Imola. In 1200 (per ora) dicono no alle antenne di telefonia mobile che dovranno essere installate in alcune parti della città, in particolare nel quartiere Marconi. Lunedì 13 gennaio la petizione con le relative firme è stata consegnata all’Informacittadino. Sull’onda dello slogan “Noi non vogliamo l’antenna perché…” in pochi giorni è stato raggiunto questo risultato che fa capire quando il tema sia sentito dai cittadini della zona e non solo.

Sono diversi i motivi del no a queste installazioni: “Perché la normativa in vigore, è totalmente squilibrata in favore dei gestori di telefonia mobile… perché abbiamo già avuto cittadini che hanno subito gli effetti di questo tipo di  elettrosmog… perché importanti studi concordano sul chiaro rapporto fra causa ed effetto… perché quasi tutto il ‘traffico dati’ di cui si parla, consiste in filmati e scambi su social network…”.

Pertanto i cittadini chiedono “che non venga collocata alcuna antenna sul suolo pubblico in Via Andreini o zone limitrofe: per la tutela degli abitanti della zona, delle due scuole per l’infanzia, della palestra quotidianamente frequentata da bambini e ragazzi nonché per tutelare atleti e pubblico degli eventi sportivi svolti entro di essa e che l’Amministrazione studi un ‘piano antenne’ complessivo per la città, condiviso dai cittadini attraverso il coinvolgimento dei comitati civici che noi stessi cercheremo di promuovere al fine di informare e sensibilizzare l’intero territorio sulla problematica in oggetto e su eventuali altre che ne possano derivare”.

Avvertenza, quest’ultima, che sembra sia stata raccolta dall’Amministrazione comunale che intende sospendere l’iter autorizzativo in attesa di darsi un “piano antenne”. Non è chiaro però se questo piano riguarda solo le nuove installazioni oppure tutto l’esistente. Anche perché sul territorio imolese sono oltre 40 le antenne già installate, alle quali si aggiungerebbero le 7 che hanno scatenato la reazione dei cittadini. Due di queste – vicolo Meluzza e viale Marconi 60 – hanno già ottenuto il via libera, mentre le altre – via Andreini (adiacente palestra Volta), via Marzabotto (rotonda Ipercoop), via Venturini (zona Bocciofila, campo di calcio), Zello (parco giochi), Ponticelli (adiacente Casa Piani) – sono in attesa di autorizzazione. paradossale la localizzazione, tutte nei pressi di zone altamente abitate o di aree frequentate da bambini e giovani.

La storia dell’antenna di viale Marconi 60 è emblematica del caos che esiste sul tema. La zona è densamente abitata, esiste un parere negativo dell’Ausl secondo la quale pur “verificata la compatibilità del progetto con i limiti previsti dalla normativa vigente”, tuttavia “i valori di campi elettrici totali stimati da Arpa in corrispondenza di alcuni punti indagati ed aventi destinazione prevalentemente residenziali, risultano approssimarsi al valore di riferimento stabilito dalla normativa, pari a 6 volt / metro. Sotto il profilo sanitario, si evidenzia che l’impianto considerato verrò collocato in un contesto urbano caratterizzato dalla presenza di numerose residenze, nonché da strutture scolastiche destinate ad una utenza sensibile. Le aree sopra citate  si possono considerare ‘aree di attenzione’ per le quali la delibera regionale applicativa della L.R. 30/00 all’Articolo 9, prevede la possibilità di localizzazione di impianti di telefonia mobile ‘… qualora si persegua l’obiettivo di qualità teso alla minimizzazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici degli utenti di dette aree, ovvero quando il valore del campo elettrico risulta, compatibilmente con  la qualità del servizio da erogare, il più vicino possibile al valore del fondo preesistente”. Per quanto sopra esposto l’Asul “ai fini della tutela della popolazione dal rischio di esposizione a lungo termine ai campi elettromagnetici generati da impianti radio base propone una diversa collocazione dell'impianto”.  

Eppure nonostante tutto ciò sembra che l’autorizzazione sia stata concessa a fine 2013, il sì del proprietario dell’immobile è stato ottenuta fronte di un “affitto” cospicuo e l’antenna rischia di essere installata. Come mai non è stato ascoltato il parere dell’Ausl? Chi si assume la responsabilità di tale scelta? Tenendo anche conto che il sindaco è il massimo responsabile della salute sul territorio.

Ora non è chiaro se anche questa installazione sia stata sospesa, di certo sono cresciuti i dubbi della persona che ha autorizzato l’installazione sul proprio tetto, ma tornare indietro può comportare penali significative.

Comunque i cittadini sono convinti di andare fino in fondo: “Ci impegniamo favorire una corretta informazione tecnica dei cittadini, a organizzare la loro tutela legale contro ogni danno che possa derivare in futuro compresi – tramite ‘class action’ – sia i danni biologici che economici causa svalutazione degli immobili”.

Un primo risultato questa mobilitazione l’ha raggiunto: quello di sensibilizzare i cittadini su un tema importante per la loro salute, ai più sconosciuto, come ancora sconosciuti sono i rischi reali che ciascuno di noi può correre sottoposto a un continuo campo elettromagnetico.
Studi recenti hanno iniziato a collegare l’insorgere di diversi tipi di tumore con l’esposizione ai campi elettromagnetici, ma qual è il limite oltre il quale subentra il rischio? La legge italiana parla di 6 volt / metro, ma in altri paesi il limite è molto più basso, fino a 3 volt / metro. Che significa?
E ancora: esistono delle soluzioni alternative all’installazione di antenne con valori di campo così elevato?

Un’ultima domanda che ci dobbiamo porre tutti: quanto siamo disponibili a concedere in termini di rischio per la salute allo sviluppo della tecnologia?

(Valerio Zanotti)