Qualche giorno fa, tra le righe di un intervento dell' amica Giuliana Zanelli, ho individuato alcune parole che hanno scatenato in me una serie di riflessioni: “Il rumore delle foglie che in autunno lasciano gli alberi e cadono a terra”. Di certo, alcuni rideranno per quest'immagine contemplativa e silenziosa, un'immagine “fuori dal tempo”, un tempo in cui il rumore di ogni tipo e natura invade in ogni momento della nostra giornata tutti noi. Lasciamoli ridere: di essi è il regno dei cieli è stato scritto.
Al contrario, l'immagine di una persona, una come tutti noi, che in un angolo di natura silenziosa cerca di percepire, di condividere, di gustare il rumore di una foglia che terminato il suo ciclo vitale si deposita sul terreno è di una forza dirompente, assordante a dispetto del quasi impercettibile rumore provocato dal cadere della piccola foglia morta. Unicamente nel cogliere, nel saper cogliere, il valore di una piccola cosa, di un insignificante accadere, di un sottile percepire può risiedere la grande ricchezza della pace con noi stessi e con tutto ciò che ci circonda. Con tutto ciò che realmente è nostro se sappiamo condividerlo.

Già, il silenzio. Esistono molti tipi di silenzio e molto diversi tra loro: il silenzio di un angolo appartato di natura, la tremenda sensazione di silenzio che riscontriamo dentro di noi girovagando tra una folla della quale non condividiamo nulla, il silenzio di una persona lontana o che non è più con noi, il silenzio di comodo e quello di chi non sa o non può.  A quest'ultimo tipo di silenzio accedono, come di consueto, i nostri locali (e non solo) Amministratori quando il tema di una problematica proposta alla loro attenzione risulta scomoda, sgradevole, fastidiosa. Si tratta, è inutile nascondercelo, del fastidio e dell'imbarazzo  nel quale si cade in una situazione di disagio, di impossibilità nella risoluzione, nella mal celata posizione di chi cerca di schivare un colpo che potrebbe ferirlo. Meglio quindi osservare un assoluto silenzio ed attendere che altra acqua passi sotto i ponti. Tuttavia, poiché noi siamo quelli che ascoltiamo il cadere delle foglie, sappiamo ben distinguere silenzio da silenzio e questa tipologia la definiamo di “comodo ed imbarazzo”.

Sulle pagine della stampa locale abbiamo posto ai nostri amministratori, e a qualcuno di loro direttamente in indirizzo, qualche giorno fa, una piccola serie di domande facili facili per le quali attendiamo risposta o anche un semplice segno di ricevuta e di attenzione, ma abbiamo ricevuto unicamente una sensazione di silenzio devastante, il silenzio tipico di chi non può. Si badi bene: non di chi non sa, ma non può rispondere. Un silenzio che si può purtroppo spesso notare e percepire anche in altri organismi e strutture della nostra società, ad esempio la stampa, che sovente evidenzia atteggiamenti di silenzio quando un evento non fa più rumore.

Anche un altro amico, Gabriele Scardovi Casadio, che presiede il Wwf Imola, dovrà attendersi atteggiamenti silenziosi riguardo le sue preziose, attente, determinate affermazioni che espone in una lettera indirizzata (e pubblicata) ad un settimanale della nostra città, dove evidenzia la povertà di un visione politica troppo distante da una realtà che al contrario viene sempre più indicata come prioritaria da fonti qualificate e sempre più numerose e preoccupate:  l'attenzione all'ambiente, alla “green economy”, al consumo ed al commercio da “filiera corta”, al consumo uguale a zero del suolo, alla valorizzazione delle aree abbandonate e degradate e, per finire ma non per ultimo, al recupero della socialità inteso come senso della comunità. Può essere che all'amico Gabriele tocchi in sorte anche qualche risposta, ma non si faccia confondere (anche se siamo ben certi che non gli occorra alcun suggerimento da parte nostra al riguardo) da parole in libertà capaci di contenere unicamente un altro tipo di silenzio, quello del nulla, quello del sempre uguale a sé stesso, quello del frusciare di un vecchio vinile, ormai rotto, che ripropone da sempre la stessa traccia di suono, suono al quale, noi poveri, non facciamo più caso.

Una cosa tuttavia deve essere scritta e valutata con l'attenzione che merita: mentre ci rechiamo nel bellissimo ed ora vivibile parco delle Acque Minerali alla ricerca dei tanti rumori ormai dimenticati perchè assorbiti da altri e di ben diversa natura rumori, presteremo la massima attenzione ai silenzi dei nostri Amministratori e, se necessario, riproporremo loro le stesse domande, aggiungendone una all'occorrenza: la richiesta di attenzione.

(Mauro Magnani)