Imola. Che cos'hanno gli alberi tagliati in questi giorni? Sono ammalati.
Non so cosa succeda nelle altre città, ma quel che vedo ad Imola è un'incuria totale nell'esecuzione delle potature, necessarie o superflue che siano.
Detto in parole povere e scarne, le cose stanno a un dipresso così. Da molti anni le potature vengono affidate a cottimisti, che lavorano in fretta e senza applicare le regole auree, note a qualunque agronomo, che dovrebbero guidare in questa pratica. Inoltre si è persa la sana abitudine di proteggere ogni taglio di potatura con il mastice speciale che permetta il rimarginarsi della ferita impedendo che questa marcisca e che diventi una facile porta di ingresso per ogni tipo di patogeni, muffe, funghi e parassiti. Da quelle porte il cancro va ad invadere fino alla base tutto l'albero, e rapidamente lo porta in uno stato che ne prescrive l'abbattimento.
Basta farsi un breve giretto per viale Dante, per trovare situazioni come quelle che possiamo ammirare nelle foto che allego e che ho scattato il 7 novembre scorso tra le 12:36 e le 12:46. Mi sono bastati dieci minuti, poi ho dovuto smettere per la nausea.
Come si può constatare ogni taglio si è trasformato in ciò che, se si verificasse nel corpo umano, potremmo definire grave infezione, piaga purulenta, cancrena.
Sì, quegli alberi (non so quali siano, ma la situazione è generalizzata) sono davvero così malconci e tra pochi anni (5, 10, 20?…) tutti dovranno essere abbattuti, così come una decina di giorni fa sono stati abbattuti un grosso Cedro ed un Ippocastano, entrambi orgoglio, per la loro vetustà, del Giardino Pubblico Rambaldi, in via Cavour.
Piangiamo pure, tanto ormai quelli sono tutti alberi condannati e non c'è più niente da fare.
(Mario Cacciari)