Imola. Un risultato oltre le più ottimistiche previsioni della vigilia quando si parlava di circa 12mila presenze. Alle primarie del Pd dell'8 dicembre 2013 si sono recati a votare ben 15.794 cittadini nel circondario, poco meno delle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato premier lo scorso anno quando furono 17.357. Ma allora si parlava di una coalizione (Nichi Vendola era della partita) ed erano imminenti le elezioni nazionali mentre stavolta si trattava di scegliere solamente (si fa per dire, ndr) il segretario nazionale del Partito democratico fra Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e Pippo Civati. Vittoria netta, oltre il previsto nell'Imolese dove gran parte dei maggiorenti si erano schierati con Cuperlo, per Matteo Renzi con 11.420 preferenze (72,66% oltre il risultato nazionale) con Gianni Cuperlo fermo a 2.405 consensi (15,30%) tallonato da Giuseppe Civati 1.893 (12,04%).

“Meglio di così non poteva andare – sorride Pierpaolo Mega renziano della prima ora che fa parte della segreteria – sia per l'affluenza sia per il risultato oltre il 72% del sindaco di Renzi che comporta una svolta vera nel paese. Per quanto riguarda la federazione Pd di viale Zappi mi auguro che i dirigenti lascino del tutto l'attendismo e procedano velocemente, non solo a parole, verso un cambiamento nei fatti”.
“Noi a Castel San Pietro stiamo festeggiando – assicura il sindaco del Cassero Sara Brunori – perché Civati è arrivato secondo in tutti i sei circoli nei quali si è votato con una percentuale vicina al 16%. Tutto ciò lo abbiamo ottenuto grazie all'impegno di gente semplice, senza avere nomi di spicco con noi”. “Il dato eclatante di questa tornata elettorale nel circondario è il crollo di Cuperlo – sottolinea Pietro Tonelli civatiano di Imola – mentre noi ci avviciniamo al risultato del pupillo di D'Alema. E' incredibile che in un seggio di Medicina centro, dove tutti i dirigenti erano con Cuperlo e noi non siamo riusciti a distribuire nemmeno un volantino, Renzi abbia avuto 800 voti, Cuperlo 200 e Civati oltre 100. I cuperliani di Medicina devono andare a casa”. In effetti, la batosta si è fatta sentire visto che i dirigenti schierati con Cuperlo non si sono fatti sentire.

(Massimo Mongardi)