Renzi ha vinto, in Italia ed in tante zone “rosse”, ad Imola, ad esempio, la (ex?) “Stalingrado d’Italia”, già “dalemiana di ferro”: qui, al 20% dei “renziani puri” si è aggiunto un 26% portato dall’impegno del sindaco Daniele Manca e di un gruppo di militanti per lo più giovani. Dall’altra parte era schierata la maggioranza dei “capi storici” del partito, parlamentare e consigliere regionale e gli ex degli stessi ruoli, molti segretari di circolo e la “base tradizionale e militante”, parte consistente di quello che resta dell’apparato, amministratori, funzionari di partito, di enti ed associazioni in carica ed ex, eccetera. Un po’ a sorpresa, invece, gli iscritti al Pd hanno dato a Matteo Renzi la maggioranza.
Dunque, una novità di non poco conto, per Imola e per l’Emilia Romagna, che fa ben sperare per l’apertura di una riflessione e discussione sul territorio e sulle prospettive politiche ed amministrative di una realtà che deve confrontarsi con una crisi dura e di tipo nuovo, al di là degli unanimismi di facciata.

Ma veniamo alla seconda notizia: il campionato di calcio vede “un torneo diviso in due, scompare la classe media”, così su “La Stampa” di lunedì: le prime 5 squadre staccano tutte le altre, non c’è più un centroclassifica.
La situazione del calcio, insomma, è parallela a quella sociale del paese: vediamone il perché.
Dopo la crisi del ’29, si definiva l’assetto della società europea ed italiana come fatto a piramide, con pochissimi ricchi in cima e tanti poveri.
Poi, il welfare degli anni 60-70-80 ha prodotto una situazione a due piramidi rovesciate unite, cioè una società con pochi ricchissimi, relativamente pochi poveri e tanti ceti medi.
Oggi, come mi ha fatto recentemente notare in una conversazione informale il prof. Gattei, siamo di fronte ad una specie di caciocavallo: parecchi ricchi, tantissimi impoveriti ed un “centro” che sta rapidamente scomparendo, un classe-media, insomma, che sta velocemente impoverendosi e scendendo nella scala sociale: si sgonfia la panciona delle due piramidi attaccate per la base.

Tutto questo ha ed avrà riflessi politici: infatti viene meno la teoria su cui negli ultimi anni si sono basati il cosiddetto “centro” (Casini) e la “sinistra riformista” (D’Alema), intenti a “vincere al centro”, a conquistare il “centro” della società e magari poi governare assieme escludendo le ali estreme.
La veloce scomposizione dei blocchi sociali fa venir meno tale prospettiva, l’ex ceto medio oggi impoverito rischia di essere preda di populismi e di estremismi (Berlusconi + Grillo?) o di particolarismi e regionalismi egoistici. Proprio quello che accadde negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, quando si affermarono i populismi di fronte alla crisi dei partiti tradizionali incapaci di comprendere le trasformazioni sociali, a cui seguirono le tragiche dittature.
Esiste un’alternativa? C’è spazio per qualcuno che superi le vecchie visioni, che parli a tutti ed offra nuove prospettive? Che proponga cambiamenti radicali, ma non estremistici, e superi le incrostazioni del conservatorimo di fatto delle strutture sociopolitiche italiane? Può esserlo Matteo Renzi? Vuoi vedere che la base dl Pd ha fatto una scelta saggia?
Non possiamo certo esserne sicuri, ma è sicuro che si apre una fase interessante, da seguire con attenzione.

(Marco Pelliconi)