Imola. I partiti della sinistra che sostengono la giunta del sindaco Daniele Manca, Rc, Pdci e Sel, lo incitano a muoversi affinché il referendum vinto per rendere l'acqua pubblica dia finalmente luogo a risultati concreti. “La soddisfazione per il risultato referendario viene in parte frustrata dalla restituzione parziale del ‘maltolto’ solo 9 anziché 40 dei milioni relativi al periodo 21/07/11 al 31/12/11 per la provincia di Bologna – scrivono Rifondazione, Comunisti italiani e Sinistra ecologia e libertà -. Nella restituzione inoltre andrebbe considerata almeno parte dei 150 milioni di euro addebitati agli utenti nel periodo 2012-2013 con l’applicazione di un metodo tariffario in contrasto con l’esito referendario, relativi al debito contratto da Hera (per il territorio imolese) e Iren non documentabili per il servizio idrico. Tale ricarico è ancor più ingiustificato se pensate che una parte del debito è dovuta alla distribuzione degli utili agli azionisti ed eccessive remunerazioni dei massimi dirigenti (che arrivano a guadagnare il doppio del presidente USA) invece di re-investirli in azienda, secondo i più nobili principi di finanza pubblica”.

“Chiediamo quindi al sindaco Daniele Manca, che è anche presidente del Patto di Sindacato di Hera – sostengono i tre partiti – che i profitti non siano fatti sull’acqua dando impulso ai processi di ripubblicizzazione, come sta già succedendo a Reggio Emilia; che lo studio di fattibilità sulla ripubblicizzazione del Servizio idrico Integrato, contenuto nel programma elettorale del sindaco e da attuarsi entro il 2013, sia redatto e fatto conoscere al più presto; che lo studio sia oggetto di discussione pubblica in un Consiglio Comunale aperto convocato per l’occasione; Hera realizzi il bilancio separato del settore idrico integrato per lo scorporo del ramo di azienda (come per Hera Ambiente) perché risulti chiaramentela programmazione degli investimenti, gli equilibri finanziari, il corretto utilizzo delle entrate i n tariffa, dell’incentivazione per il risparmio idrico privato e industriale; di opporsi in ogni sede ai tentativi normativi di utilizzare modifiche al Patto di stabilità interno per vendere partecipazioni comunali nella gestione dei servizi pubblici locali che favoriscano processi di privatizzazione dell’acqua; a sostenere l’utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti per la ristrutturazione e l’ammodernamento dlle reti idriche e il sostegno ai progetti di ripubbliczzazione; a introdurre elementi di radicamento territoriale, di informazione e risposta all’utenza, per la piena operatività dell’Atersir come strumento di programmazione, verifica e controllo del gestore e l’elaborazione di forme partecipative dell’utenza; a sollecitare la Regione Emilia-Romagna per un provvedimento  normativo sulla concessione e tariffazione dell’imbottigliamento dell’acqua – vero e proprio affare per i privati alle tariffe attuali –  destinando i maggiori introiti per investimenti pubblici nel settore idrico e ad incentivare l’utilizzo potabile dell’acqua della rete”.