Imola. Quello che è accaduto nella Casa comunale qualche giorno fa deve far riflettere tutti gli Imolesi. Non solo quelli di destra o quelli di sinistra: tutti! Il segnale di degrado che traspare da quelle mura e finisce per invadere tutta la città, per portare ombre anche fuori di essa e per coinvolgerci tutti è ormai forte e chiaro. Inutile e fazioso cercare di individuare colpe o fare nomi indicandoli come responsabili: responsabili lo siamo tutti. Si tratta di una responsabilità pesante, invadente, asfissiante, penosa. Una responsabilità che grava tanto sugli “attivi” nella vita politica tanto su quelli che dalla vita politica hanno deciso di star fuori, esternando questa loro intenzione non compiendo il gesto principe della partecipazione alla vita democratica: il non voto. E sono stati tanti gli Imolesi che hanno adottato questa pratica: troppi. E il prezzo sarà alto! State pur certi, questa è solo l'avvisaglia.

Le ragioni di chi ha assunto questo comportamento possono essere le più diverse, ma finiscono per poter essere raggruppate tutte in poche squallide parole: “Tanto non cambia nulla chiunque vada su!” Le poche parole comprese tra virgolette individuano quella che forse è la più grave delle malattie che possa colpire un sistema democratico: la rinuncia! Quest'idea di rinuncia e di abbandono della contesa mi ha colpito nelle poche parole pronunciate da una donna Italiana che ci ha lasciati poco tempo fa, Margherita Hack: “Quando l'uomo perde la voglia di combattere per lui è finita! Ed è finita per la semplice ragione che non partecipando in nessun modo alla scelta politica, perchè di politica stiamo parlando, le scelte le fanno gli è ‘altri’, Tutto qua”.

La mancanza di partecipazione, inevitabilmente, ha determinato il rimanere (da vincitori) unicamente di quelle persone che sono abituate a vincere in assenza di contesa, di dialogo, di disputa. Questa tipologia di individui aborre queste forme di competizione democratica, le evita come la peste, le individua come i peggiori mali che possano accadere: a loro, ovviamente! Onde evitarle finiscono per attorniarsi dei così detti “Yes man” o di quell'altra tipologia ancora più pericolosa: gli interessati.  Così, nel giro di pochi anni e senza far nomi, anche perchè qui non stiamo parlando di pochi ma di tutti noi, siamo sprofondati nella palude, nel pantano. Uomini mediocri hanno cominciato ad apparire in posizioni ed incarichi di responsabilità, persone con “le mani in pasta” hanno assunto decisioni ben lontane dal bene comune e piccole “ombre” hanno assunto ruoli importanti nell'individuazione di linee politiche o economiche. Troppe volte è risultato sufficiente individuare la corrente giusta per raggiungere la meta, troppe volte! Dall'altra parte, individuare persone di valore, competenti e capaci, disposte a discutere o lottare con una simile moltitudine di inetti ed incapaci è cosa dura assai. Chi è in grado, senza difficoltà, di procurarsi il pane vendendo il proprio valore, ha preferito andarsene, allontanarsi, chiudersi in casa e ridere, con la bocca comunque amara, di quanto attorno a loro! Gli altri, quelli che sono rimasti, abbiamo continuato a vederli e passeggiare nelle nostre vie sempre elegantemente vestiti, sorridenti, disponibili al saluto e allo scambio di convenevoli. Forse, a volte, ci hanno pure colpito nella loro educazione, nella loro “momentanea” disponibilità, nella facilità del loro sorriso e ci siamo completamente dimenticati che “L'abito non fa il monaco”.

Ed eccoci arrivati all'oggi: da una parte la sicurezza e l'arroganza del potere e dall'altra la pochezza di chi sa solo urlare. In mezzo tutti noi. Inutile sperare che da fuori arrivi qualche salvatore,  tipo quello che indossava una tuta aderente blu e uno sventolante mantello rosso, indicata anche dal grande Lucio in una sua bellissima canzone. Adesso tocca noi: lo dobbiamo a noi stessi e ai nostri figli, alle persone che ci sono vicine e anche a quelle che non conosciamo, perchè è l'equilibrio dei valori che determina la soddisfazione, la felicità, il benessere. Invadiamo le nostre piazze, facciamo sentire la nostra voce, incontriamo e parliamo con tutti gli altri esseri simili a noi che con noi dividono questa che una volta era la splendida realtà della nostra piccola città. Discutiamo e cerchiamo di far valere le nostre idee, non dimenticandoci mai che di certo, tra la nostra verità e quella dell'altro c'è sicuramente un punto di incontro, di condivisione.

Oppure possiamo rimanere ancora alla finestra ed osservare mentre “gli altri” decidono: e state pur certi che continueranno a farlo e sicuramente non per il meglio della nostra comunità.  

(Mauro Magnani)