Fate conto di essere una speranza, tenue, intimidita come quel coniglietto della festa di paese uscito con riluttanza da una scatola, fra gente vociante che lo incita ad entrare in una delle nicchie del recinto.

E’ indecisa, già troppe volte si è infilata in cunicoli che il sol dell’avvenire non riscalda più e la fiducia non illumina ancora.

Deve rischiare.

Speranza e timore, scrive Borges, sono sempre i volti dell’incerto futuro.

Al punto in cui si è giunti la rassegnazione sarebbe sbagliata quanto l’illusione.

2 euro sono un prezzo equo per continuare a sperare.

Renzi non mi convince.

Questione di feeling.

Ascoltare i “suoi”, così simili agli “ altri”, non migliora le cose.

Che non sia di sinistra poco importa, non è una garanzia e oggi che c’è tutto da inventare quel che conta è la qualità delle persone.

Il sindaco di Firenze è abile, intraprendente, furbo, troppo forse.

Ha comunicativa, che è importante per coinvolgere i cittadini.

Resta da vedere, direbbe La Capria “se la semplicità non sia semplificazione”, se è una conquista espressiva “dopo aver sbrogliato il gomitolo della complessità”.

Quel che si può dire, per ora, è che l’approssimazione dei contenuti, del resto comune a tutti, è un punto di forza, perché l’incompiuto, sostiene Leopardi, attrae assai più del compiuto.

La formula per uscire dal buco, del resto, non l’ha nessuno.

L’Italia è un Paese in declino, la gente è scontenta e vuole cambiare.

I politici non sono di grande livello e le difficoltà ne ingigantiscono i limiti.

 “Appena s’alza il mare gli uomini senza idee per primi vanno a fondo”, canta Fossati.

Dobbiamo confidare in quel che c’è.

Renzi non mi convince ma andrò a votarlo.

Perché quel che piace a me vale meno del bene comune.

Perché al Pd serve una svolta radicale.

Perché Renzi non è compromesso nel disastro del Paese.

Perché è l’unico che ha leadership, che in politica è una qualità importante, lo è sempre stata, solo chi non ce l’ha può svilirla nella formuletta dell’uomo solo in testa alla corsa.

Renzi rappresenta la sola chance che ha il Pd di tornare a vincere le elezioni.

Le ha già vinte al tempo di Prodi, ma era un Ulivo fa, un altro tempo, un altro sentimento.

Credere nel futuro, desiderare di essere protagonisti della sua costruzione veniva spontaneo, un pensiero incorrotto dagli avvenimenti.

Oggi è più difficile.

C’è un’evidente connessione tra il voto delle primarie e quello per la guida dell’Italia.

Un segretario debole sarà un candidato debole.

Se non si vuole tornare a votare nella criminale certezza di una nuova ingovernabilità

bisogna mettere in campo fin d’ora un’offerta politica nuova che sparigli l’equilibrio delle forze.

Ho rispetto per Cuperlo e Civati ma solo Renzi appare in grado di resuscitare attenzione verso il Pd e di proiettare la sua attrattiva oltre il giardino.

Letta, la vera alternativa, temo dovrà pagare un tributo alto al coraggioso impegno che si è assunto.

Sostenere Renzi sembra, in questo momento, la cosa più sensata da fare.

Se fallisce vince Grillo, o Marina Berlusconi.

E perdiamo tutti.

 

(Guido Tampieri)