Imola. Le Jene di Italia Uno che rincorrono il sindaco Daniele Manca fin sulle porte del consiglio comunale, il pubblico rumoreggiante che viene cacciato dalla presidente dell'assemblea Paola Lanzon facendo intervenire la polizia municipale e i consiglieri di opposizione (a parte Giorgio Laghi di Imola Migliore-Liberi a sinistra) che se ne vanno e lasciano la maggioranza di centrosinistra sola a proseguire a porte chiuse la seduta.
Non era mai accaduto a Imola in un solo giorno, quello della presentazione in consiglio di tre nuovi assessori su sei di cui uno (Antonio De Marco al Bilancio e al Personale) ha subito fatto una grottesca gaffe dicendo, all'atto del suo insediamento, che “i 1700 euro guadagnati da assessore corrispondono alla paga di una colf, per fortuna sono un pensionato di lusso”. Già un pensionato da decine di migliaia di euro all'anno quando il sindaco nel suo programma aveva scritto espressamente che non avrebbe dato incarichi a pensionati.

Manca, in apertura di seduta, ha peggiorato addirittura le cose sostenendo che “ai giovani è raro che interessi un posto in giunta poiché non hanno nemmeno la copertura pensionistica e che non è una questione di colf o non colf”. Insomma, ha protetto il suo assessore che fa parte di una componente del Pd di ex Ppi molto potenti in grado di portare molte tessere e forti consensi. A quel punto però, come c'era da aspettarsi, è arrivata la dura requisitoria delle minoranze che hanno chiesto, seduta stante, le dimissioni di De Marco da assessore e non hanno lesinato attacchi nemmeno ai nuovi colleghi dello stesso Elisabetta Marchetti (ex segretaria della Cgil) e Davide Tronconi (che dopo una lunga trafila di incarichi dal Pds fino al Pd era approdato in Legacoop con il ritorno il 12 novembre in politica). Claudio Frati per il Movimento 5 stelle ha attaccato “De Marco che dovrebbe dimettersi per le frasi offensive nei confronti di tanti giovani laureati che guadagnano meno di lui. E la Marchetti che fino a pochi mesi fa era contro la giunta sulla costituzione della società BeniComuni e sull'aumento dell'addizionale Irpef cosa farà ora che siede allo stesso tavolo di Manca? Si sdoppierà? Tronconi ha fatto sempre parte del mondo della politica, poi dopo una breve esperienza in Legacoop, ha avuto il contentino di fare l'assessore all'Urbanistica quando è ragioniere”.
Per il capogruppo del Pdl Simone Carapia “si poteva scegliere uno dei tanti giovani laureati senza lavoro al posto di De Marco”, mentre Andrea Zucchini di Insieme si vince ha portato in consiglio comunale lo striscione “De Marco badante di Manca pagato dagli imolesi. Dimettiti”.

Proprio uno dei tanti diverbi fra Zucchini e il capogruppo del Pd Marcello Tarozzi che cercava di difendere la giunta sostenendo che i consiglieri comunali non sono certamente una casta, ha fatto scattare gran parte del pubblico contro Tarozzi e di conseguenza è arrivata la decisione della Lanzon di far sgomberare l'aula dai vigili urbani. I consiglieri comunali di opposizione hanno deciso di seguire i cittadini e hanno scritto un comunicato stampa: “Il Consiglio è stato sospeso per poi tentare di essere ripreso a porte chiuse in modo arbitrario dalla presidente nonostante il parere contrario dei capigruppo di opposizione. Dato che hanno buttato fuori i numerosi cittadini presenti incolpevoli, i consiglieri delle minoranze hanno deciso di seguire i propri elettori e lasciare la maggioranza a suonarsela, cantarsela e ballarsela da soli. Rigettiamo le critiche del primo cittadino che ci accusa di comportamenti irriverenti quando il medesimo spesso si rende protagonista di alterchi irriguardosi nei confronti dei membri di minoranza. Quanto accaduto oggi è il risultato di un clima di esasperazione alimentato da una maggioranza che continua ad accusare le opposizioni di non essere propositive, quando in realtà la lista delle proposte elaborate in questi mesi è ampia e variegata. A seguito di quanto successo, le opposizioni valuteranno di sfruttare tutte le possibilità previste dal regolamento (convocazione di consiglio comunale ai sensi dell'articolo 31.1 e convocazione delle commissioni consiliari permanenti ai sensi dell'articolo 18.9 del regolamento del consiglio comunale su richiesta di almeno un quinto dei consiglieri) per arrivare alla discussione tempestiva di mozioni e interrogazioni i cui tempi di arrivo sui banchi istituzionali attualmente non risultano assolutamente adeguati alle contingenze della città ( vedi situazione Cesi, 3Elle, acqua pubblica sulle quali non si è ancora aperto il dibattito a sei mesi dalle elezioni). Per dimostrare la nostra capacità propositiva, ad esempio, chiediamo che venga introdotta nel regolamento comunale la possibilità del question time per quei temi che necessitano di una discussione urgente e che non possono dunque attendere mesi, sulla scorta di quanto da tempo avviene già a Castel San Pietro, Comune a maggioranza Pd che fa parte del Circondario imolese”.

Ed ecco la replica dei capigruppo di maggioranza Tarozzi del Pd e Romano Linguerri di Fornace Viva: Dal momento che le minoranze si sono rifiutate di partecipare alla seduta del Consiglio a porte chiuse, disposta dalla presidente Paola Lanzon proprio a causa delle loro intemperanze, chiediamo agli esponenti di PdL, Insieme si Vince e M5Stelle di rinunciare al gettone di presenza (la durata della seduta doveva essere fino alle 20). Come maggioranza non temiamo il dibattito politico con le minoranze perciò abbiamo deciso di discutere le istanze dei consiglieri in oggetto a questo consiglio comunale nella prossima seduta, davanti ai rappresentanti delle minoranze e per questo abbiamo chiesto alla presidente di interrompere la seduta a porte chiuse. Chiediamo infine ai rappresentanti di PdL, Insieme si Vince e M5Stelle –  sempre pronti a denunciare “il problema sicurezza” – come possano giustificare la presenza di due agenti della polizia municipale nel consiglio comunale, chiamati per evitare ulteriori degenerazioni, privando in questo modo il territorio di importanti forze di presidio”.

(Massimo Mongardi)