Imola. Sono “sporchi”, “malati” ed “europei”. Vengono da Imola e sono i “Dirty sick europeans”. Volevano suonare rock'n'roll e ce l’hanno fatta.
Henry McCaliend, Alan Veda, Fulvio Tassi, Roberto Morsiani, Didier Jezequel, Samuele Sam Sammy Scheda: tutti hanno alle spalle una carriera da raccontare e ora si sono messi assieme forse per gioco, forse per divertimento, fatto sta
che il gruppo sta raccogliendo ottimi consensi di critica e di pubblico.
Il gruppo imolese nato nel 2008, che raggruppa musicisti storici del panorama locale, ha ricevuto in questi anni ottimi consensi di critica e pubblico. Tra il 2009 e il 2014 hanno calcato palchi importanti come quello del “Blues in town festival” di Policoro (MT), una delle rassegne blues italiane più importanti, menzionata da Rocco Papaleo nel suo celebre film “Basilicata Coast to Coast”, e del BandLive festival, rassegna di concerti nel nord-est che ha visto oltre 50 band coinvolte, molte provenienti dal centroeuropa, per approdare. In questo mese di novembre sono “sbarcati” in Inghilterra con due concerti a Chesterfield ed a Leeds. Poi finalmente il ritorno a casa con due date da non perdere: il 6 dicembre all’Altro Cafè ed il 21 dicembre al Bar Giardini di Imola.

La band “Dirty sick europeans” nasce nel 2008 ad Imola dall’incontro tra Henry McCaliend, una vecchia gloria del rock imolese avendo suonato al primo ImolaRock del 7 marzo 1981 allora 15enne e poi bassista con varie band (Street Band, Deadly Toy, Fratelli Gemelli con i quali vince il concorso nazionale Anagrumba nel 1991 da cui sono usciti più di un gruppo poi destinato a grande fama e Drink N Drive), Fulvio Tassi, già chitarrista con gli Strippop autori di un cd ed in tournè con Marlene Kuntz e Afterhours, ed Alan Veda altra vecchia conoscenza del rock imolese con esperienze rock nei noti Rife, band imolese anni ’90 che, non dimentichiamolo, ha suonato più e più volte a festival di hard rock ed heavy metal all’estero anche a fianco di nomi molto noti. Il sodalizio McCaliend-Veda (già bassista e chitarrista dei Drink N Drive dal 92 al 97) è da sempre stato solido e, compositivamente, i due vantano decine di pezzi scritti assieme.

“Dirty sick europeans più che essere il nome di una band è la serie di aggettivi che definiscono i tre fondatori e, ancor di più, forse, il nomignolo con cui gli appassionati di rock anglosassoni appellerebbero una band di rock inglese composta da non inglesi – racconta McCaliend -. Non abbiamo scelto di fare un genere musicale attuale o che possa, in qualche modo, essere incanalato nei filoni classici della musica rock. Non componiamo brani di un ‘genere’ che li possa tutti ricomprendere: l’eclettismo musicale non è ricercato ma è naturale. Dopo oltre 30 anni da musicisti semiprofessionisti e, soprattutto, da grandi appassionati ed ascoltatori di tanta musica, giunti tutti al traguardo anagrafico dei 40anni, comporre musica è diventato un gesto molto più spontaneo e davvero frutto di sola inspirazione, rispetto alla maniera di comporre dei tempi giovanili”.

Tutta la musica è lecita ed ha una sua dignità se nasce come processo compositivo ed esecutivo spontaneo: è una grande passione quella che i “Dirty sick europeans” ormai hanno come singoli e come band nel loro Dna e subito, in pochi anni, tutto il tempo dedicato alla musica è stato tempo per creare, comporre, scrivere testi ed arrangiare e suonare le loro canzoni. Una delle scelte, naturali e non ponderate, dei “Dirty sick europeans” è quella di suonare e proporre dal vivo e su cd solo musica di loro composizione: in tempi in cui imperversano le cover-band (quei gruppi che, cioè, ripropongono interamente brani di un gruppo noto spesso finendo con esserne una sorta di replica/imitazione) “Dirty sick europeans” continuano su una strada, un tempo la strada maestra della musica popolare giovanile, che è quella del fare sempre nuova musica, anche per regalare a chi li ascolta musica nuova, che possa essere sempre una scoperta.

Nel frattempo la band si è fatta di 5 componenti: oltre ai fondatori, alla batteria si sono uniti Roberto Morsiani, leggendario batterista degli Skiantos, noto col soprannome di “Granito” e già con McCaliend dal 1982 al 1989, e Samuele Scheda, bassista anche con la band imolese “Quiemada” ed entusiasta di Alan Veda passato ad essere armonicista e percussionista, oltre che seconda voce, della band. Jolly e vero e proprio sesto membro della band è il batterista e tecnico del suono Didier Jezequel, francese di nascita, imolese per tanti anni ed ora residente e professionalmente inserito nel giro musicale romano che seguirà la band e che ha suonat alla prima data inglese di Chesterfield.

E i consensi non sono mancati. In particolare con questi due concerti in Inghilterra. Un premio ed una sfida: portare finalmente la loro musica nella terra che maggiormente li ha inspirati, da sempre, come fan, come uomini, come musicisti.
Nel 2011 i “Dirty sick europeans” hanno realizzato per la “Black Soap Records” il loro primo Cd da cui sono stati tratti anche i 3 video “All tangled up, forced sobriety e sorry” che hanno ottenuto moltissime cliccate su You Tube e tantissimi apprezzamenti sul web.

La formazione
Henry McCaliend: Voce solista e chitarra
Alan Veda: Voce, armonica e percussioni
Fulvio Tassi: Chitarra solista
Roberto Morsiani /Didier Jezequel: Batteria
Samuele Sam Sammy Scheda: Basso

Le parole dei musicisti
“Non è facile descrivere con quanta passione ognuno di noi vive il progetto “Dirty sick europeans”, dicono Fulvio Tassi ed Henry McCaliend, perché tra noi tutti si è creato un senso di affezione al nostro processo creativo che va oltre al concetto di band – impegno – ore di prove – appuntamenti per incontrarci: ovunque accade di essere assieme, a casa mia anziché da Alan o anche da amici, è sempre molto forte l’istinto creativo e molte canzoni sono nate durante viaggi, o trasferte in auto o anche durante una merenda in giardino… da questo punto di vista ci vengono in mente i racconti letti su tante biografie di storici gruppi rock, tipo quando Joni Mitchell disse che ospitava Crosby, Stills e Nash a casa sua e questi non facevano altro che scrivere e comporre sempre nuove melodie e canzoni!”

“Ho suonato con grossi nomi della scena musicale italiana, praticamente con i più grandi – aggiunge Roberto Morsiani – ma l’intesa che ho con Henry McCaliend è davvero unica. Mi sono unito alla band perché mi è bastato sentire pochi brani per riconoscere quella originalità che, nella musica, si va sempre più perdendo e quando, in auto, qualcuno mi chiede di ascoltare qualcosa suonato da me, non ho molti dubbi e gli faccio sentire il Cd dei “Dirty sick europeans”

“Internet è quella cosa che oggi permette a chiunque di fare ascoltare la sua musica praticamente a chiunque sia interessato a scoprirla: una cosa che mi è mancata per tutti gli anni della passione giovanile. E’ davvero una cosa emozionante, ma con i “Dirty sick europeans” sta accadendo che ci contattino persone davvero da tanto lontano, americani che ci hanno detto che suonano dal vivo una nostra canzone, polacchi che ci vorrebbero da loro e tanti tanti ragazzi che ci ringraziano per l’emozioni che la nostra musica ha dato a loro: la trovo la ricompensa più grande che potessi ricevere dopo anni da compositore di musica e, forse, è proprio quella gratificazione che, intimamente, cercavo!” dichiara Henry McCaliend.