Lugo (Ra). A leggere le note firmate da 6 agenti della Polizia municipale della Bassa Romagna a proposito dei due nuovi presidi istituti a Sant’Agata sul Santerno e Bagnara di Romagna dal nuovo modello organizzativo approvato il 17 ottobre scorso, c’è da spaventarsi. Sembra infatti che si stia parlando più che di due piccole località di neppure tremila abitanti ciascuna, del peggior e malfamato ghetto del territorio.

Partiamo dall’inizio. Il 17 ottobre scorso, come dicevamo, la giunta dell’Unione ha approvato un nuovo modello organizzativo di polizia municipale che intende ripristinare la figura del vigile “di prossimità o vicinanza”, che si muove quindi anche a piedi o in bicicletta, ascolta le persone, annota i disagi e individua eventuali soluzioni. Per farlo, fra i vari passaggi logistici e organizzativi legati alla distribuzione del personale sui presidi territoriali e nei vari uffici interni, è previsto il potenziamento dei servizi di vigilanza nei comuni di Bagnara e Sant’Agata sul Santerno dove due vigili dovrebbero trascorrere, ognuno nelle rispettive località, sei ore del loro tempo per dare linfa alla nuova funzione che deriva da un passato neppure troppo lontano.

La proposta però non è piaciuta a coloro che potenzialmente potrebbero essere coinvolti nel progetto. La reazione si è concretizzata nella redazione di una lettera in cui, al primo punto, i vigili rilevano “innanzitutto la mancanza totale di sicurezza per l’agente che si troverà ad operare in un piccolo comune, quotidianamente e totalmente isolato, in quanto si è detto che verrà unicamente dotato di una radio portatile quando ancora oggi sussistono problematiche relative alla copertura radio, ad esempio a Bagnara,. Inoltre, in molti casi – sottolineano – la radio ha una batteria di breve durata non in grado di coprire l’intero turno di lavoro. Non sarà quindi possibile chiedere eventuale supporto ad altre pattuglie, con un intervento che dovrebbe invece essere tempestivo in caso di aggressione  ingiurie o altre forme di violenza. Tali eventualità non sono così remote a differenza di quanto pensano le singole amministrazioni”.

A caricare l’asso ci pensano i sindacati. La Uil diffida l’amministrazione dell’Unione “dall’esporre gli operatori ad attività potenzialmente rischiose senza le adeguate tutele”. Il Sulpl chiede un coinvolgimento e condizioni di maggiore tutela, quindi non servizi isolati ma almeno in coppia. “Non serve ricordare – scrive il segretario Sergio Menegatti – che i servizi individuali espongono a grave rischio il personale. Essendo anche armati, gli agenti in servizio da soli rischiano di essere sopraffatti, privati dell’arma individuale che potrebbe essere rivolta contro di loro o impiegata per offendere altre persone”. E dire che le amministrazioni sono tutte d’accordo nel limitare l’allarmismo, anzi spesso nel minimizzare il verificarsi dei continui episodi di furti – ed anche di aggressioni – all’interno delle abitazioni che i residenti del territorio sono costretti, sempre più frequentemente a subire. Illuminante a tal proposito è proprio quell’ultimo periodo della lettera scritta dai vigili – e quindi proprio da chi sta a contatto più del cittadino medio con l’effettiva realtà delle cose – che reputa l’eventualità di possibili aggressioni “non così remota a differenza di quanto pensano le singole amministrazioni”. La cosa non è incoraggiante. Anzi al contrario. Se neppure i vigili se la sentono di stare in piazza da soli a Bagnara o Sant’Agata in pieno giorno, c’è da chiedersi come riescano a farlo i residenti, indifesi e senza armi. Non pensiamo poi a quali pericoli possano nascondere località di dimensioni maggiori come Bagnacavallo o Fusignano o addirittura Lugo.

Proseguendo nella lettura del documento elaborato dai vigili, emergono però altri particolari che fanno virare un po’ il giudizio su altre considerazioni. La questione sicurezza è trattata in un solo punto, il primo, al quale ne seguono altri 10 di tenore diverso. Nel secondo sono evidenziate le difficoltà a raggiungere con le auto personali i due comuni e di assumere la responsabilità di chiudere la sede del municipio, la mancanza di uno spogliatoio e di un computer collegato alla rete intranet. Nel terzo vengono valutate le ragioni indicate dalla giurisprudenza nel motivare il trasferimento di un dipendente piuttosto che un altro dalla sede di lavoro ad una diversa. Nel quarto la necessità di corrispondere a mansioni superiori anche un riconoscimento professionale ed economico “affinchè non sia violato il diritto del lavoro”. Nel quinto si rileva la possibile preclusione dell’operatore individuato ad accedere “alle opportunità di poter avere cambio turno, ferie, turni serali e festivi oltre alla possibilità di potersi presentare per dei servizi volontari eventualmente necessari (es. elettorali)”. Nel sesto la difficoltà a passare tutte le sei ore in piazza. Nel settimo viene chiesto di mettere per iscritto in modo chiaro e per punti precisi i compiti ed il tipo di servizio da svolgere. Nell’ottavo si ricorda che la richiesta di maggiore visibilità della polizia municipale sul territorio è scaturita dalla forte riduzione dell’orario di servizio sui due comuni più piccoli conseguente alla riduzione del personale al presidio di Lugo. Nel nono si rammenta che esiste già un responsabile per i due comuni che percepisce una indennità aggiuntiva per tale ruolo ma non si è mai recato sul territorio degli stessi per cui eventuali mancanze non sono da imputare agli agenti o determinare il peggioramento della loro condizione lavorativa. Nel decimo vengono espressi i nominativi di due agenti che resterebbero esclusi dalla rotazione creando discriminazione nei confronti dei colleghi. Nell’undicesimo ed ultimo punto si rileva che “impostare un servizio di questo tipo su Bagnara e Sant’Agata dovrebbe invece essere oggetto di un progetto che veda come obiettivo incentivare gli interventi che gli agenti possono mettere in atto affinchè un operatore non venga deprofessionalizzato e professionalmente emarginato”. La domanda, a questo punto, nasce spontanea: ma ci sono o ci fanno?

(f.m.)