Ravenna. L’8 dicembre è già lontano, ma è difficile dimenticare la travolgente vittoria di Matteo Renzi in provincia di Ravenna.

Inaspettata, nella quantità, perché i portavoce della lista di Cuperlo (con in testa Maurizio Roi, ex sindaco di Lugo) contavano anzi di poter recuperare punti e voti. E invece sappiamo tutti com’è andata.

Ora si tratta di capire come si fonderanno due elementi: da un lato gli iscritti (che si erano orientati verso Cuperlo) e gli elettori che invece hanno fatto capire in maniera forte e chiara la loro volontà di rinnovamento.

Ogni tanto si coglie ancora un robusta presenza conservatrice che vuole ancora un Pd che assomiglia tanto al vecchio Pci. E’ una realtà che non va sottovalutata, soprattutto perché controlla gran parte delle finanze e della organizzazione, ma la spinta di don Matteo pare essere, al momento, ben più forte delle potenziali resistenze.

Ne abbiamo parlato con Manula Rontini, da poco eletta nella direzione nazionale del partito, e coordinatrice della segreteria provinciale.

Allora, eravate preparati ad una vittoria così netta?

“La vittoria era data per scontata, ma i numeri finali sono stati sorprendenti. In particolare in Emilia Romagna (tre punti in più della media nazionale) e in provincia di Ravenna (ben quattro punti in più). La voglia di cambiare, di cambiare passo, non poteva essere più netta e chiara ed era chiaro che alle urne è andato il nostro popolo.

Ora dobbiamo offrire concretezza e anche a Ravenna l’indicazione deve essere precisa: programmi condivisi e proposte politiche.”

Quali le proposte che hanno convinto le persone a votare Renzi?

“A mio avviso dobbiamo partire dalla percezione della crisi. E’ pesante e picchia duro anche in Emilia Romagna dove da molto tempo non eravamo abituati alla cassa integrazione e ai licenziamenti. Poi abbiamo le difficoltà del governo (nato come esperienza delle larghe intese) e quindi i cittadini vogliono nuove risposte per superare le difficoltà.

E un primo risultato si è già visto. Da quando Matteo Renzi è diventato segretario il Pd sta imponendo la propria agenda.

Io credo che un’altra parola chiave sia semplificazione. I meccanismi della burocrazia sono ormai insopportabili, e invece del giusto passaggio dalla complessità alla semplificazione, siamo arrivati alle assurde complicazioni.

Infine invito a non dimenticare un tipo di elettore che ci manda un messaggio preciso: ancora per questa volta mi fido, ma se…”

Torniamo in provincia. Molti comuni si stanno preparando alle elezioni del maggio 2014; che elementi di novità ci saranno?

“Intanto abbiamo stabilito che le primarie sono lo strumento normale per scegliere i candidati. Poi è vero che in molte realtà si è trovato l’accordo (a Fusignano su Nicola Paci, a Cotignola su Luca Piovaccari, a Lugo su Davide Ranalli) ma in altre come a Massa Lombarda (dove competono bassi e Missiroli) e Conselice (sono in lizza Pula e Martoni) le primarie decideranno il nome del nostro candidato. Non dimentichiamoci che, tra l’altro, le primarie consentono una campagna elettorale “lunga”, con tutto il tempòo necessario per coinvolgere i cittadini.”

Il Pd di Ravenna viene da una storia molto targata Pci. Come si mescolano le differenti sensibilità?

“Devo dire che alcuni di noi lavorano di comune accordo già da mesi, ma abbiamo deciso di lasciare ai singoli comuni un’ampia libertà d’azione.”

 

(Michele Zacchi)