Se può essere di nostra consolazione non siamo soli. Quello che accade nella nostra città è speculare a quanto accade o è accaduto in tante altre città Italiane. Tuttavia cerchiamo di avere le idee ben chiare, perché il motto “mal comune mezzo gaudio” mal si applica a situazioni drammatiche, perché tali sono le situazioni in cui una famiglia si trovi a non poter continuare a vivere con dignità.

Tutta ha inizio con l'individuazione dei servizi pubblici: i nostri amministratori salgono sui palchi davanti a piazze gremite di entusiasti partecipanti e simpatizzanti e a pieni polmoni difendono la priorità di alcuni servizi e gonfiano il petto, mostrano i muscoli mentre si proclamano guardiani della pubblica utilità. Ovviamente nessuno pensa neppure lontanamente di contrastarli né tanto meno di chiedere verifiche o analisi di opportunità e fattibilità. Ben lontana e pure scandalosa l'idea di saggiarne la capacità. E si parte! Acqua, ferrovie, tramvie, autobus, metropolitane, sanità ecc. ecc. vengono aggiudicate a furor di popolo alla mano pubblica. Quest'ultima, la mano pubblica, è mano di uomo, uguale a tutte le altre mani che ciascuno di noi può ammirare in fondo al proprio braccio e al contempo nasconde tutte le capacità e i difetti di tutte le mani di questo mondo.

Così, in breve, la mano pubblica si rende conto di avere, per l'appunto, tra le mani, una bella e consistente fetta di potere: gestisce un bene primario con denaro non suo (concetto da chiarire ed approfondire) e ben pochi azzardano critiche pur anche costruttive. Una volta acquisito questo dato di fatto, il nostro amministratore si trova le mani libere in gestioni, al contrario, che necessiterebbero, al contrario, di attente e ponderate considerazioni ed analisi, cioè tutto il contrario. Di tanto in tanto gli arriva all'orecchio qualche sussurrata critica o parere non proprio favorevole e allora cosa ti pensa: pone alla guida della struttura il marito dell'amante (i famosi due piccioni con la sola fava), nomina sindaco revisore l'analfabeta del cortile, amministratore delegato il compagno di segrete scorribande e, per mettere tutti a tacere in maniera definitiva gonfia il numero del personale impiegato fino all'inverosimile. Ogni legge e principio non dico di una sana o anche solo prudenziale gestione logistica ed amministrativa viene abbandonato sotto l'egida del bene comune, della priorità del servizio, dell'indispensabilità dell'azione. Esopo ne ha scritte una decina di storielle utilizzando questo tema, il Trilussa ed il Belli con il loro a volte non proprio lindo romanesco di borgata ne hanno fatto poesie agro-dolci ed il romagnolo Stecchetti (Olindo Guerrini) tra un bicchiere di rosso e una gita sulle sponde del Candiano ne ha scritte di belle! Andate a leggerle come ripasso.

Sempre per restare nel classico, tutti i nodi vengono al pettine a tempo e modo dovuto. La cattiva amministrazione, pur se applicata ai beni primari, non paga e porta disastri. Bilanci che per essere stampati necessitano di diverse cartucce di inchiostro rosso, progressioni di fasi di ammortamento che farebbero ridere anche il più sprovveduto contabile, rapporti tra costi e ricavi che per congiungerli occorre tracciare una riga obliqua che fa rabbrividire e relazioni sindacali e di revisione tenute ben strette nelle stanze chiuse e a disposizione di pochi. Ma la deliziosa ciliegina sulla torta sta nel fatto che pure il servizio offerto ai cittadini  è, ad esser molto buoni, carente e non potrebbe essere altrimenti: la cattiva amministrazione porta con sé non solo il fallimento  o l'insostenibilità finanziaria ma inevitabilmente il peggioramento del servizio, la perdita di qualità e di utilità. A questo punto viene caricato sul piatto il solito disco rotto, quello che ormai da cinquant'anni siamo soliti ascoltare e che puntualmente ripercorre lo stesso solco: “E' una situazione che abbiamo ereditato, non abbiamo sufficienti strumenti per arginare la problematica, si sta cercando un compromesso accettabile da entrambe le parti, vedrete che riusciremo ad uscire da questa penosa situazione nel migliore dei modi possibile e, infine a mo' di ammonimento, la situazione è grave e di non facile soluzione. Se dal fondo della sala una mano si alza e abbozza un “Ma …” viene subito afferrata e abbassata dalla squadraccia amica dell'ultimo amministratore, mentre forte dalle casse acustiche si può udire distintamente “Ma che ca…”. A questo punto, fortunatamente, il disco torna sulla traccia precedente ed abbiamo evitato di cadere nello scurrile.

Ovviamente, come si studia fin dai primi anni negli istituti tecnici commerciali, la teoria prevede l'abbattimento dei costi (del personale – facile – e delle materie prime – un po' meno facile), la diminuzione delle scorte di magazzino e – se possibile – l'allargamento della linea di indebitamento. Non sempre si trova disponibilità nell'ampliamento delle linee di credito in stato di difficoltà (anche questo si impara nei primi anni della scuola di cui sopra) e il magazzino è da sempre materia delicata: si può tentare di aggiungere una carrozza al tram a discapito del consumo e della sicurezza,  di far partire gli autobus con tre sole ruote ma ne va della stabilità e allora? Ma certo, ecco individuata la panacea, la cura di tutti i mali, l'ultimo appiglio di sicurezza: il privato. Nelle stanze dove si prendono decisioni importanti c'è chi giura di aver udito frasi irripetibili del tipo “loro si che sanno come fare” oppure “quando dovranno fare i conti senza papà” e anche “li voglio proprio vedere”, ma di certo sono tutte illazioni!

I poveri non si accorgono neppure che cedere il tutto ad altri è come ammettere la loro incapacità gestionale, sociale e politica. Ora sono presi da ben altre preoccupazioni del tipo “e ora come faccio ad accontentare la mia vicina di casa circa il lavoro per suo figlio?” o “come farò ora a far vendere gli autobus a 500,000 € all'amico quando il loro valore reale è di 300.000 €” o “occorre che mi ricordi di cessare la stampa dei biglietti falsi, qualcuno potrebbe accorgersene!” e altre facezie del genere. Mentre loro si dibattono in queste problematiche si inizia a parlare di posti di lavoro persi, di debiti con una caterva di zeri da far paura che pagheremo tutti noi, di servizi che costeranno più cari e di tanti altri che verranno eliminati perché inutili (nuova traduzione dal volgare “troppo costoso” o “poco redditizio”).

Qualcosa di tutto ciò giunge alle nostre orecchie, qualcuno ci organizza (ma non era quello che fino a ieri andava a braccetto con …) e scendiamo nelle strade, ci teniamo per mano, in alto le nostre bandiere e le nostre urla. C'è perfino una nuova figura sbucata quasi dal nulla, uno che fino a ieri vendeva semi di zucca salati e noccioline là sotto il portico, ma che ora, in testa a tutti noi, sovrasta con la sua possente voce tutto il frastuono ed il bailamme mentre ci indica la nuova corretta e vincente via da seguire, fino alla vittoria finale.
A questo punto potete ricominciare a leggere dalla quarta riga su in alto, dopo il primo capoverso spaziato. Se ancora vi restasse qualche dubbio!
(MauroMagnani)