Si, confesso, anche a me lo strappo di mano del microfono da parte di Archinà all'imprudente giornalista ha suscitato la risata. Questa mia, in verità, era una risata un po' triste, perché al di là del gesto, in sé banale, intravvedevo la sfacciata motivazione del sequestrante che aveva scatenato il suo insensato gesto: a questa tipologia di giornalisti si deve chiudere la bocca! Questa e solo questa la motivazione del gesto di Archinà. Una motivazione che preoccupa, non fa sorridere.
A mio modestissimo modo di vedere e di pensare, non è la risata che deve far riflettere, non la telefonata tra un presidente di Regione e il responsabile dell'amministrazione di una grande azienda che procura migliaia di posti di lavori, ma il tono della conversazione, le parole che scorrono gentili con un leggero senso di intesa, un che di famigliare, di riconosciuto e riconoscibile. Certo che non si sta chiedendo di essere scortesi, scostanti o maleducati, ma con chi sta approfittando di una forza economica smisurata per aumentarla ancora a discapito della salute di migliaia di persone il tono non può e non deve essere cordiale. Caro Nichi, ben oltre le decisioni che la magistratura prenderà sul caso, al di là dei provvedimenti giudiziari o meno che verranno determinati, tu ed io dobbiamo sapere chi è Emilio Riva e con lui tutti gli Archinà di questa terra e se, per puro caso, hai dubbi su questo punto, non sei la persona che io credevo tu fossi. Non l'uomo politico che tante persone, tanti Italiani avevano individuato additandolo come il simbolo di un cambiamento vero, in direzione di una nuova, ritrovata sinistra.
Troppa la somiglianza tra il tuo tono di conversazione con il tono del Ministro Cancellieri quando discorre al telefono con i famigliari di Ligresti: certo, argomentazioni diverse e situazioni non comparabili, ma il tono è lo stesso. Vedi, Nichi, quando in una inquadratura televisiva, ristretta dall'uso di un forte tele, osservo il Premier Letta che parla fitto fitto all'orecchio del vice-Premier Angelino Alfano, poi i loro occhi si incontrano e si sorridono, io non posso sapere cosa si sono detti, ma è quel tono confidenziale, da vecchi amici, un tono di intesa, famigliare, che mi fa star male. Ripeto, non so cosa si sono detti, ma qualunque sia l'argomento e la ragione di quel bisbigliare all'orecchio non corrisponde al mio modo di vedere e di pensare. al modo di vedere e di pensare di una sinistra come si deve.
Mi fa sorridere l'abilissimo Massimo D' Alema, in diretta televisiva intervistato dalla Berlinguer, quando afferma che dopo tutto la telefonata della Cancellieri era rivolta ad un medico! Gli stava forse chiedendo una ricetta per una prescrizione? Gli stava chiedendo la possibilità di un consulto telefonico circa un fastidioso male alla gola che da tempo la disturba? Certo i toni, le situazioni, le argomentazioni e la sostanza stessa delle situazioni sono diverse, ma quello che resta (e ben fermo e deciso) è questo alito di famigliarità, di intesa tra persone ben definite all'interno di una cerchia, di un modo di intendere la forma politica di contatto che fa pensare, anzitempo, alla possibilità di un'intesa, di un sentire comune. Ecco, sento che mi sta scappando di mano una frase fuori posto, ma fa parte del mio pessimo carattere: un senso di appartenenza ad una medesima identità!
Si, caro Nichi, con il tuo Capo di Gabinetto avresti potuto e dovuto ridere, anche a lungo e apertamente, dell'insulso gesto (pur se rivelatore) del mega-dirigente Archinà, ma quando, al telefono con lui, dopo un cortese e fermo “buon giorno” avresti dovuto redarguirlo circa il suo sconsiderato gesto, rammentandogli che non è sottraendo il microfono al giornalista che si fermala stampa “contro”, ma la si evita con i comportamenti corretti e legali. Poi avresti potuto, e dovuto, parlare con Archinà dei pressanti ed importanti problemi che un Presidente di Regione deve affrontare con l'importante gestore amministrativo di una grande fabbrica.
Tutto qua. Un cordiale saluto.
(Mauro Magnani)