Imola. Incontriamo, un po’ in ritardo, Sergio Prati, presidente della Alleanza delle Cooperative Imolesi, per costruire insieme una sintesi, dal punto di vista economico, del 2013, e anche per dedicare  spazio al tema dell’unità cooperativa.

A metà dicembre una importante “delegazione” imolese (Domenico Olivieri per la Sacmi, Gianmaria Balducci per la Cefla e Micaela Desimone, coordinatrice dei giovani cooperatori) ha partecipato ad un convegno, a Trento, che metteva al centro del confronto la domanda “Chi pilota le cooperative?”. Trento e Imola sono certamente, in questo periodo, le due realtà unitarie più importanti e sono spinte, dagli eventi, a giocare il ruolo di locomotive del processo unitario.

Ma torniamo all’economia imolese e abbiamo chiesto a Sergio Prati come vede la situazione, dal suo osservatorio.

“Il 2013 è stato complicato e difficile, e cinque anni di crisi lasciano dei segni molto marcati. E’ in crisi la filiera dell’edilizia e vivono un brutto momento le aziende che hanno come riferimento il mercato nazionale.

Chi ha invece una forte presenza nelle esportazioni è riuscito ad affrontare meglio questa situazione.”

Oggi si parla con insistenza di primi segnali di ripresa…

“Anche io leggo i giornali e certamente qualche barlume si intravvede, ma voglio mettere le mani avanti: non credo che questi segnali diventeranno, nel corso del 2014, significativi per l’occupazione. E per una ragione semplice: le aziende non riescono a creare posti di lavoro.”

Quindi?

“Dobbiamo salvaguardare le aziende. Qualcuno ha voluto leggere con malizia questa affermazione (come – hanno detto – la cooperazione dimentica i lavoratori?) ma è davvero una discussione vecchia di cento anni. Noi non dimentichiamo nessuno, ma se l’azienda chiude per i lavoratori c’è solo la disoccupazione.

Dobbiamo essere seri: si discute molto sul come governare l’uscita dalle aziende, cominciamo a parlare di come far entrare le persone nel mondo del lavoro.

E lo dico ricordando che oltre alle crisi manifatturiera abbiamo l’aggravante di un sistema bancario che non dà ossigeno (cioè soldi) alle imprese e anche i consorzi fidi comincia a soffrire.

E di fronte a noi c’è una grande platea di giovani che non trova un posto ma non voglio nemmeno dimenticare i cinquantenni che, senza lavoro, non sanno dove andare a parare.”

Il quadro non poteva essere più chiaro, ma a Imola c’è anche una variante positiva: qui l’Alleanza delle Cooperative  funziona.

“E’ vero. Nel 2013 quasi tutte le nostre iniziative erano targate Alleanza delle Cooperative. Nel 2014 nascerà la casa della Cooperazione imolese, come ulteriore passo avanti nella direzione unitaria e già gran parte dei nostri servizi funzionano in questo modo.

Credo che sia necessaria una nuova spinta in avanti. E perché non cogliere la necessità di riorganizzazione delle tre centrali cooperative? Già da ora dobbiamo lavorare insieme per costruire la casa unitaria e dobbiamo prendere atto che le aziende sono già molto avanti in questa direzione. Chi fa impresa non capisce più le ragioni che portarono alle tre centrali.

Il mondo è cambiato, noi dobbiamo farlo al più presto.”

 

(Michele Zacchi)