Spett. redazione,
da qualche tempo Guido Tampieri, il cui ruolo politico e di governo svolto negli ultimi due-tre decenni nella nostra provincia, in Regione e nel governo nazionale, è noto, interviene criticamente sui fatti  del gruppo dirigente locale del Pd, ereditato in gran parte da Ds, Pds e anche Pci. Premetto che sulla competenza e moralità di Tampieri rispetto alla cosa pubblica, non ho motivo di dubitare. Le sue critiche sono spesso puntuali, capaci di centrare il bersaglio, fondate.

In altra occasione, in altra sede, ho avuto modo di notare che Guido Tampieri, il “sistema” che ora sta criticando pubblicamente lo conosceva anche quando pubblicamente taceva. Se avesse cominciato per tempo la sua battaglia, in modo aperto, avrebbe rafforzato coloro che nel Pds e nei Ds erano già impegnati su quel terreno e a loro si sarebbe associato, magari anche aiutandoli a correggere loro eventuali limiti.

C’è però un ma. Vediamo. In un suo intervento c’è questo PS: “La consorte del gran capo ha detto che sono irriconoscente. E’ vero. Non mi riconosco in dirigenti che non ci fanno onore, nelle tessere fasulle, nei troppi silenzi. E lei?” Come è facile capire, senza dubbio “la consorte del gran capo” avrà inteso dire che Guido Tampieri dovrebbe essere riconoscente a qualcuno o al gruppo dirigente. Ebbene, Tampieri, afferma cose delle quali fa piacere prendere atto, ma compie un salto di significato e si sposta su un altro terreno. Non contesta la categoria della “riconoscenza” utilizzata dalla sua interlocutrice, come invece a mio parere avrebbe dovuto. La categoria della riconoscenza, nella politica pulita, non deve esistere. Riconoscenza per cosa?

Se a un cittadino militante politico il suo partito affida incarichi politici o pubblici, lo deve fare perché ne riconosce i meriti, le capacità, la rettitudine. Come è capitato a Guido Tampieri, fino a prova contraria. Quindi, in tal caso, non si deve riconoscenza a nessuno. Se la “consorte del gran capo” richiama qualcuno alla riconoscenza, evidentemente dà per scontato che ci siano stati (e che ci possono essere) favoritismi, per i quali la riconoscenza è dovuta e attesa. Questo, nella misura in cui esiste, è un sistema che ha contribuito per tanta parte a condurre la nostra sinistra molto in basso. Per riportarla al suo giusto livello e nel posto al quale il suo nome la chiama, devono essere sbaraccate molte cose.

(Rino Gennari)