Ma si, via tutti, belli e brutti, ladri e galantuomini, chi c’era e chi non c’era, vecchi e giovani, meglio se di sinistra, che se uno si compra coi nostri soldi le mutande, o la segretaria, anche loro qualche colpa ce l’avranno.

Ma si, via tutto, le Province naturalmente, poi le Regioni, e il Senato, che è l’unico da eliminare davvero, lo dice anche Matteo.

Ma poi, di un Parlamento cosa ce ne facciamo, ci si collega sul web e si decide, uno vale uno no?

Per non parlare dell’UE, che è dei banchieri, o dell’ONU, che non ferma le guerre, o della FAO, che non sconfigge la fame.

Avete presente quanto costa il Quirinale, c’è davvero bisogno del Presidente della Repubblica? Coi corazzieri?

E se facessimo a turno?

Non storcete il naso, lo diceva anche Marx, o Engels, non ricordo, che nel mondo liberato dalle catene poteva ricoprire quell’incarico anche la domestica.

Cosa ci resta?

I Comuni, ecco, i Comuni, l’Italia è stata grande al tempo dei comuni, Venezia, Genova, Firenze, torniamo lì, i governanti vicino al popolo, che li controlla, così i soldi delle tasse sono spesi bene, 100 porti, 1 aeroporto ogni 4 città, 1 quartiere fieristico in ogni paese, gli ospedali rimasti a metà, rotonde, tante, che è una figura geometrica perfetta, le università sparpagliate, che il mondo ci invidia, un corno gigante davanti alla reggia di Caserta, fra gli applausi, l’economia si rilancia così.

Che poi, diciamocelo, del comune di Lugo abbiamo davvero bisogno?

Con quello che prendono gli amministratori, e i dipendenti pubblici, mangiapane a tradimento, che sanno solo complicare le cose.

Uno vuol farsi una casa, se la fa, i rifiuti li mette dove vuole, se mai li esporta, che è un grande segno di responsabilità.

Non si suicidano solo le persone, sostiene Emile Durkheim, ma anche le società e le Nazioni.

Accade quando le società perdono le regole, spezzano gli equilibri, slabbrano le istituzioni, vedono frantumarsi i legami sociali, come se non ci fosse più alcuna possibilità di tenere insieme interessi, futuro, destino.

Indignarsi va bene, la rassegnazione è il pericolo più grande.

Ma se c’è qualcosa di buono nel nuovo, è tempo che cominci a legare e non solo a sciogliere.

Ci sono, nella crisi, domande di garanzie collettive di destino alle quali chiunque abbia la responsabilità di influire sulla vita di altri esseri umani deve dare risposte vere, non generiche o, peggio, illusorie.

Quello sulle cose da fare non è un gioco, un esercizio eristico nel quale non conta la verità ma solo prevalere sull’avversario.

Non serve una politica che, come diceva Giolitti, quando trova un Paese gobbo gli confeziona un abito da gobbo.

Dobbiamo raddrizzarci, affermare il bisogno di verità, rifiutarci di servire la menzogna.

Questa battaglia si vince con la cultura.

(Guido Tampieri)