Ieri a Bologna si è conclusa ieri la serie di udienze preliminari del processo Black Monkey, con il sostanziale riconoscimento del giudice Andrea Scarpa della correttezza delle imputazioni formulate dal Pm Francesco Caleca. Il processo sarà celebrato nei confronti di 23 imputati collegati, a vario titolo, alla presunta organizzazione mafiosa che realizzava profitti con il gioco d’azzardo legale e illegale, capeggiata da Nicola “Rocco” Femia. Per 13 di questi imputati, dunque, è stato accolta la contestazione del reato di associazione mafiosa (416bis), come nel caso dei due figli di Femia, Rocco Maria Nicola e Guendalina, e il genero, Giannalberto Campagna. Per alcuni reati è stata mantenuta l’aggravante del metodo mafioso (articolo 7 della legge 203/1991).

Di fatto, il 28 marzo, si aprirà presso il secondo collegio del tribunale di Bologna, un processo che deciderà se gli imputati sono o meno affiliati a un’associazione a delinquere di stampo mafioso. Per la Confesercenti Sos Impresa “è una sentenza storica quella che si è tenuta ieri a Bologna. Per la prima volta rinvio a giudizio per associazione a delinquere di stampo mafioso per Nicola Femia, ritenuto a capo di un’organizzazione che utilizzava il gioco d’azzardo illegale per fare profitti”. E’ quanto spiega Lino Busà presidente di Sos Impresa Confesercenti, l’associazione antiracket e antiusura che si è costituita parte civile nel processo Black Monkey a Bologna. “Si tratta del più grande processo di mafia che riguarda l’Emilia Romagna- continua Busà- Una regione, che ad oggi ha subito in maniera silente il processo di radicamento della mafia nel territorio, dove, non meno di altri territori più noti le vittime di usura e racket sono in continua crescita. Mafie camaleontiche, che si sono insinuate nell’economia sana del territorio, divorandola, così come dimostrano anche le numerose inchieste della magistratura e relative alla ricostruzione del dopo sisma. Inoltre- continua il presidente- ribadiamo la nostra vicinanza anche al giornalista de L’Espresso Giovanni Tizian, minacciato di morte per avere scritto articoli sul gioco d’azzardo”. Il Gup di Bologna, Andrea Scarpa, al termine dell’udienza preliminare  ha mantenuto le contestazioni della Dda e mandato a processo altri 13 imputati per associazione mafiosa.  Tra questi ci sono i due figli di Femia, Rocco Maria Nicola e Guendalina, e il genero, Giannalberto Campagna. A dibattimento andranno anche altri imputati, accusati a vario titolo di diversi reati, mentre per un'unica posizione e' stato deciso il proscioglimento. Cinque condanne, invece, la piu' alta a sette anni e sei mesi, sono state inflitte nel contestuale rito abbreviato: per i tre casi ai quali il pm Francesco Caleca contestava l'associazione mafiosa, l'accusa e' stata riqualificata in associazione a delinquere semplice; per alcuni reati e' stata mantenuta l'aggravante del metodo mafioso (articolo 7 della legge 203/1991). Due sono state le assoluzioni.


(m.z.)