Imola. Ci sembra davvero inutile insistere sul concetto che il verde vada preservato e difeso: preservare la natura, difenderla e salvarla dalle stupide grinfie di noi tutti deve essere accettato come un input prioritario, irrinunciabile. Purtroppo esistono situazioni e casi nei quali la natura sia destinata a lasciare il posto alla mano dell'uomo, decisioni che impongono approfondimenti e contropartite molto importanti, che devono essere valutate con attenzione e metodo. Si verificano poi situazioni nelle quali oltre a distruggere la natura si produce anche male per l'uomo. E non sono poche: la cecità dell'essere umano, quando decide di mettere in mostra la peggiore parte di sè, può essere devastante.

In quel di Imola si è deciso di cancellare tre appezzamenti di terreno (ora rimasti due dopo il dietro front su via Kolbe, ma la sostanza non cambia) ora coperti di erba e piante verdi, per incassare un po' di denaro finalizzato al pareggio dei conti. Non intendiamo entrare nel merito delle scelte di bilancio, anche perchè l'assessore Tronconi, poche sere fa, ha ritenuto bene informarci della difficoltà insita nella gestione della cosa pubblica in periodo di vacche magre. Si potrebbe ribattere che è insito nelle contese ardue riscontrare il vero valore dei contendenti, ma non faremo neppure ciò. Intendiamo, e non siamo disposti a rinunciarvi, insistere sull'inutilità e sul danno che tale scelta apporta all'economia nella quale tale decisione prende forma: ritenere di sanare la falla di una situazione deficitaria insistendo nel produrre beni destinati ad appesantire una situazione già gravata da una stolta sovra-produzione equivale a proporre bevande sature di zucchero al diabetico. Se poi, ci dovessimo sentire ribattere che da anni gli oneri di urbanizzazione rappresentavano una delle voci principali dei bilanci pubblici e che si contava nella ripetizione all'infinito di tale situazione, allora ci troveremmo veramente di  fronte alla prova della scelleratezza  conclamata.

Il mercato immobiliare è saturo, l'invenduto di qualsiasi tipologia è impressionante, l'appesantimento finanziario che ne deriva grava su una situazione di liquidità bancaria come un macigno in bilico sopra le nostre teste e noi, non sazi, insistiamo nel proporre altra cementificazione, altre costruzioni, altre abitazioni, tanti bei vani e bagnetti, terrazze, soppalchi e tavernette che incuriositi occhi osserveranno sulle carte patinate degli organi specializzati che le sottoporranno alla nostra attenzione. Immagini di soluzioni abitative che verranno, in gran parte unicamente osservate: impossibile sperare che un giovane co.co.co, o con un contratto a termine, o con un impiego comunque saltuario, o senzalavoro alcuno possa pensare all'acquisto ipotizzando di richiedere un mutuo con la certezza di riuscire unicamente a sollevare ilarità tra gli operatori bancari.

Difficile per un “benestante medio”: prima di pensare ad un nuovo acquisto occorre vendere il “vecchio”, ma poichè tutto è fermo, tutto si rimanda. Anche per l'investitore immobiliare il tempo tutto rose e fiori è ormai alle spalle: le belle certezze di una volta, quelle che vedevano aumenti di valore costanti e futuribili sono solo un ricordo e chissà quando ritorneranno. Queste non sono solo parole, purtroppo, perchè vengono validate da numeri che sempre più spesso ricorrenti sulle pagine finanziarie ed economiche. Anche oggi, sui quotidiani di una città non lontana da noi, appaiono dati e percentuale che dovrebbero indurre ad un'inversione di rotta. E invece no! Numeri che parlano di crollo delle consegne di nuove abitazioni (da 216 cantieri chiusi a 32!), di quantità di progetti su base annua che una volta facevano riferimento ad un mese e nonostante tutto ciò si deve riscontrare una diminuzione del valore dei beni immobili di un ulteriore 3,5%. Può tutto ciò essere sufficiente a far sorgere ombre di dubbio nella mente dei nostri amministratori? Purtroppo pare di no e noi continueremo a far presente loro, numeri alla mano, il danno non solo ambientale che stanno producendo e che graverà, senza ombra di dubbio, sulle future generazioni che si troveranno a dover fronteggiare una situazione ambientale che non hanno certo meritato.
Affermare che un momento di riflessione si rende necessario ci sembra sufficientemente ovvio.

(Mauro Magnani – Renato Cornazzani)