Il destino politico di Fassina non suscita apprensioni. L’uomo ha la tendenza a sopravvalutarsi, sostituirlo non sarà impossibile. Sul punto ha ragione Renzi, pensiamo piuttosto ai problemi dell’Italia.

Il segretario del Pd si è concesso una piccola, irridente, inelegante vendetta. Guai ai vinti. Schernire un politico riconducibile al vecchio corso è facile. Ben pochi sono rimasti su quella sponda, tutti, anche i più irriducibili nemici del nuovo se ne fanno interpreti, quasi nessuno trova da ridire sulle licenze del Principe fiorentino. Così va il mondo.

Al XX congresso del Pcus Nikita Krusciov, dopo la morte del Piccolo Padre, stava denunciando i crimini dello stalinismo. Una voce, dal fondo della sala, lo accusò :”Perché lo dite solo ora, voi c’eravate”. Il segretario comunista s’interruppe, scrutò minaccioso l’uditorio e gridò:”Chi ha parlato?”

Silenzio.

“Adesso capite perché abbiamo taciuto”.

C’è stato un tempo in cui la coerenza richiedeva anche coraggio. Oggi appella solo l’onestà intellettuale. Fassina, che sdegnava le critiche alla respingente oligarchia che l’aveva cooptato, ora che assaggia quanto sa di sale lo pane altrui, strepita e accusa Renzi di avere un’idea padronale del partito, assimilandolo maliziosamente a Berlusconi.

La verità è che la questione cruciale della partecipazione attiva alla vita di un partito e della selezione dei migliori non ha finora trovato risposte adeguate in nessuna formazione politica, movimenti compresi.

Il modo di operare di Renzi, dissimile nelle forme, non è poi tanto diverso da quello, avaro di confronto, dei suoi predecessori. Con un pizzico di ironia si potrebbe osservare che, a ruoli invertiti, il neo segretario, dimentico della sua, condanna le correnti e dice che non si può vivere un congresso permanente. Come un D’Alema qualsiasi.

Lo sguardo deve essere volto fuori dal Pd, d’accordo, e Renzi non è Socrate, che pregava l’interlocutore di confutare le sue ragioni, ma è giusto dire che il ricambio, pur così necessario, serve a poco se non innesca un nuovo corso democratico, perché quella è la leva del cambiamento autentico.

Questa società consumistica in crisi di consumi divora tutto, rapidissimamente. Non ci sono deleghe in bianco, il potere, oggi, logora chi ce l’ha. Di cose effimere ce ne sono già tante, si sente il bisogno di sostanza, di stile, di forza. Si liberi, Renzi, degli opportunisti e dei servi sciocchi. Non ricerchi conforto ma confronto sulle sue idee. Apprezzi negli altri quel che ama riconoscere a se stesso, lo spirito libero, l’indipendenza critica. Susciti, stimoli, apra, allarghi, coinvolga. Nel suo e nel nostro interesse.

Per non sentir dire, fra qualche tempo, in una conferenza stampa “Renzi, chi era costui?”.

(Guido Tampieri)