Non ce lo aspettavamo. Abituati a pensarci come persone tutte d’un pezzo, tanti difetti, certo, ma la coerenza che diamine, il disinteresse. I criteri di selezione dei dirigenti, poi, una garanzia. Oddio, a qualcuno un dubbio era venuto, piccoli indizi. Ma era certo gente cattiva, irriconoscente, che non vuole bene al partito.

Fu al tempo delle primarie vinte da Bersani, quando la sua affermazione era certa, e poi in seguito, allorché un po’ di onestà critica avrebbe evitato tanti guai. Tutta la nomenclatura (la definizione non è mia, eh), i Bassolino, i De Luca, protagonisti del successo di Pier Luigi, parlamentari, segretari vecchi e nuovi, si anche quelli che ora dicono che l’è tutto sbagliato, forse per prendere dimestichezza con l’accento, era stretta a coorte, siam pronti alla morte. Guai a fiatare, che ogni osservazione era un’insinuazione, quale allineamento, solo libero convincimento.

Ma adesso che D'Alema ha detto cose che se ne avessimo sussurrato la metà apriti cielo, sai l’indignazione dei capi, e delle loro consorti. Adesso che veniamo a sapere che l’establishment del Pd, i Bassolino, i DeLuca, parlamentari, segretari e via migrando si è schierato con Renzi per convenienza.

Si, adesso cosa dobbiamo pensare.

A rigor di logica verrebbe da dire che se erano brave persone un anno fa dovrebbero esserlo ancora, oppure, al contrario, che chi è opportunista oggi forse lo era anche ieri. E’ il principio di non contraddizione, ne parlava Aristotele. Certo la fonte è accreditata, D'Alema li conosce bene, ci avevano garantito che erano buoni, ci avevano (quasi) convinto.

Cos’è accaduto, allora, quali sono le ragioni di una metamorfosi che avrebbe trasformato, a dar credito a Dalema, gli eletti in insetti? Come nell’angosciante romanzo di Kafka. Escludendo che sia una conseguenza del cambiamento climatico non resta che considerare l’eventualità che Dalema, un tempo celebrato per il rigore cartesiano del pensiero, si sia, in questo caso, banalmente rifatto al vecchio adagio dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.

Concedendo qualcosa al risentimento e restituendoci un’immagine poco lusinghiera del Pd.

Non toccherebbe ai dissidenti dirlo ma forse il quadro è un po’ più mosso, forse ci sono dirigenti dignitosi, di qua e di là, forse qualcuno, visto come vanno le cose, sostiene Renzi per convinzione, forse il problema è che molti sono inadeguati, di qua e di là. Forse non dovrebbe neppure esserci un di qua e di là. Forse l’opportunismo si insinua là dove si attenua la tensione valoriale. Forse è questa che bisogna ritrovare e costringere le persone a schierarsi, a dire con chi stanno, non per una circostanza, un voto, ma per sempre, non incoraggia la virtù. Forse quello che serve è un confronto fra idee che si esprimono liberamente, che oggi si sentono affini e domani si allontanano.

Senza calcoli, fraternamente, come si firmavano una volta i vecchi socialisti, e , ora, i papi.

Perché ogni giorno reca con sé una nuova verità, che bisogna saper accettare, anche se è diversa dalla propria. Non si comprende quel che accade se non ci si lascia sfiorare dal dubbio di portarne qualche responsabilità.

D'Alema non è il male assoluto, causa prima e ultima delle difficoltà del Pd, la contrarietà a Renzi è legittima, ma tra le ragioni che hanno compromesso la costruzione di un partito nuovo e la crescita di un pensiero politico nuovo c’è stata quella di ritenere che l’obbiettivo di far vivere nel PD l’identità politica e culturale del Pci passasse attraverso l’affermazione della sua egemonia ed una gestione del potere funzionale ad essa.

Il risultato è che si è inaridita la dialettica entro canali correntizi, il nuovo non è nato e, per l’eterogenesi dei fini, si è screditato e perduto quel patrimonio che, in altri modi, poteva e doveva essere valorizzato. Di questo esito infelice la corrente che ha trovato riferimento in D'Alema porta una responsabilità grande.

Se c’è una lezione da trarre è che nessuno è il partito. Che chi conquista la maggioranza non ne è il padrone. Che se si vuole riprovarci, questa volta bisogna farlo assieme. Con un pizzico di rispetto e di tolleranza in più.

Ditelo anche al segretario che verrà. E ai “suoi”. Il virus è contagioso.

E mortale.

(Guido Tampieri)