Imola. Pur non essendo mai stato vescovo, don Francesco Giacometti è stato la figura più importante della Chiesa nel territorio della Diocesi avendo ricoperto per lunghi anni due figure fondamentali: quella di Vicario di alcuni vescovi e di direttore del settimanale cattolico “Nuovo Diario Messaggero. La sua scomparsa, dopo che si era ritirato da cinque anni nella casa del Clero, è avvenuta giovedì 16 gennaio all'età di 88 anni.

Monsignor Giacometti era nato a Valsenio (frazione di Casola Valsenio) l’8 gennaio 1926 ed era stato ordinato sacerdote il 21 maggio 1949 dal vescovo Benigno Carrara. Il suo primo incarico fu quello di cappellano nella parrocchia di San Patrizio (Conselice) prima di essere nominato parroco a Sesto Imolese nel marzo 1952, incarico che mantenne fino alla fine del 1969. Monsignor Giacometti fu anche assistente diocesano dell’Azione Cattolica (dal novembre 1969) e vicario generale della Diocesi di Imola (dal settembre 1988 al settembre 2005 per 17 anni). Fu alla guida come direttore del settimanale diocesano Il Nuovo Diario Messaggero per una quindicina di anni, fino al 1997. Fra le sue attività non si può non citare il suo impegno come insegnante di religione nelle scuole pubbliche a partire dal novembre 1956. Il suo ultimo incarico, prima di ritirarsi alla Casa del clero a Imola, fu quello di parroco a Chiusura dal marzo 2003. Le esequie, che saranno presiedute dal vescovo monsignor Tommaso Ghirelli, saranno celebrate sabato 18 gennaio alle 10.30 nella cattedrale di San Cassiano dove la salma è stata esposta dalla tarda mattinata di venerdì 17 gennaio.

Il sindaco Daniele Manca, ha inviato le condoglianze della Città di Imola al vescovo Tommaso Ghirelli per la scomparsa di monsignor Francesco Giacometti. “La notizia mi ha molto colpito e addolorato – dichiara il sindaco -. Monsignor Giacometti ha ricoperto per tanti anni ruoli di grande rilevanza pubblica, penso all’incarico da vicario generale della Diocesi, penso alla direzione del settimanale diocesano Il nuovo diario messaggero, per non dimenticare l’insegnamento nelle scuole e le esperienze pastorali in diverse parrocchie della città. Ruoli delicati, di contatto e relazione quotidiana con le istituzioni, con i cittadini, con i giovani, che ha svolto sempre dando prova di un’apertura mentale e di una disponibilità al dialogo non comuni. Ha contribuito ad accorciare le distanze tra mondo laico e mondo cattolico, mettendo da parte le diffidenze per costruire un confronto franco e utile al bene comune. Lo ricorderò sempre con sincero affetto”.