Dopo l’intervista a “Per le donne”, pubblichiamo l’intervista al Centro antiviolenza di Trama di Terre, completando così il quadro informativo relativo ai servizi specificamente dedicati al contrasto alla violenza sulle donne presenti nel Circondario imolese.

Una breve presentazione del vostro centro antiviolenza
“Il Centro Antiviolenza di Trama di Terre nasce come conseguenza naturale del lavoro sul campo, iniziato a Imola nel 1997, da donne italiane e straniere unite nel proprio agire da una consapevolezza laica e femminista. Nel dicembre 2012 dedichiamo una stanza del Centro Interculturale delle donne (aperto nel 2001) al Centro Antiviolenza, forti delle esperienze di accoglienza, ospitalità e formazione accumulate negli anni. Nella ospitalità/accoglienza abitativa di donne e minori, aperta anche questa nel 2001, avevamo rilevato sempre più che la richiesta di aiuto nasceva anche da problemi di violenza all'interno della famiglia con tutte le sue connotazioni sessuali, economiche e psicologiche. La nostra equipe di lavoro è composta da operatrici e volontarie formate sul contrasto alla violenza di genere in un’ottica interculturale e da avvocate esperte sul diritto internazionale e i diritti dei minori.
Il Centro Antiviolenza offre accoglienza, ascolto, consulenza legale, sportello di formazione e inserimento lavorativo. Offre inoltre, ospitalità presso due case rifugio per le donne e i loro figli/e in pericolo immediato. Il Centro è socio dell'Associazione nazionale D.i. Re (Donne in rete contro la Violenza maschile) che mette in rete 65 centri in Italia e del Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell'Emilia-Romagna. Questo è sicuramente un valore aggiunto poiché lavorare con altri Centri Antiviolenza permette di attivare dinamiche e progetti condivisi più efficaci per le donne che si presentano ai centri e, non ultimo, costruire una politica femminista più attiva di contrasto alla violenza su tutto il territorio, nazionale e locale. Inoltre è del 2011 il nostro progetto sperimentale, primo in Italia, a contrasto dei matrimoni forzati e della violazione delle libertà per le giovani donne”.

Com’è la vostra percezione del fenomeno della violenza sulle donne nel territorio imolese?
“Non lo si può più ignorare. Purtroppo si parla soprattutto di forme e manifestazioni estreme, quali l'omicidio. Per noi la violenza sulle donne nella relazione fra uomo e donna è il prodotto di una secolare e culturale gerarchia  patriarcale. Vale anche per Imola. Un fenomeno indica un evento che richiama una momentanea attenzione. La violenza sulle donne, in ogni sua forma, la denunciano da anni: violenza fisica, psicologica, economica, normativa, sociale, religiosa, lo stalking, in famiglia e fuori. Femminicidio è l'insieme di violenze agite sulle donne in quanto tali, per annientarle  o mutilarle nella loro libertà. Grazie al movimento e alla politica delle donne da cui sono nati i Centri antiviolenza e grazie  al coraggio di singole che hanno lottato in prima persona la violenza maschile oggi si può lavorare contro la violenza in ogni sua forma e sfumatura su quasi  tutto il territorio nazionale. Rispetto al territorio locale  la percezione è che di violenza dentro le mura di casa si parli ancora sommessamente, servirebbe farlo a voce più alta e consapevole.  Le donne che si rivolgono a noi, italiane e migranti, purtroppo sono sempre  più giovani. E questo conferma che purtroppo la violenza non è in calo”.

Quante donne si sono rivolte a voi nel 2013 e con quali problematiche?
“Le donne accolte dal primo gennaio 2013 al 13 novembre 2013 sono state 67. Di queste, 15 sono state ospitate in case-rifugio, 3 di loro nel corso della permanenza sono state costrette a cambiare città per gravi ragioni di sicurezza. Altre 44 hanno usufruito dei servizi del Centro Antiviolenza senza avvalersi di ospitalità in case-rifugio, 8 hanno chiesto ascolto e informazioni esclusivamente mediante consulenza telefonica. Il totale delle figlie e figli accolte/i in case-rifugio sono state 13.
Altre 59 donne hanno svolto almeno un colloquio con una delle operatrici: 27 italiane e 32 straniere. Le donne sono venute in contatto con il Centro in 17 casi tramite  familiari, parenti, amici, conoscenti; in 6 casi tramite il centro Interculturale delle donne di Trama di Terre: in altri 6 casi attraverso informazione e diretta (locandine,volantini, etc.); in 5 casi tramite l’invio delle Forze dell’ordine; altri Centri Antiviolenza hanno inviato 3 donne; l’Asp di Imola ne ha inviato 2; altre 5 sono arrivate attraverso un’insegnante, un’avvocata, lo sportello ascolto Caritas, una psicologa e Internet. La richiesta d’aiuto è in tanti casi per ripetute e lunghe violenze domestiche; abbiamo raccolto storie che durano da decenni.  Alto è anche il numero di violenze psicologiche attraverso insulti, denigrazioni, svalorizzazioni, gelosie ossessive. Il padre padrone esiste ancora anche a Imola e agisce attraverso il controllo dei comportamenti sociali e sessuali delle  giovani figlie come del controllo economico della moglie. Numerosi i casi di stalking che fanno vivere le donne in costante angoscia e paura”.

Di cosa hanno bisogno le donne che si rivolgono a voi?
“Le donne che si rivolgono a noi hanno bisogno di essere credute. Hanno bisogno di sostegno per poter uscire da una situazione di violenza che le isola lentamente per annientarle. Hanno bisogno di rinforzare il coraggio della loro scelta per dire basta. Si scontrano troppo spesso con la burocrazia, che ha tempi molto lunghi e con istituzioni che tante volte non sono preparate ad accogliere i bisogni oggettivi e pratici di una donna che vuole uscire da una situazione di violenza. Le donne che si rivolgono al Centro hanno bisogno di un luogo, di uno spazio privato che sia in grado di sostenere e rinforzare la propria autodeterminazione. Hanno bisogno di risorse economiche per potere fare fronte all’uscita da casa. Hanno bisogno di non perdere il lavoro o di esserne reinserite. Hanno bisogno di un medico di base che riconosca la violenza e non la curi con antidepressivi. Hanno bisogno di non passare per depresse o esagerate. Hanno bisogno di potere guardare i figli senza  sentirsi colpevoli se scelgono di andarsene e di non essere giudicate cattive madri se lo fanno. Hanno bisogno di ritrovare la voglia di ridere e sentirsi belle anche se c’è qualcuno che le dice in continuazione che fanno schifo e che non valgono nulla. Le donne che si rivolgono a noi hanno bisogno di essere credute”.

Come sono i rapporti con le istituzioni del territorio (Comuni, Asp, Asl, forze dell’ordine)?
“Il nostro Centro antiviolenza a oggi non ha una convenzione con il Comune. Lavora con i servizi in base alle singole situazioni che si presentano, questo vale anche per le case rifugio. Si sta lavorando insieme per un Accordo di collaborazione fra Asp (Azienda Servizi alla persona) del Circondario Imolese, l’Azienda Sanitaria Locale Imola, l'Associazione “Per le donne” e Trama di Terre: l’obiettivo è la presa in carico socio-sanitaria delle donne che hanno subìto violenza.  Si spera di arrivare presto a una condivisione di pratiche efficaci. Ottimo il rapporto con la Polizia, che avendo referenti diretti, sia donne che uomini, qualificati e sensibili, velocizza molte procedure. Vuoto totale per quanto riguarda il mondo della politica e di chi la governa.  Il problema, in ogni caso, con le istituzioni e la rete dei servizi è dare una prospettiva di genere alle diverse facce che la violenza maschile agisce contro le donne. A ognuno il suo compito. Noi crediamo che il nostro, quello di un centro antiviolenza, sia sostenere e dare voce ai diritti delle donne come singole, non solo come madri o mogli”.

Cosa serve, secondo voi, per affrontare in modo adeguato il fenomeno della violenza sulle donne?
“Sicuramente maggiore risorse ai Centri Antiviolenza, risorse certe alle case-rifugio attraverso convenzioni che fissino il numero dei posti letto come richiesto dall’Unione Europea e che  non spariscano nel cambio delle Giunte Comunali.  Una maggiore formazione per le operatrici e gli operatori dei diversi servizi e sicuramente una rete di servizi coordinata e coerente nel dare risposte alle donne. Sarebbero importantissime una  formazione e una istruzione adeguata a scuola, non solo sul contrasto alla violenza, ma che ribalti le gerarchie tra i sessi, che valorizzi le differenze, in ogni materia scolastica, ogni giorno. Inoltre, servono più spazi per le donne: luoghi nei quali esse possano confrontarsi e agire insieme contro politiche sessiste e razziste. Il più delle volte il problema della violenza sulle donne, per le donne, è nominarla. L'esperienza decennale dei Centri Antiviolenza, nati da un percorso femminista, insegna proprio questo: l'attenzione e il sostegno delle altre donne favorisce e incoraggia la propria autodeterminazione e quella della altre a uscire da uno stato di violenza”.

Cosa chiedete agli interlocutori territoriali?
“E’ la politica locale la grande assente. Serve una presa di parola politica concreta rispetto alla violenza. Non bastano più i generici “siamo con voi” degli amministratori locali. Se sì, a fare cosa? Dove sono i tavoli di contrasto promessi? Chi sono i nostri interlocutori? Che idee e proposte hanno?  Molti Comuni dell'Emilia Romagna finanziano i Centri Antiviolenza territoriali. Oltre a essere un atto dovuto, possiamo dire che è lungimirante. I costi della violenza maschile sono altissimi, non solo per le donne o i loro figli, ma per l'intera comunità. Inoltre, crediamo si debbano mettere in atto pratiche che agevolino e facilitino la azioni delle donne che intraprendono un percorso di fuoriuscita dalla violenza. Per fare questo è importantissimo che chi decide e promuove le politiche di contrasto ascolti i Centri Antiviolenza: le operatrici che quotidianamente lavorano in prima linea per contrastare e promuovere una vita delle donne senza violenza possono contribuire in modo sostanziale  alla stesura di linee-guida efficaci e di prevenzione. Siamo una risorsa indispensabile, ci viene detto dalle istituzioni. Ci auguriamo c he riescano a dimostrarlo non solo a parole. Le donne sono stanche di essere l’altra metà del cielo solo quando serve”.

(Virna Gioiellieri)