Un paese, il mondo, hanno sempre bisogno di eroi, come ci dimostra in questi giorni l'eco e il riverbero morale nei nostri cuori lasciati da Nelson Mandela.
La sua storia e la sua scelta di guardare al domani del suo popolo, piuttosto che alla sofferenza ingiusta a cui egli fu costretto, ci indicano con chiarezza la strada per il progresso della sua nazione, ma anche di tutte le nostre singole vite.

Un'altra storia, che ho conosciuto in questi giorni, mi fa vedere come abbiamo un bisogno continuo di persone che hanno seguito fino in fondo i valori in cui credono. Il suo nome era August Landmesser. Un giorno del 1936 a Amburgo rifiutò di alzare il braccio nel saluto nazista, come invece faceva la folla attorno a lui.
La fotografia si trova esposta al centro di documentazione “Topografia del terrore” presso il vecchio quartier generale della Gestapo a Berlino: era stata scattata nel 1936 e ritrae la folla che faceva il saluto nazista per celebrare la partenza dal porto della nave Blohm & Voss.
La fotografia simboleggia il coraggio di August Landmesser nel dire “no”. Nel 1936 l'uomo lavorava come operaio ai cantieri navali di Amburgo. Alla cerimonia era presente anche Adolf Hitler, si legge nel testo che al centro di Berlino accompagna la fotografia.

“August Landmesser aveva le sue buone ragioni per non fare il saluto nazista – si legge sull'edizione online del Washington Post -. Nel 1935 il giovane aveva sposato una ragazza ebrea, Irma Eckler. La loro unione era vietata dalla legge nazista. Landmesser era stato escluso dal partito, al quale aveva aderito nel 1931.
Lui e la moglie erano stati arrestati nel 1938 e condotti in carcere per aver disonorato la razza. Nel 1941 l'uomo era stato mandato a combattere al fronte e di lui non si avevano più avute notizie, così come della moglie, morta forse in carcere o in un campo di concentramento. Le loro due bambine, Ingrid e Irene, erano state chiuse in un orfanotrofio ed erano sopravvissute alla guerra. Nel 1991 Irene aveva visto la fotografia pubblicata da un giornale tedesco e vi aveva riconosciuto suo padre.
Abbiamo tutti bisogno di eroi, che diano coraggio alle nostre giornate.

(Tommaso Moro)