Bologna. L’Unione sindacale di base (Usb) lancia l’allarme sulle modifiche che la Regione Emilia Romagna si appresta a varare in ambito sanitario. “La Regione Emilia Romagna si appresta a chiudere 25 ospedali – si legge nel comunicato dell’Usb -. La riconversione degli ospedali in OsCo, Ospedali di Comunità, nasconde la privatizzazione di queste strutture sanitarie, gestite da medici di base (liberi professionisti ), con infermieri che potrebbero essere dipendenti pubblici di società private”. L’Usb calcola, solo in Emilia Romagna, un taglio di 2.700 posti letto, e in questo progetto di deospedalizzazione della Regione farebbero parte anche le ‘Case della Salute’, “un altro neologismo coniato dalla Giunta Errani per confondere l’opinione pubblica e tagliare i distretti sanitari, molti dei quali già chiusi”. L’Usb di Bologna ha già in programma diverse assemblee cittadine per rendere pubbliche queste “disgraziate scelte” della Giunta Errani e del Pd e invita tutta la cittadinanza a partecipare per avviare una mobilitazione in tutta la Regione.

Degli ospedali di comunità, mutuati dall’esperienza inglese, se ne parla da tempo, in Emilia Romagna ve ne sono già diversi, ma si tratta di strutture sanitarie “leggere” con al centro medici di base ed infermieri. Strutture adatte a cure post ricoveri per persone che non necessitano di cure complesse. Oggi però gli ospedali di comunità diventerebbero l’alternativa ad un massiccio taglio dei posti letto negli ospedali del territorio regionale. Quindi da una parte si taglia sicuramente, dall’altra si promettono strutture che non possono certo essere unicamente quelle sorte in questi anni. D’altra parte non vi sono certezze su quelle che dovranno essere le loro le loro caratteristiche e sui tipi di cura che avrebbero al loro interno.
Il rischio è che vi sia un’ennesima mazzata sulla sanità pubblica sull’onda della quadratura dei conti. Infatti l’assunto si basa sul fatto che vi siano dei cittadini indebitamente ospiti nelle corsie ospedaliere, perché bisognosi di cure post acute che potrebbero, quindi, ricevere negli ospedali di comunità. Ma l’impressione è che non si abbia una conoscenza precisa dei bisogni di tanti ricoverati, quindi potrebbe capitare che una volta trasferiti negli ospedali di comunità poi non abbiano la possibilità di ricevere le cure del caso avendo queste strutture possibilità diagnostiche limitate.

Insomma un progetto che ancora una volta potrebbe ritorcersi contro la parte più debole della popolazione, quella, per intenderci, che non ha la possibilità di optare per le cure a pagamento. Sorprende che una Regione come l’Emilia Romagna, nel passato all’avanguardia nella sanità pubblica, oggi si presti a “cure dimagranti” che assomigliano tanto a tagli indiscriminati che mettono a rischio il sistema sanitario pubblico e il diritto di cura per qualsiasi cittadino.