Imola. Durante l'incontro seguito al cortese invito del sindaco Manca avvenuto verso la fine d'agosto, ebbi modo di sottolineare come la direzione dell'invito turistico della nostra città non fosse corretto (ovviamente secondo il mio punto di vista) e fosse anzi orientato verso la conservazione di valori ed interessi destinati a decadere nel breve. Accennai alla creazione di piste ciclabili, ma non ebbi il tempo di terminare il mio discorso per l'intervento del sindaco che sottolineò l'importanza e la quantità di piste ciclabili nella nostra città.

Ben lontana da me l'intenzione di contrastare questa splendida realtà di Imola, se ne avessi avuto modo e tempo, avrei precisato che non si trattava di piste ciclabili “cittadine”, ma dell'attrattiva turistica che sta prendendo sempre più “piede” (non solo in Italia ma in tutta Europa) della scoperta del territorio attraverso il lento percorrere di itinerari naturalistici ed artistici. Ho avuto occasione di leggere che in Trentino Alto Adige, lungo la ciclopista delle “mele”, appunto lungo le sponde del fiume Adige, nel 2012 sono transitati ben 2.000.000 di turisti: io stesso ho fatto tale percorso, qualche anno fa, e posso assicurare che un bel po' di soldini sono stati da me spesi lungo il percorso che evidentemente era stato ben attrezzato allo scopo: frutti, marmellate, vini, formaggi e piccoli prodotti del locale artigianato erano ben presenti su bancarelle approntate ad ogni curva del fiume. Non ho poi saputo trattenermi troppo dal sedermi davanti a piatti serviti nei ristoranti locali o assaggiare prodotti più “ruspanti” negli agriturismi (si sa che la carne è debole).

Ad ulteriore conferma di quanto da me sostenuto, invito alla lettura di quanto sull'argomento in un articolo http://www.repubblica.it/ambiente/2013/10/29/news/parchi_visitatori-69758972/?ref=HREC1-2 sulle pagine del quotidiano La Repubblica del giorno 29 ottobre, dove sembra che il solo comparto turistico con dati interessanti ed in aumento in Italia sia quello dei parchi mentre il giorno dopo, sempre sulle pagine dello stesso giornale leggo che in quel di Bologna si sta pensando di sostituire il motor show con idee più ecologiche e futuribili tipo le auto elettriche (non ricordo bene cosa abbia detto al riguardo uno dei dirigenti di Formula Imola nel corso del suo intervento nell'ultima riunione della Commissione Autodromo e se lo ricordo preferisco non scriverlo per non rincorrere il ridicolo…), ma sembra che il mio sentire, e quello di tanti Imolesi, non sia poi così isolato e fuori da schemi comprensibili ed attuabili.

Non mi riempie di gioia, anzi mi rattrista molto, il realizzare sempre più di aver previsto l'errore compiuto dalla mia città nel rincorrere il mito del motore a scoppio (siamo nel ventunesimo secolo dopotutto) mentre la società tutta si sta rivolgendo verso forme ben diverse di turismo e sono fermamente convinto che se il denaro speso nell'autodromo fosse stato investito un piste ciclabili e pedonabili che avrebbero potuto congiungere la zona delle valli di Comacchio con la splendida cittadina di Firenzuola, riunendo così in un unico panorama la pianura (ed il suo mare) con l'Appennino tosco-emiliano, noi oggi ci troveremmo in presenza di un flusso turistico numeroso ed in crescita e, questo si, ricco di apporto finanziario per la nostra terra che ora si scopre più povera giorno dopo giorno.

Queste mie poche righe nella speranza che, almeno in questa occasione, noi non si arrivi ultimi e si sia costretti a rincorrere prendendo finalmente atto che assecondare gli appassionati del rumore e dell'inquinamento, oggi, non porta da nessuna parte. Per finire, vorrei che fosse ben chiaro che nel mio modo di pensare ed intendere il motore a scoppio, vi è solo tristezza nel vedere chi intende soddisfare tale passione unicamente inanellando giri su giri in piena velocità lungo un anello di asfalto: nella giornata di lunedì 28, rientrando lungo il viale alberato che congiunge Imola al Cimitero del Piratello ho potuto osservare, con viva ammirazione, un folto gruppo di moto-turisti che in sella a bolidi coloratissimi, cromatissimi e vistosamente grandi, transitava lungo la via Emilia in una sequenza di bolidi che raggiungeva i trecento metri: questo si che si può a buon diritto chiamare “passione per la moto”.

(Mauro Magnani)