La sera dell’8 dicembre, concludevo una brevissima nota critica sulla vicenda dell’elezione diretta del segretario Pd, pubblicata su facebook, esprimendo la speranza che il ruolo cambiasse la persona (Renzi) e i suoi propositi programmatici, in meglio. L’11 dicembre ho diffuso una breve nota col titolo: “Elezione diretta del segretario del Pd”.
Dopo l’insediamento di Renzi il 15 dicembre e il suo discorso, ritorno sulla questione, analizzando brevemente lo stato delle cose a proposito del tema lavoro dal punto di vista dei diritti.

Il capitolo lavoro del programma col quale Renzi ha partecipato alla gara per l’elezione diretta del segretario del Pd, termina con questa frase: “E un piano per il lavoro da presentare al Paese prima del prossimo Primo Maggio per raccontare che idee abbiamo noi del lavoro, dalla possibilità di assunzioni a tempo indeterminato per i giovani con sgravio fiscale nelle aziende per i primi tre anni fino all’investimento necessario per chi si trova senza lavoro all’improvviso a cinquant’anni”. Massimo Giannini su Repubblica del 16 riferisce che Renzi “… parte all’attacco invocando un piano straordinario sul lavoro per dare diritti a chi non ne ha”.
Il 13 dicembre, Itzhak Yoran Gutgel, deputato Pd e stretto collaboratore di Renzi, in una intervista ci spiega molto meglio di cosa si tratta: “La proposta di Renzi è che si debba introdurre un contratto a tempo indeterminato, il quale non goda però della protezione del reintegro dell’articolo 18. L’idea non è però quella di abolire l’articolo 18, bensì di stabilire fin dall’inizio un indennizzo in caso di licenziamento e comunque di garantire alla persona che perde il posto di lavoro sia un sussidio di disoccupazione adeguato sia la possibilità di riqualificazione professionale. Lo dico a scanso di equivoci, non si tratta di abolire il contratto a tempo indeterminato, né di porre fine alle tutele di chi ce l’ha, in quanto questo nuovo contratto ‘indeterminato flessibile’ varrebbe soltanto per i giovani”. Il buon Gutgel non ci dice esplicitamente che il licenziamento di cui parla è quello senza giusta causa o giustificato motivo.

Ora vediamo. Non è vero che non si tolgono diritti a coloro che li hanno. Il diritto al reintegro per i licenziati senza giusta causa o giustificato motivo, a parte che scompare per coloro che cambiano lavoro, non riguarda solo i lavoratori occupati attualmente a tempo indeterminato. E’ un diritto anche per tutte le cittadine e i cittadini in età da lavoro senza occupazione o oppure non occupati come lavoratori dipendenti, perché se decidono di occuparsi in un lavoro dipendente a tempo indeterminato e se lo trovano, automaticamente sono protetti da quel diritto.
E’ ormai chiaro che il diritto al reintegro non limita, a livello di grandi numeri, o anche medi, lo sviluppo di attività imprenditoriali. La crisi dell’attività produttiva dipende da altre poderose cause. Così come l’avvio di un nuovo sviluppo, a sua volta, richiede, per dirla in breve, ricerca, formazione, qualità dei processi e dei prodotti, governo pubblico a tutti i livelli capace di togliere il comando alla finanza e di porre l’economia al servizio principalmente dell’interesse generale.

E’ altrettanto chiaro che qualsiasi misura compensativa dell’eliminazione del reintegro, non cancella l’oltraggio alla dignità del lavoratore, e anche la limitazione del potere sindacale nel posto di lavoro, in quanto resta molto facile per il datore di lavoro sbarazzarsi dei lavoratori impegnati nella difesa e affermazione degli interessi dei lavoratori nel posto di lavoro e oltre. Gli altri diritti che Renzi intende dare ai giovani, sono dovuti, e devono coesistere con il diritto al reintegro. La posizione di Renzi è mistificatoria, perché volutamente ignora la natura del diritto al reintegro, il quale, come abbiamo visto, non tutela solo gli occupati attuali, ma è “disponibile” anche per tutti gli altri.
Eliminando il diritto al reintegro per i nuovi assunti, l’area della sua esistenza si restringerà progressivamente a ritmo crescente, fino a scomparire. Tutti i diritti, associati ai doveri, riguardano tutti, anche coloro che si trovano nella condizione di non avere bisogno della loro tutela, perché il loro riconoscimento e la loro affermazione, fanno vivere meglio tutti i membri della società.

A questo punto devo dire che se dietro ad ogni impegno che Renzi presenta come soluzione avanzata e di sinistra, c’è questa sostanza, siamo in pieno liberismo, fuori stagione. Rilancio la speranza citata all’inizio. Che sia il ruolo a cambiare l’uomo, in meglio.

Concludo questa nota informando che, secondo il Sole-24 ore, Gennaro Migliore avrebbe dichiarato (frase virgolettata): ”Se si tratta di un nuovo tipo di contratto che non sostituisce quello tradizionale ma lo affianca ed è pensato per aggredire il dramma della precarietà è sicuramente interessante” Migliore, ma che cosa stai dicendo? Lo sai di cosa parli? Informati meglio!

(Rino Gennari)