalla prima fila e viene salutato da un lungo applauso: Ivano Marescotti. Questa sera però non ha il sorriso di sempre e tanto meno il desiderio di farci a nostra volta sorridere, questa sera è scuro in volto, afferra il microfono con forza e ci apostrofa con rabbia e determinazione: “Ma cosa sta facendo questo Pd? Ho sempre votato prima Pci poi Pds poi ecc. ecc. ma ora basta, non mi ci riconosco più! Siamo al punto che nei silenziosi corridoi romani la direzione del Pd ha sconsigliato l'Anpi di  partecipare alla manifestazione in difesa della Costituzione tenutasi in Bologna sabato 26? E perchè non vengono ascoltati i tanti mugugni e dubbi delle sezioni provinciali e comunali della stessa Anpi? Siamo a questo punto? Il forte rumore degli applausi riempie la stanza.

Siamo alla fine dell'incontro: usciamo in silenzio dalla sala e ci si scopre ad osservare le altre persone che come noi hanno partecipato all'incontro mentre anche gli altri ci osservano. Ci si interroga in silenzio per capire se abbiamo compreso il messaggio, se ne abbiamo percepito a fondo la pericolosità e se riusciamo ad intravvedere cosa può e potrà esserci dietro a tutto ciò. In fondo al volantino che ci hanno consegnato all'entrata ci sono tante firme, firme di persone come noi, che come noi vogliono con fermezza mantenere i non pochi e fondamentali  punti  fermi che ancora stanno scritti nero su bianco su quei fogli che tanta importanza hanno nella nostra vita. Andiamo a rileggerli e facciamo in modo che in tanti li rileggano o… leggano se non l'hanno mai fatto …
Se condividiamo tutto ciò, tutto quanto hanno sottoscritto tanti cittadini, uniamoci a loro con forza e determinazione.
Molto più di quanto io abbia saputo riportarvi nello scrivere queste poche righe può essere ricercato su: https://www.facebook.com/sanlazzarocostituzione o scrivendo a costituzionesanlazzaro@gmail.com.
Tutto questo per il rispetto che dobbiamo avere per noi stessi: sempre.

(Mauro Magnani)
 
P.S. Desidero ringraziare Macchiavelli, Maggiorani e quanti altri mi hanno fornito materiale e spunto per queste righe. Grazie.