Con risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, l'Assemblea generale dell'Onu ha designato il 25 novembre come la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. La Costituzione italiana recita che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”. La legge sul diritto di famiglia  nel 1975 ha sancito pari diritti fra uomini e donne all'interno della famiglia e nell'educazione dei figli. Solo nel 1981 è stato abolito il “delitto d'onore” che prevedeva uno sconto di pena per quegli uomini che uccidevano la propria moglie per motivi lesivi della loro “onorabilità”. E' solo del 1996 la legge che riconosce lo stupro come un delitto contro la persona e non più contro la morale.

Gli Stati membri del Consiglio d'Europa hanno firmato in data 11 maggio 2011, la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica con l'obiettivo di “proteggere le donne da ogni forma di violenza e prevenire, perseguire ed eliminare la violenza contro le donne. Il comitato per l'attuazione della Cedaw – la Convenzione Onu per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne – ha evidenziato che in Italia persistono “abitudini socio-culturali che condonano la violenza domestica”.

Il problema in Italia è culturale e si ripercuote sull'efficacia dell'azione istituzionale. All'inizio dell'attuale legislatura, il Parlamento ha ratificato la Convenzione di Istanbul. La Convenzione, articolata in 81 punti, pone l'accento sulla prevenzione, sulla formazione in ambito scolare e accademico, e riconosce particolare importanza anche all'uso che i mezzi di comunicazione fanno del corpo femminile per pubblicizzare prodotti commerciali. La violenza contro le donne non è un problema emergenziale, meno che mai di ordine pubblico, ma strutturale. La violenza contro le donne è probabilmente la violenza più vecchia del mondo. Vogliamo confrontarci su quello che per noi è un tema davvero importante: quello del contrasto alla violenza.  Le radici di questa violenza sono profonde e sono in quello squilibrio potente che esiste nei rapporti tra uomini e donne, in quell'impossibilità di tanti uomini di accettare  la libertà delle donne.

In base a queste premesse, le politiche pubbliche necessarie per ridurre la violenza dovrebbero incidere a monte, proprio sul piano delle relazioni tra donne e uomini. A partire dalla scuola, continuando nella formazione degli operatori, nel sostegno ai centri anti-violenza. Il Governo ha scelto però un diverso approccio e ha presentato un decreto legge, il DL 119 del 2013 in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle provincie. Già il titolo colpisce e colpisce la scarsa coerenza con quanto contenuto e ratificato nella Convenzione di Istanbul. Il Dl si mostra per essere uno strumento improprio e di efficacia discutibile. Oltre al consolidamento delle tutele normative e repressive, certamente importante, riteniamo però siano necessarie misure che garantiscano la prevenzione e l'educazione per sensibilizzare alla necessità di un nuovo disegno di convivenza tra i sessi e per tutelare la libertà delle donne. Ci chiediamo se sia possibile, nel contesto in cui ciascuno di noi vive, lavora e si trova ad interagire con gli altri, attivare una rete di relazioni solidali che possano consentire la prevenzione di atti di violenza nei confronti delle donne.
(Stefania Nepoti)