Caro direttore,
Ricordo il maniscalco non lontano da casa mia: quando le automobili divennero troppe e i cavalli pochi, semplicemente smise di ferrare i cavalli e si specializzò a fare cancelli e recinzioni.
Ora, in Italia, abbiamo 5 milioni e 200 mila casa vuote… solo a Roma ce ne sono 250 mila senza conteggiare tutte le ristrutturazioni di palazzi e caserme possibili! A nulla valgono le tragedie degli ultimi anni in gran parte causate da un tipo di edilizia che definire dissennato è un eufemismo, a nulla vale dire che non ha senso accanirsi a fare quello che non serve creando danni omettendo di fare quello che serve riducendo le spese!

Anche a Imola ci sono tantissime casa sfitte sia di privati che invendute da Cooperative edilizie però c’è chi si inventa il modo per costruirne altre cementificando, distruggendo l’ambiente sacrificando quegli spazi verdi che ci invidiano tutti e che rendono la città più umana e vivibile. Forse sarebbe meglio riconvertirsi e fare ristrutturazioni e miglioramenti della classe energetica!

Credo che occorrerebbe una soluzione generale e politica del problema: il settore edile ha vissuto anni felici col “boom” dell’edilizia e, purtroppo, è sovradimensionato rispetto alle esigenze di oggi nonché ancorato ai vecchi criteri costruttivi! La crisi ormai generale di liquidità, il costo dell’energia e la nuova tassazione sulla casa, orienteranno molti verso abitazioni non molto grandi, ben isolate termicamente, con recuperatore di calore… quanto ci costa cambiare aria due volte al giorno e far funzionare la cappa aspirante sui fornelli buttando via aria calda?
Rubinetti a pedale per risparmiare acqua, impianto idrico dentro battiscopa apribili per poter far riparazioni senza smurare, impianto di antenna centralizzato per gruppi di case e costruire con materiali e componentistica prefabbricata in azienda al fine di dimezzare sia il costo di acquisto e ridurre a un terzo i costi di esercizio.      

Teoricamente se il personale in esubero fosse pagato restando a casa, la spesa sarebbe minore perché non si sprecherebbe materiale, energia e non si inquinerebbe e non si deturpa l’ambiente. Ma dev’essere la politica a tagliare con la scure certi costi… come corruzione politica, enti inutili, consulenze “di gratifica”: solo con questo si recupererebbero 64 + 5 + 3 = 72 miliardi e si potrebbero pagare 1000 euro al mese, 12.000 all’anno, a 6 milioni di esuberi.che non abbiamo nemmeno!
Non credo che si possa andare avanti all’infinito mettendo delle toppe e “spingendo” per costruire un po’ qua e là creando danni: presa visione del problema, bisogna orientarsi su un percorso che porti alla sua soluzione.

(Gian Franco Bonanni)