Imola. Un'occhiata alla cassetta della posta e… aih!, la Tares. Mi ci perdo un po' tra la fantasiosa serie di sigle ideata da questo governo dalle larghe intese e pretese, ma realizzo quasi subito: dalle nostre parti si chiama la tassa del “rusco”. L'occhio corre immediatamente all'importo e così, su due piedi, realizzo trattarsi di circa lo stesso importo pagato finora: non si tratta infatti di saldo, ma di oltre i 100% di quanto pagato finora. D'altra parte deve essere chiaro che se il nostro Governo non si decide ad andare a prendere i soldi dove ci sono, toccherà sempre agli stessi pagare per tutto e tutti! Ma il divertimento comincia ora: occorre saper trarre gaudio anche nelle occasioni tristi e demenziali, tipo questa bolletta che ho tra le mani.

Iniziamo a divertirci dal sistema di calcolo: si paga un tanto al metro quadro! Si sa che la sporcizia, il pattume, gli scarti, insomma il rusco, viene prodotto un tanto al metro. Ogni mattina, appena svegli, mentre preparate il caffè, prestate attenzione: per ogni metro quadro della vostra pavimentazione, bagno e ripostiglio inclusi, troverete un mucchietto di scarti, di polistirolo, un trancio di lattina e due cocci di vetro. Poco importa se nella vostra abitazione si vive in due o in dieci: la produzione di rusco è identica. Come dite? Vivete in condizione di single, mangiate sempre fuori e abitate nel grande appartamento, praticamente vuoto, lascito del genitore? Non conta, un tanto al metro e zitti!

Ma il divertimento continua: mai che si riesca ad avere un importo da pagare calcolato in modo semplice, chiaro, lineare! Quindici righe di numeri per arrivare all'importo finale e che righe! C'è la quota fissa e quella variabile (variabile da che? si restringe o si allarga il pavimento?), le agevolazioni della quota variabile suddivise in tre sotto-voci, poi un po' di addizionale provinciale (se ne sentiva la mancanza!) e finalmente un po' di detrazioni: primo acconto con la relativa addizionale, secondo acconto, pure lui addizionato (altrimenti si sentiva solo). Ma siamo quasi alla fine ed ecco la “quota servizi indivisibili”: mistero della terminologia! Indivisibili da che? Da chi? Mah! Poi un occhio all'importo: 129 metri per 0,3000000 fanno, secondo loro 38,72 €, secondo me 38,7 tondo tondo. Quei due centesimi me li acciuffano e c'è poco da discutere visto i ben sei zeri dopo lo 0,3.

Ora che mi sono messo a giocare tra i numeri mi salta all'occhio un altro numero:  il prezzo di compenso per la raccolta differenziata mi sembra un po' basso! Sono stato sempre dell'idea che non dovremmo ricevere compenso alcuno per un'azione dalla quale tutti noi traiamo indubitabile vantaggio, come l'attenzione all'ecologia, ma se intendono darmi un compenso che compenso sia! Appena 0.0154837 al kilo è un prezzo da svendita, come di stagione. Al compilatore deve essere scappato qualche zero, il controllore è già sulla prima neve e il mega dirigente è troppo impegnato a controllare gli interessi della propria fascia di riferimento politico per curarsi di queste sciocchezze. Poi si sa che le macchine non sbagliano mai, quindi anche l'idea che occorra verificare le impostazioni che l'uomo fornisce alla macchina sanno di superato, di secolo scorso, di tremendamente umano e materiale. Le malelingue già affermano che Hera si sbaglia sempre in più a proprio vantaggio, ma non è vero: gli zeri questa volta sono stati aggiunti in più! Come dite? Gli zeri dopo la virgola deprezzano lo sconto? Ecco le malelingue…

L'ultima riga, il totale da pagare, risulta ben isolato dal restante contesto. in grassetto e bene in evidenza: quando si tratta di pagare le cose devono essere messe ben in chiaro. Questo è certo.

(Mauro Magnani)