Imola. Dopo una tregua in consiglio comunale con il voto all'unanimità su una mozione, riprende la battaglia sull'installazione delle antenne per la telefonia mobile. Il motivo, come spiega il capogruppo del Pdl Simone Carapia, è che “la mattina del 21 gennaio è partita l’installazione dell’antenna in viale Marconi 60. Si tratta di una delle tre antenne che dovrebbero essere installate nel quartiere Marconi, l’unica a sorgere su un tetto privato”.

“Dispiace davvero constatare la fretta con cui i gestori sono arrivati, forse sollecitati dai proprietari dell’edificio probabilmente timorosi del fatto che il piano antenne, non ancora varato, ma sul quale il consiglio comunale si è espresso all’unanimità durante l’ultima seduta – continua Carapia – avrebbe in qualche modo potuto portare all’ “alt” o comunque a valutazioni diverse, quali per esempio lo spostamento di quest’antenna, con conseguente perdita del canone per il proprietario dell’edificio. Sembra che ci fosse addirittura la scorta delle forze dell’ordine questa mattina, che avrebbe dovuto proteggere i tecnici da eventuali “terroristi”. Già, chi sono i terroristi? I cittadini, oltre 1200, che hanno firmato la petizione per evitare queste installazioni? E cosa dobbiamo aspettarci adesso? La stessa fretta e la stessa corsa all’installazione anche per l’antenna di vicolo Meluzza, anche questa prevista su suolo privato?”.

Il commento dell'esponente del Pdl è drastico: “Per qualche migliaio di euro, si svende e si mette a repentaglio la salute dei cittadini, senza considerare il fatto che, per quell’antenna, l’Ausl aveva dato parere negativo, visto che quella è una zona densamente abitata da centinaia di famiglie, che saranno sottoposte 24 ore su 24 a onde elettromagnetiche dannose per la salute dei cittadini. Senza tenere conto delle oltre 1200 firme dei residenti, senza nemmeno attendere il varo del piano antenne su cui il consiglio comunale ha mostrato compattezza, coesione e voglia di lavorare in fretta. Forse stavolta ai cittadini avrebbe fatto piacere che il Comune pagasse una penale, piuttosto che installare antenne i cui effetti, tra una decina di anni, non sono forse nemmeno lontanamente prevedibili”.