Imola. Giovedì 5 dicembre scorso ero presente all’incontro che ha avuto luogo allo Zoo Acquario dove si è parlato di possibili nuove installazioni di antenne per telefonia mobile. Come è spesso accaduto in casi analoghi dove c’è uno scontro fra vecchio e nuovo o fra “ragione” e interesse economico, in certi momenti la riunione mi è sembrata un dialogo fra sordi.

Quando, in Italia, si mise il limite di velocità sulle autostrade, l’Avv. Agnelli disse che era una scelta “anti-tecnica” e quando si disse che il fumo faceva male, ci furono illustri medici che – contro l’evidenza delle cose – continuavano a dire che non c’erano prove certe…e nessuno di loro è stato radiato dall’Albo! Altro esempio, sono le cure con cellule staminali: visto che la cura costa e non è stato dimostrato come funziona, non si deve fare!

Nel caso dell’elettrosmog, la cosa è molto più complessa perché è una “cosa” che c’è ma non si vede e non esistono studi specie sugli effetti di campi elettrici – anche modesti – nel lungo periodo. C’è chi dice che finché non è scientificamente dimostrato cosa accade nel nostro organismo con tanto di descrizione – scientificamente provata – di tutte le nostre dinamiche interne, il fenomeno non può essere considerato, personalmente, non so come potrei andare sulla tomba di un famigliare a dirgli che non dovrebbe essere morto!

C’è invece chi dice che: “Visto che una relazione stretta fra causa e effetto esiste, pur non conoscendo in che modo la causa provoca l’effetto, noi dobbiamo difenderci”. Un po’ come si fa coi funghi velenosi: il meccanismo col quale agisce il veleno non lo conosce quasi nessuno ma nessuno mangia funghi velenosi… e mi sembra ragionevole!
L’elettrosmog non è totalmente conosciuto nemmeno da chi lo studia da vent’anni e non c’è da stupirsi se i cittadini ne sanno ben poco, anche perché l’informazione lo tratta raramente: non è facile parlarne. Ho ascoltato una bella relazione del direttore scientifico dell’Istituto di ricerca Ramazzini, il dott. Morando Soffritti, l’unico vero competente della materia e che non ha negato i rischi che le nuove antenne comporterebbero. L’assessore all’Ambiente Davide Tronconi, animato da buona volontà, si trova a esordire col peggior problema che potesse capitargli (sono disponibile a spiegargli tutto quello che so), l’Arpa di certo è brava a fare i rilevamenti anche se non condivido il fare la media dei valori: non ci sono prove scientifiche che dimostrino che il nostro organismo é “istruito” per fare la media. Se mangiamo il fungo velenoso, l’organismo non fa la media della velenosità settimanale, e se durante un picco di elettrosmog una sola cellula si danneggia, il danno è già fatto in modo irreversibile e nessuno può dimostrare il contrario.
 
Una cosa che molti non hanno ben capito, è perché servano nuove antenne visto che i telefonini funzionano ovunque: vedo di spiegarlo in modo semplice. La trasmissione della sola voce, tecnicamente parlando, non “occupa molto spazio” mentre la trasmissione di immagini e specialmente di filmati, ne occupa infinitamente di più. Un lunghissimo “messaggino” che si legga in 10 minuti occupa un cinquecentesimo dello “spazio” di un filmato di medio-scarsa qualità lungo 10 minuti, per questo occorre essere velocissimi a trasmettere i dati al fine di evitare che la rete si ingorghi e vada in tilt.
Le Aziende trasmettono i dati tramite computer connessi a cavo telefonico: solo gli apparecchi mobili si “agganciano” ai ripetitori e chi li usa? Una ristretta cerchia di persone ne la bisogno per lavoro: professionisti, rappresentanti, qualche speciale Corpo di Polizia ma la stragrande quantità di “traffico” è composta da adolescenti che operano su “Facebook” o che si divertono chattando, parlandosi fra loro in “videotelefono” o scambiandosi filmati e immagini, i più impegnati, giocano fra loro “in rete”. Si tratta di puro e semplice divertimento come un “salotto virtuale” o la sala giochi, ed è per avere questo che la vita di qualcuno è messa a rischio.

L’onorevole Gasparri, grande esperto in questa materia avendo fatto il Liceo classico ha, di fatto, dato carta bianca alle compagnie telefoniche: cosa si può fare? Forse sono percorribili tre vie, due della quali, previa consulenza legale.

– Lo strapotere dato alle compagnie telefoniche in quanto “gestori di un servizio di pubblica utilità” è in rotta di collisione col diritto alla salute espresso dall’articolo 32 della nostra Costituzione. Nel sancire la tutela della salute come ”diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività”, l’art. 32 di fatto obbliga lo Stato ad adottare comportamenti finalizzati alla migliore tutela possibile della salute stessa.  Estendendo il concetto, il mantenimento di uno stato di completo benessere psico-fisico e sociale costituisce un diritto fondamentale per il singolo perché i valori di cui il singolo è portatore, sono anche interesse della collettività. Non si possono portare in tribunale le dimostrazioni scientifiche ancora da scoprire ma i numeri che dimostrano gli effetti, si possono trovare nei cimiteri e negli ospedali, e per questo una ragione di “incostituzionalità” della legge “Gasparri” mi sembra sostenibile. Credo che sollevare la questione di incostituzionalità possa congelare il montaggio di nuovi tralicci di antenne: suggerisco una qualificata consulenza legale in proposito.

– Altra via legale da percorrere solo previa verifica di compatibilità con le norme europee è la tassazione abbinata all’uso della “trasmissione dati”. Mi spiego meglio: ci sono alcuni che hanno bisogno del servizio per svolgere il loro lavoro e, specie in un momento come questo, vanno tutelati. Ci sono moltissimi che ingorgano il sistema solo per divertirsi e questi potrebbero pagare una tariffa maggiorata perché se andassero a divertirsi in “sala giochi” pagherebbero molto di più!

Questo produrrebbe tre effetti positivi: non ci sarebbe bisogno di nuove antenne e ci sarebbero meno rischi per la salute; gli adolescenti sarebbero “indotti” ad avere meno rapporti virtuali e più rapporti personali, utili a socializzare! Si creerebbe il bisogno di un maggior numero di locali per “incontro giovani” con qualche posto di lavoro in più, il ché non guasterebbe. Verificata la percorribilità di questo possibile iter, non resta che fare una pressione “trasversale” su tutti i partiti politici, ognuno sul suo partito! Internet può aiutare moltissimo in questo, può aiutare a non morire causa Internet!

– La terza via percorribile è puramente tecnica e devo spiegarla. Quando percorrete una autostrada, avete modo di ascoltare Isoradio sui 103,3 MHz e l’ascolterete bene in qualsiasi zona del territorio italiano, comprese le gallerie. Con sistemi normali, sarebbe stato impossibile coprire l’Italia intera senza obbligare, chi è al volante, a cambiare sintonia ogni 50 Km cercandosi sempre l’emittente in mezzo a un mare di radio diverse. La tecnica di trasmissione in isofrequenza, brevettata dal Centro ricerche della Rai, consiste nell’uso, ove è possibile, di trasmettitori tradizionali e, ove necessiti, di trasmettitori detti “a raso” lungo le autostrade e in galleria, una sorta di antenna, corre lungo la strada! Certo c’è da lavorarci sopra perché si tratta di adattare l’idea ad un nuovo impiego ma tecnicamente non vedo come ciò non sia risolvibile malgrado la diversità delle frequenze in uso.
Credo che una ricerca-sperimentazione condotta in tal senso, porterebbe alla risoluzione del problema sia pure con maggior costo da parte dei Gestori: potrebbe esserci un cavo lungo tutte le vie e ogni apparecchio di telefonia mobile si “aggancerebbe” a questo cavo senza bisogno di torri e tralicci. Il campo elettrico di base risulterebbe sicuramente modesto data la necessità di coprire solo poche decine di metri.

Così com’è regolamentato oggi, il sistema è concepito solo ad esclusivo vantaggio di Apple, Motorola e simili nonché dei gestori nazionali che, di fatto, ne consentono l’uso anche a scapito della salute della gente. Ma siamo in tanti al mondo e se ne morissero anche sette milioni all’anno, sarebbero solo uno per mille! Un danno collaterale ben sopportabile se finalizzato alla salute… del bilancio delle multinazionali!
(Gian Franco Bonanni)