Imola. Questa volta mi sono sentito in colpa, un nodo mi ha chiuso lo stomaco mentre guardavo la Sardegna nord-orientale finire sotto una montagna di acqua mista a fango. Una montagna di morte e di dolore. Mi sono sentito in colpa perché l’anno scorso, esattamente in questo periodo, esattamente su questo giornale, mi trovavo a raccontare pieno di rabbia l’ennesimo disastro legato ad un “evento meteorologico eccezionale”. (LINK). Era un articolo duro, suggerito dalla rabbia e dal dolore del momento. Era il 14 novembre e avevo chiuso il mio articolo con queste parole:

 

“Arrivederci all’anno prossimo con nuove lacrime di coccodrillo e un nuovo articolo sul dissesto idrogeologico in Italia. Nella mia agenda, accanto al Natale a dicembre e il mio compleanno a marzo, segno “scrivere articolo meteo estremo” tra fine ottobre e metà novembre. Lo scoop è garantito”.

 

Purtroppo la previsione non richiedeva né un mago né un veggente. Una sola spiegazione: Cambiamenti Climatici, una parola che quest’anno si è sentita con molta più forza rispetto all’anno passato. Ma questo non basta. Non può bastare. Questa volta metterò da parte la rabbia e con la poca razionalità che rimane davanti ad immagini così drammatiche, mi soffermerò sull’unica rapida soluzione per me possibile, una soluzione che si riassume in una sola parola che non ho sentito in nessun telegiornale o letto su alcun giornale: Adattamento ai Cambiamenti Climatici.

 

La sfida con il clima che cambia ormai è persa. Giugno 2013 è una data tristemente storica che dovremmo incidere a lettere cubitali sui libri di storia. Per la prima volta in 800.000 anni, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha superato le 400 parti per milione (ppm). Con questa enorme massa di CO2 nell’atmosfera è inevitabile assistere a fenomeni di questo tipo. L’uomo ha cambiato per sempre il Pianeta in cui vive. Indietro non si torna. Si può solo intervenire per evitare effetti ancora più catastrofici e adattarsi, abituarsi al nuovo Clima che abbiamo voluto.

 

La risposta ai nostri problemi del resto non verrà certo dal livello internazionale. Il Protocollo di Kyoto si è concluso mestamente nel 2012 e sicuramente prima del 2020 non vedremo nulla di simile. A livello nazionale, il ministero dell’Ambiente sta costruendo un Piano Nazionale per l’Adattamento ma ha tanto l’aria di essere solo un pezzo di carta. La sfida pertanto è a livello locale, dei singoli comuni, di quei comuni che poi si ritrovano a turno ogni anno sotto l’acqua a chiedere aiuto. Cosa possono e devono fare? Fare un Piano di Adattamento, questa è l’unica soluzione che vedo.

Che cos’è un Piano di Adattamento. Giungendo ad un’estrema sintesi e banalizzazione, un Piano di Adattamento è un piano che ti dice dove non ci deve essere nessun essere umano in caso di allerta. Un Piano che individui ed elimini le aree a rischio, anche se questo vuol dire demolire case costruite dove non dovrebbero esserci. Un piano che individui misure per offrire una mitigazione delle temperature estreme durante le estati sempre più torride. Un piano che fornisca via di deflusso a masse di acque di eventi metereologici estremi. Un piano che faccia comprendere ad ogni singolo abitante a quale rischio è esposto. Dopo il modulo con la Certificazione Energetica di un edificio, si potrebbe elaborare una targa del “rischio climatico” da apporre su ogni edificio. Serve solo coraggio e inventiva. Comuni non avete i soldi? Bene, metteteci la testa, la fantasia e l’inventiva possono salvare decine di vite!

Del resto basta girare il mondo per vedere quanti Piani di Adattamento esistono già da anni. In Italia, per quello che ne so, sono solo due. Strumenti a basso costo ma in grado di evitare le decine di morti che ogni anno si susseguono senza tregua, una contabilità del dolore nazionale a cui dobbiamo porre fine. Non crediamo a chi dice che per evitare queste morti servono miliardi di euro. Non è vero. Per mettere in sicurezza il territorio servono miliardi di euro. Per salvare le vite umane serve solo un po’ di intelligenza unita a quelle professionalità che da anni in Italia si dedicano allo studio delle politiche e delle misure di Adattamento ai cambiamenti climatici. Solo così l’anno prossimo non saremo ancora qui a piangere le vittime innocenti di una Società colpevole. (Denis Grasso)