Il Parlamento è in vacanza: buon riposo a tutti, almeno per un po’ non ci scervelleremo per capire cosa stanno facendo i nostri rappresentanti.
Perché, lo confesso: mi sono perso! Ho cercato di seguire il dibattito sulle leggi sulla casa e sulla Legge di stabilità e le altre misure governative, ma ne sono uscito confuso, molto confuso.

Se il gettito dipendesse da quante volte una tassa cambia nome, quello delle imposte sulla casa garantirebbe un record di entrate: invece non è così, nei tortuosi percorsi parlamentari della legge di Stabilità l'ormai ex-Imu (l'Imposta municipale unica), che già aveva preso il posto dell'Ici (Imposta comunale sugli immobili) stava per chiamarsi Trise (Tributo sui servizi comunali), a sua volta divisa in Tari (Tassa sui rifiuti) e Tasi (sui servizi indivisibili, che vanno dalla luce, all'arredo urbano, agli stipendi della polizia municipale). Poi è anche comparsa nelle aule parlamentari la Tuc, il Tributo unico comunale, che evoca il nome di un biscotto un po' salato un po' dolce. Come le tasse, del resto! Poi si è trasformata nella Iuc, Imposta unica comunale, che pure esisteva già, fino al '92 si chiamavano in un altro modo, Invim e Ilor; poi venne l'Isi, l'Imposta straordinaria sugli immobili, tanto straordinaria da trasformarsi in imposta permanente. Non manca naturalmente la mini-imu. E così via perchè, si sa, la fantasia non manca certo agli italiani.

Bene, se li si mette in fila arriviamo a contare una decina di nomi diversi di una tassa sulla casa e sui servizi, da fare invidia all'Accademia della Crusca. Insomma, ci vorrebbe un vocabolarietto apposito per superare questo vero e proprio rompicapo che aumenta la confusione, mentre non è certo il gettito: dal momento che il governo sta ancora cercando le risorse ed i modi per coprire completamente il taglio dell'Imu sulla prima casa e non è ancora del tutto chiaro se, cosa e quanto pagheremo. Infatti, anche le cifre relative ai comuni che faranno pagare nel 2014 l’integrazione delle tasse sulle case per il 2013 sono ballerine: prima si parlava di 800 municipi, saliti a circa 1000, poi a 1500, a 2500, forse addirittura a 4000, non si capisce ancora bene. Come non si sa se dopo aver pagato, poi avremo o no degli sgravi, e come.

E poi, come essere tranquilli dopo una Legge di stabilità che, alla faccia della chiarezza e della semplificazione, ha visto “il parlamento più giovane ed innovativo di sempre” proporre centinaia, anzi migliaia di emendamenti sui temi più disparati, per lo più – per fortuna – cassati o non approvati; e meno male che è stata ritirata una “legge-omnibus” (che cioè conteneva tante norme disomogenee) che doveva essere “Salva-Roma”, cioè condonare e coprire  i buchi del bilancio della capitale, ma per magia al Senato si era arricchita di decine e decine di micronorme su tutto, estranee alla materia, tipo sostituire le lampade ai semafori con moderni led, finanziare i treni calabresi e valdostani, restaurare le torri di guardia al mare, permettere una nuova “tassa di sbarco” sulle piccole isole e sanatorie per i manufatti in legno su terreni demaniali. Tanto che alcuni giornalisti la hanno definita “legge Frankenstein”. Tutti provvedimenti straordinari ed urgenti, come è previsto a proposito dei decreti-legge? No, perché Matteo Renzi la ha definita una “porcata” e il Presidente Napolitano ha detto “stop”, poi ha invitato le Camere ed il Governo ad essere più rigorosi e legiferare con più trasparenza e secondo le norme vigenti.

Ma stiamo tranquilli, una gran massa di provvedimenti sono tornati prestissimo, con la Legge milleproroghe, appunto una leggina (anzi “leggiona”) che contiene un’altra infinità di norme, talora astruse ed incomprensibili, almeno al cittadino comune, che non sono prima riuscite a “passare” per i canali parlamentari usuali, ma ora vengono riproposte egualmente. Ma cos’è in definitiva questa Legge milleproroghe? Di fatto, ad alcuni provvedimenti non rinviabili che per vari motivi non sono stati ancora approvati e che altrimenti creerebbero guai nel 2014, se ne aggiungono furbescamente altri che non sono affatto urgenti, ma non sono in precedenza stati approvati dal Parlamento e così ora si fanno “passare” ed altri  ancora che sono di poca importanza generale, ma così passano tutti in blocco. L’unica cosa certa è che la Milleproroghe contiene alcuni rinvii e nuove (piccole?) tasse che si aggiungono a quelle della Legge di stabilità. Ma stiamo tranquilli, c’è già la promessa che queste norme nel 2014 verranno cambiate, anzi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Patroni Griffi sta già lavorando alle modifiche in questi giorni di festa.

Continuando ad informarmi, ho appreso che sono più di 400 i decreti attuativi delle misure previste dai governi Monti e Letta per renderli effettivi, cioè per applicare le leggi varate (Salva-Italia, Cresci-Italia, Semplifica-Italia, Lavoro, Sviluppo, Spending review, e così via elencando); ne sono stati approvati solo circa il 40% di quelli necessari, senza deliberare i rimanenti molte scelte goà sbandierate come di fondamentale importanza rimarranno lettera morta.
Infine, “ballano” i dati relativi alle previsioni economico-finanziarie, sia della chiusura dei conti del 2013, ma soprattutto per il 2014: governo – confindustria – enti internazionali propongono cifre diverse su deficit – debito – disoccupazione – eccetera: a chi credere?

Per non parlare del taglio delle province, dei costi della politica, degli affitti e delle pensioni d’oro, della faccenda delle slot machines, continuando con i costi della politica e le riforme istituzionali, e così via: insomma, ci sono tantissime norme annunciate e proposte poi ritirate o modificate più e più volte e da riprendere nel prossimo anno. “Stop an go” dicono gli Inglesi (cioè stop alle riforme e go a circa 2 miliardi di nuove tasse previste dalla finanziaria).
Ma, si sa, la colpa è dei giornalisti, che non capiscono e fanno confusione e spesso dicono che si fanno più annunci che cose concrete e non colgono i “messaggi” che arrivano, e dopo aver seguito attentamente l’evolversi della legislazione italiana sono un poco confusi.

Come i cittadini del resto, ed anche a livello locale, perché anche qui da noi ad Imola sono arrivate le “cartelle pazze”, e non una volta sola: infatti, dopo il noto pasticcio fatto da Hera poco fa sulla casa, in questi giorni stanno girando lettere con le quali si sta chiedendo ai proprietari di garage – capannoni – attività varie di pagare una tassa retroattiva di ben 5 anni, di cui i contribuenti non erano a conoscenza, con addirittura gli interessi di mora. E chi magari a suo tempo avrebbe pagato senza discussione, per essere in regola, è arrabbiato, perchè non si capisce bene chi si sia “dimenticato” di applicarla o notificarla. Inoltre continua la protesta degli imprenditori della Vallata del Santerno che si sono visti cartelle “provvisorie” della  tassa sui rifiuti aumentate del 70%: “poi” nel 2014 si faranno i conti reali ed i conguagli!

Quando si capirà che una delle richieste più importanti da parte della gente è di semplificare e sapere esattamente cosa fare? Perché, altrimenti, il cittadino onesto rischia di essere penalizzato, mentre chi fa il furbo e non paga, prima o poi avrà una sanatoria, come le piccole o grandi che anche la Legge di stabilità ha previsto, nonostante le precedenti promesse di non farne più: ci sono minicondoni sulle spiagge e sui terreni demaniali, sulle cartelle di Equitalia, e così via…

Ma siamo sotto le feste e ormai guardiamo al 2014, cerchiamo di essere fiduciosi ed ottimisti e, anche se il 2013 si chiude con un poco di confusione, auspichiamo un nuovo anno migliore che, almeno, porti maggiore chiarezza  e trasparenza sulle faccende della cosa pubblica che, bene o male, riguardano tutti noi cittadini di questo paese bello, ma molto molto confuso.
Stavo per chiudere, ma ci sono 3 ciliegine finali sulla torta: la mancanza del numero legale al Senato che doveva discutere del decreto sulla revisione dei finanziamenti ai partiti, i 17 nuovi prefetti nominati da Alfano, e soprattutto la bocciatura per un voto (1 voto) da parte dell’Assemblea regionale siciliana dell’abolizione delle province proposta dal governatore Crocetta: che dire di più?
Cosa ci aspetta?

(Marco Pelliconi)