Desidero incentrare questo mio intervento sull'attuale situazione degli uffici stampa.
Una situazione di sfascio che vede una delle peggiori pagine scritta dall'Università di Bologna con il bando di concorso pubblico per capoufficio stampa e portavoce indetto lo scorso settembre.

Non solo i requisiti richiesti da questo bando sono poco aderenti alla legge 150 del 2000 che regola la materia, ma è la stessa previsione di un incarico per capoufficio stampa e portavoce insieme a porsi in netto contrasto con tale legge che, invece, esclude la possibilità della coincidenza dei due ruoli.

Una storia, dunque, che si ripete e che troppo spesso è stata tollerata. Che dire? Indignarsi per l'ennesima volta. E va bene. Poi che fare? E' nella risposta a questa domanda che si annida il vero dramma della nostra categoria

Dovremmo disporre, infatti, di strumenti efficaci per far annullare simili concorsi, ma la normativa esistente è lacunosa (volutamente o per incompetenza) e non ce lo permette. Strumenti alternativi al momento pare non ce ne siano.

Capita così che colleghi validissimi continuino a sudare per un “pezzo di pane” (e non è detto che ce la facciano a ottenerlo), restando fuori da opportunità professionali di maggiore dignità, tipo un lavoro da addetto stampa nella Pubblica Amministrazione

Così è stato per il collega che si suicidò anni fa in Puglia e sulla cui onda emotiva si diede vita alla Carta di Firenze sull'equo compenso. Carta che tale è, e tale è rimasta in senso letterale, non avendo ancora riportato alcuna applicazione concreta. E dubito la riporti in futuro

C'è da dire che molti dei colleghi che oggi si indignano per le irregolarità del bando pubblico di cui sopra, chiedendo a Sindacato e Ordine di intervenire con forza per bloccarlo, solo qualche anno fa erano tra i maggiori sostenitori delle farneticazioni di un gruppo di giornalisti professionisti che portava avanti una campagna mirata a ottenere una riforma dell'Ordine che di fatto puntava alla “eliminazione” dei pubblicisti, la qual cosa, come ben si può immaginare, avrebbe provocato a questi ultimi conseguenze disastrose nel lavoro e nella vita.

Una simile presa di posizione si potrebbe spiegare con desiderio di farsi largo, di ottenere spazi, insomma di togliere di torno la “concorrenza”? Possibile.

Di sicuro sono parecchi i giornalisti che si sentono unti dal Signore per aver superato l'esame di Stato, che non si nega sia importante, peccato, però, che una come la Gabanelli a quell'esame sia stata bocciata (è di questi giorni la notizia che la stessa sorte sia toccata a Giulia Innocenzi di Servizio Pubblico)!

Mi scuso per la divagazione, ma era solo per sottolineare come l'indifferenza e, a volte, l'arroganza, dei colleghi in tempi di vacche grasse abbiano contribuito enormemente a lasciar passare situazioni irregolari in fatto di assunzioni giornalistiche negli uffici stampa e altrove.

Se prima, e per anni, ognuno ha pensato a se stesso, ora, in tempi di magra, ci si ricorda del Sindacato. E meno male! Anche se il vizio di origine resta perchè dal Sindacato, per anni ignorato e criticato, adesso si attendono miracoli, cosa davvero irrealistica e fuori da ogni buonsenso.

Non assumersi responsabilità collettive, chiudendosi nel proprio guscio egoistico, è davvero un vizio tutto italiano e di cui, purtroppo, parecchi giornalisti hanno vissuto il contagio, almeno fino a quando le cose sono filate lisce per la loro “borsa”.

In un simile contesto, di grande difficoltà, reputo che come Gus e Sindacato ci si stia muovendo con equilibrio e realismo, senza inutili voli pindarici. In Emilia Romagna stiamo pensando a un convegno da tenersi con le associazioni di categoria del territorio per discutere e valutare la possibilità di firmare protocolli d'intesa sulle assunzioni negli uffici stampa, una prassi che poi si potrebbe estendere ad altre realtà private di particolare rilevanza sociale ed economica.

Con la Pubblica Amministrazione, invece, occorre muoversi ricorrendo ad altre formule. Ad esempio incontrare di volta in volta i rappresentanti dei vari enti che hanno indetto bandi dai criteri non conformi alla legge 150 (così come si è fatto con l'Unione dei Comuni della Bassa Romagna, dove però è bene mantenere un costante monitoraggio della situazione), per ottenere l'impegno del completo rispetto delle previsioni di legge relativamente ai futuri bandi da addetto stampa.

Il passo successivo potrebbe consistere nell'assunzione, dopo una serie di incontri e trattative, del medesimo impegno direttamente dall'Anci e dalle altre organizzazioni che raggruppano le Province e le Regioni. Arrivare a questo comporta la consapevolezza da parte di noi giornalisti che la categoria cui apparteniamo sta attraversando un grave dramma dal quale non ci si risolleva in assenza di solidarietà e cooperazione. Competizione, invidie ed egoismi, si sa, sono sentimenti che hanno caratterizzato fino a ora il nostro mestiere, ma che oggi non hanno più senso, mantenerli significa alimentare una guerra tra poveri che rischia di rendere tutti noi perdenti di fronte agli editori e a qualunque altro nostro interlocutore sul lavoro.

Serve invece l'impegno di tutti, a partire da quello del Sindacato, per vigilare con continuità, denunciando a mezzo stampa (che poi è il nostro pane quotidiano), e in ogni altro modo possibile, le anomalie e le irregolarità dell'ambito professionale che ci riguarda. Che si tratti di concorsi pubblici o di incarichi privati, di lavoro da addetto stampa o da giornalista presso redazioni o da free lance, dobbiamo pretendere il rispetto della legge. Ne va della nostra dignità, del nostro futuro e anche di quello della nostra democrazia.

(Mary Spataro, direttivo Gus Emilia Romagna)


Per i giornalisti facciamo il possibile >>>>

Venduti o comprati >>>>