Lugo (Ra). Il risultato finale è stato clamoroso: la Bassa Romagna, al 70%, ha voluto Matteo Renzi segretario del Pd e i numeri non ammettono repliche. Il risultato, per la vecchia guardia, che oggi ha il 100% del potere nel territorio, è impietoso, quasi un preavviso di sfratto per molti personaggi che, a torto o a ragione, avevano immaginato una carriera tradizionale.

Il voto ha detto in maniera inequivocabile che lo spazio per i piccoli grandi trasformismi è davvro ridotto.

Ma veniamo a chi ha vinto le primarie, veniamo a Sabrina Mondini, di Voltana, che è stata eletta nell’assemblea nazionale e che già il 15 dicembre andrà a Milano per il primo incontro.

“Io vengo dalla storia del Pd, perché la mia esperienza politica comincia con questo partito. Se togliamo un paio di anni nei quali non ho rinnovato la tessera perché poco d’accordo con la gestione esistente, ho sempre partecipato alla vita di questa organizzazione. Poi è arrivato Renzi e mi sono immediatamente riconosciuta nelle sue proposte.

Quindi lo avevi già votato quando aveva sfidato Bersani.

“Sì e lo avevo fatto con grande convinzione.”

Tu operi in un territorio saldamente tradizionale. Quando hai e avete capito che qualcosa era cambiato anche qui (a Voltana Renzi ha ottenuto il 64%).

“Quando mi sono accorta che durante i volantinaggi o gli incontri le persone venivano a parlare con noi per cercare contatti.

Quando è arrivato il risultato finale è stata una sorpresa, un trionfo. Io avrei firmato per il 51%. E mi è dispiaciuto vedere, alla sede del Pd, che mentre noi abbiamo ascoltato gli interventi di tutti e tre i candidati, quelli di Cuperlo hanno abbandonato la stanza quando ha parlato Renzi.”

Che sensazione hai, per quel che riguarda il territorio? Cosa ti aspetti dai gruppi dirigenti che sono stati eletti dai congressi (quindi in maggioranza legati alla mozione Cuperlo)?

“Io credo che i dirigenti debbano prendere atto di questo voto e ricordare che la platea di coloro che hanno votato ai congressi è molto più bassa di quella delle primarie.

E’ un voto che chiede cambiamento e cambio di direzione di questo nostro partito.”

Significa anche facce nuove?

“Facce nuove e come arrivarci. Faccio un esempio e mi riferisco all’Asl unica della Romagna. Io sono d’accordo, in linea di massima, col progetto, ma se ne è parlato troppo poco con io cittadini. Un progetto condiviso risolverebbe molti malintesi e il Pd non deve rincorrere i problemi, deve prevederli quando è possibile.”

Siamo prossimi ad un’altra campagna elettorale, e non sarà semplice. Come dovrà essere fatta la scelta dei candidati?

“Prima di tutto vanno scelti in modo condiviso al nostro interno. Ora tutti devono fare un passo indietro e capire che non si può andare contro la volontà dei cittadine che chiedono una svolta profonda.”

Oggi un candidato indicato dagli attuali gruppi dirigenti che possibilità ha di vincere?

“Se quella scelta è frutto di gruppi ristretti e non della platea ampia che sostiene il rinnovamento, è perdente. Le primarie rimangono uno strumento importante, possibilmente di coalizione.”

 

Ci spostiamo di alcuni Km e siamo a Lugo in compagnia del coordinatore dei Comitati Renzi della Bassa Romagna, Vito Ronchi, che si definisce “stanco ma felice”.

“Ci stiamo godendo un po’ di relax perché da un anno e mezzo siamo sempre stati in piena attività.

Ora Renzi, a Lugo, è forte di un 75% che non mi immaginavo e che ci racconta di una voglia di cambiare, di innovare davvero prepotente.

La Bassa Romagna ha voltato pagina, nemmeno noi, che pure avevamo capito in che direzione andava la spinta, ci aspettavano un simile risultato”

E come sta reagendo l’attuale gruppo dirigente del P, espresso da maggioranze molto diverse?

“Io ho fiducia nei dirigenti e sono sicura che sapranno cogliere le istanze espresse da questo voto. Credo ad esempio che Michele De Pascale stia trovando modi nuovi per coinvolgere i cittadini e mi pare che stai andando nella direzione giusta.”

 

(Michele Zacchi)