Era il nome in codice di una operazione militare USA per cercare e distruggere il nemico.

La sinistra sembra aver adottato il metodo per cercare e distruggere gli amici.

In fondo è semplice: si alza la soglia delle aspettative riposte nel leader che assume responsabilità di governo e si svalutano simmetricamente i risultati della sua azione.

Illusione e disillusione si avvicendano rapidamente, con disinvolta naturalezza.

Poi si cerca un altro su cui riporre un’overdose di speranze.

Finché ce n’è.

Non uno esce vincente dalla prova governo.

Sempre inadeguato, sempre sordo ai bisogni.

Senza una ragione.

Sottovalutate le difficoltà, ignorata la complessità.

Ma una rivoluzione c’è stata, va avanti da vent’anni, l’hanno fatta gli altri, ha spostato l’asse del mondo.

Ci vorrà tempo per dipanare la matassa, pazienza e fiducia, un po’.

E invece no.

È accaduto con Clinton (guerrafondaio), Lula (compromissorio), Blair (male assoluto), Zapatero (chi lo conosce), Obama (complice delle banche), Hollande (non pervenuto).

Le critiche a Prodi cominciarono il giorno stesso dell’ingresso in Europa, chi oggi si indigna per il voto presidenziale era in prima fila.

Non parliamo di Letta, che poi, diciamolo, non è neanche di sinistra.

Renzi è sottoposto a trattamento preventivo, casomai vincesse le elezioni.

Che poi, con gente così, è forse meglio perdere.

Succederà anche a Bill de Blasio, il Sindaco rosso di New York, vedrete.

Astigmatismo, malattia senile del postcomunismo.

 

(guido tampieri)