Non sono i “soliti” ambientalisti catastrofici a denunciare la grave situazione dell’inquinamento atmosferico in tutta Europa, ma un istituto prestigioso come l’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) che nel suo “Air quality in Europe – 2013 report” traccia il quadro europeo.

Tra le principali cause dell’inquinamento atmosferico vi sono il trasporto su strada, l’industria, l’agricoltura e il settore residenziale. Nonostante la riduzione delle emissioni e delle concentrazioni di alcuni inquinanti in atmosfera osservata negli ultimi decenni, il rapporto dimostra che il problema dell’inquinamento atmosferico in Europa è lungi dall’essere risolto. In particolare, due sostanze inquinanti, il particolato e l’ozono troposferico, continuano a causare problemi respiratori, malattie cardiovascolari e una minore aspettativa di vita. Nuovi dati scientifici indicano che la salute umana può essere compromessa da concentrazioni di sostanze inquinanti inferiori a quanto si pensava in passato.

Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell´Aea, afferma: “L’inquinamento atmosferico sta causando danni alla salute umana e agli ecosistemi. Un’ampia parte della popolazione non vive in un ambiente sano secondo gli standard attuali. Per avviare un percorso che porti alla sostenibilità, l’Europa deve essere ambiziosa e rendere più severa  l’attuale normativa”.

Il commissario all´Ambiente Janez Potocnik aggiunge: “Per molte persone la qualità dell’aria costituisce una della maggiori preoccupazioni. Gli studi dimostrano che un’ampia maggioranza dei cittadini è consapevole dell’impatto della qualità dell’aria sulla salute e chiede alle istituzioni di intervenire a livello europeo, nazionale e locale, anche in tempi di austerità e difficoltà. Sono pronto a dare una risposta a queste preoccupazioni attraverso il prossimo Riesame della qualità dell’aria della Commissione”.

Nello stesso tempo l’Agenzia Iarc ha inserito l´inquinamento dell´aria esterna nell’elenco delle sostanze cancerogene per l’uomo (http://www.iarc.fr/)
Gli esperti dello Iarc, sulla base della più recente letteratura scientifica, affermano che ci sono prove sufficienti che l’esposizione all’inquinamento dell’aria outdoor causi il tumore al polmone. Hanno inoltre evidenziato una correlazione con un incremento di rischio per il tumore alla vescica. Anche il particolato fine, che rappresenta uno dei principali componenti dell’inquinameno atmosferico esterno, è stato valutato separatamente ed è stato classificato come “cancerogeno per l’uomo” . La valutazione dello Iarc ha mostrato un incremento di rischio di tumore ai polmoni a livelli crescenti di esposizione al particolato e all’inquinamento atmosferico.

E’ già nota l’associazione dell’inquinamento dell’aria con un’ampia gamma di disturbi, come le malattie respiratorie e cardiache. Gli studi indicano che negli ultimi anni i livelli di esposizione sono cresciuti significativamente in alcune aree del mondo, in particolare nei paesi a forte industrializzazione con grandi popolazioni. Gli studi più recenti stimano che nel 2010 siano 223.000 le morti per cancro ai polmoni causate dall’inquinamento dell’aria.

“L’aria che respiriamo – afferma Kurt Straif, capo della sezione Monografie dello IARC – è diventata inquinata per una miscela di sostanze cancerogene. Ora sappiamo che l’inquinamento atmosferico esterno è non solo un rischio importante per la salute in generale, ma anche una delle principali cause ambientali di morte per cancro”.

“Classificare l’inquinamento atmosferico esterno come cancerogeno per l’uomo – sottolinea Christopher Wild, direttore dello Iarc – è un passo importante. Ci sono modi efficaci di ridurre l’inquinamento dell’aria e, considerata l’ampiezza dell’esposizione delle persone in tutto il mondo, questo rapporto dovrebbe mandare un segnale forte alla comunità internazionale per intraprendere azioni senza ulteriori ritardi”.

Un’esposizione molto diffusa
Tra il 2009 e il 2011, fino al 96% degli abitanti delle città europee è stato esposto a concentrazioni di particolato fine (PM2.5) superiori ai limiti delle linee guida dell’Oms e fino al 98% è stato esposto a livelli di ozono (O3) superiori alle linee guida dell’Oms. Un numero inferiore di cittadini Ue è stato esposto a concentrazioni di PM2.5 e O3 superiori ai limiti o agli obiettivi stabiliti dalla legislazione Ue (tali limiti o obiettivi UE in alcuni casi sono meno severi rispetto ai limiti delle linee guida Oms).

Ma il problema non riguarda solo le città. Secondo il rapporto anche alcune aree rurali sono caratterizzate da livelli significativi di inquinamento atmosferico. In particolare, dall’analisi del rapporto si conferma che la Pianura padana rappresenta l’unica zona europea di estese dimensioni nella quale si manifestano contemporaneamente situazioni di superamento sistematico dei valori limite per il particolato (PM) e l’ozono, costituendo un unico bacino aerologico nel quale particolari condizioni orografiche e meteorologiche comportano frequenti episodi di accumulo degli inquinanti.

La situazione in Italia
Per l’Italia è interessante notare che il trend nazionale di popolazione esposta a NO2 mostra una decrescita più marcata rispetto a quella europee, mentre l’esposizione a ozono risulta pressoché costante (ma con maggiori variazioni interannuali) e quella a PM10 è aumentata sensibilmente nel periodo 2002-2005, per poi mantenersi costante e aumentare di nuovo nel 2010-2011. Questi andamenti sono analoghi a quelli osservati da Arpa in Emilia-Romagna (si veda il rapporto “La qualità dell’aria in Emilia-Romagna“).

Le emissioni nazionali dal 1990 al 2011 sono state in netta diminuzione per NOx e SO2 e si attestano su valori lievemente inferiori al limite nazionale di emissione (National Emission Ceiling, Nec). Le emissioni di NMVOC e PM sono in diminuzione e si attestano su valori circa uguali al Nec. Le emissioni di NH3 sono pressoché costanti e prossime al Nec. Tutti questi inquinanti sono precursori dell’inquinamento da polveri fini e ozono.
Il recente IX Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano, edito da Ispra e dalla rete della Arpa regionali, conferma queste tendenze omogenee e questi dati.

Ozono in Italia
Ozono in Italia nel 2011 rispetto al limite dei valori soglia (25 superamenti in un anno dell´obiettivo di lungo termine UE, pari a una media massima giornaliera sulle otto ore di 120 μg/m3).


Ridurre si può

Sono molte le storie di successo nella riduzione delle emissioni di inquinanti atmosferici; ad esempio, le emissioni di biossido di zolfo (SO2) delle centrali elettriche, dell’industria e del trasporto sono state ridotte negli ultimi dieci anni, comportando una riduzione dell’esposizione. La progressiva eliminazione del piombo, inquinante ritenuto responsabile di problemi dello sviluppo neurologico, dalla benzina ha determinato una riduzione delle concentrazioni di piombo in atmosfera.
La Regione Emilia-Romagna, per ridurre gli inquinanti nell’aria, ha dato il via al percorso di elaborazione del primo Piano Regionale Integrato per la Qualità dell’Aria (il Documento preliminare è stato approvato con Delibera n.949 dell´08/07/2013), denominato PAIR2020 (Piano Aria Integrato Regionale 2020). http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/aria-rumore-elettrosmog/notizie/primo-piano/aria-piano-regionale-integrato-per-la-qualita-dellaria Per rientrare negli standard di qualità dell’aria è necessario un approccio trasversale su tutti i settori che contribuiscono all’inquinamento atmosferico oltre che al cambiamento climatico e sviluppare politiche e misure coordinate ai vari livelli di governo (locale, regionale, nazionale) e di bacino padano. Il PAIR2020 sarà il primo strumento ad affrontare in modo organico sull’intero territorio regionale le problematiche di qualità dell’aria.
Il Piano individuerà azioni da realizzare in sei focus tematici – le città, la pianificazione e l’uso del territorio, i trasporti, l’energia, l’agricoltura e le attività produttive – a partire dalle misure già adottate nell’Accordo di programma per la Qualità dell’aria 2012-2015, sottoscritto il 26 luglio 2012. Proprio le città avranno un ruolo centrale nel Piano, perché rappresentano centri di attività e servizi, con una forte concentrazione di sorgenti emissive e con un’alta densità di popolazione.
Il PAIR2020 avrà un orizzonte temporale strategico di riferimento al 2020, con un traguardo intermedio al 2015, e sarà aggiornato qualora si ritenesse necessario a fronte di giustificate modifiche delle attività che incidono sulle concentrazioni degli inquinanti nell´aria ambiente o di aggiornamenti del quadro normativo di riferimento.

Gli effetti sull’ambiente
Oltre alle preoccupazioni di natura sanitaria, il rapporto analizza i problemi ambientali legati all’inquinamento atmosferico, come l´acidificazione dei suoli e l´eutrofizzazione, un processo che avviene quando una quantità eccessiva di azoto danneggia gli ecosistemi, mettendo a rischio la biodiversità. L´eutrofizzazione è ancora un problema molto diffuso, che riguarda la maggior parte degli ecosistemi europei.

Nell’ultimo decennio, le emissioni di alcuni inquinanti a base di azoto sono diminuite. Ad esempio le emissioni  di ossidi di azoto e di ammoniaca sono scese del 27% e del 7% rispettivamente rispetto al 2002. Tuttavia, le emissioni non sono state ridotte quanto previsto e otto Stati membri dell´Ue violano i limiti massimi consentiti un anno dopo la scadenza del termine per conformarsi. Per fare fronte all´eutrofizzazione, è necessario introdurre nuove misure volte alla riduzione delle emissioni di azoto.

 
Scarica il rapport “Air quality in Europe

Scarica la scheda relativa all´Italia

Relazione tra inquinamento atmosferico e rischio di tumori al polmone

Qualità dell´aria in Emilia-Romagna. Presentato il Report annuale relativo ai dati del 2012