Imola. “La salute e la vita sopra di tutto” in queste poche parole sono condensati i tempi sviluppati nell’iniziativa che si è svolta il 24 gennaio al teatro Osservanza, nell’ambito del progetto “Oltre la siepe”, tra i ragazzi delle scuole medie superiori di Imola e alcune personalità (professori, studiosi e non) a vario titolo coinvolte in quella che si può chiamare “crisi della democrazia partecipativa”.

Tanti gli esempi che sono emersi ed illustrati, l'amianto in quel di Casal Monferrato, il progetto Tav in Val di Susa, l'Ilva di Taranto e il Muos (Mobile user objective system) di Palermo, per arrivare alle difficoltà che lo studio di questi fenomeni presenta per medici e ricercatori. Gli aspetti trattati possono, in un primo momento, apparire come non coerenti l'uno con l'altro o quanto meno discordanti per tipologia, ma, secondo i vari relatori che si sono alternati negli interventi, hanno tutti un fondamentale punto in comune: la divergenza di idea tra gruppi di cittadini a vario titolo coinvolti in queste iniziative e le pubbliche autorità che le hanno autorizzate o volute, o ignorate nei loro aspetti sociali, economici, salutistici. In altri termini l'insorgere di punti di vista divergenti tra gli amministratori pubblici e i cittadini loro elettori.

Il professor Marco Revelli è intervenuto illustrando le problematiche insite nell'impiego e nella costruzione dell'eternit e quelle relative alla costruzione della Tav, evidenziando incongruenze, connivenze, sottovalutazione degli aspetti sociali ed economici ma particolarmente illustrando lo stato di “rappresentanza” dei pubblici amministratori che definisce “malato” e “logorato”. Punta poi il dito verso il peso del denaro, sempre più invadente e determinante nelle scelte e le gravi difficoltà che incontra chi cerca in qualche modo di contrastare tali iniziative. Pone l'accento sulle conseguenze che rischia chi si dedica agli altri, al bene di terze persone, ai problemi di persone loro più o meno vicine. Scuote la testa quando punta l'indice accusatore verso l'informazione: troppo spesso di parte ed altrettanto assente o superficiale. Poi la mancanza di cultura, quella capace di renderci curiosi e desiderosi di capire, di comprendere, di non accettare per acquisito il primo aspetto che ci viene presentato. In poche parole la capacità di discernimento a livello personale contro quello che ci viene troppo spesso proposto come il vero bene comune, il necessario, l'insostituibile.

Parole gravi, pesanti, ma purtroppo tristemente vere. La prova di affermazioni tanto gravi? Qualche minuto prima dell'intervento del professor Revelli, il direttore di leggilanotizia.it, Valerio Zanotti, aveva brevemente illustrato alcuni degli aspetti di tali problematiche ora presenti nel territorio Imolese (aree verdi destinate alla cementificazione e antenne ad uso telefonia mobile), richiamando l'attenzione dei ragazzi con una semplice domanda: “Chi di voi sa cosa è il Psc (Piano strutturale comunale)?” Nessuna mano si è alzata tra le file dei presenti giovani ascoltatori e questo è senza dubbio l'aspetto più drammatico, sconsolante e foriero di tristi notizie di tutta la mattinata. Questi giovani imolesi impegnati negli studi medi superiori non hanno la più pallida idea di cosa sia la pianificazione del territorio a loro familiare, la sua destinazione e del perché tali scelte vengano effettuate.  Questa manifestazione di ignoranza, di sottovalutazione di una problematica, di delega in bianco ad altri per superficialità o sottovalutazione deve rappresentare il vero campanello di allarme per quanti hanno a cuore il bene comune, la qualità della propria vita e di quelli vicino a noi, l'equilibrio, irrinunciabile, tra uomo ed ambiente.

Il seguito della mattinata ha finito per illustrare ampiamente le conseguenze di tale situazione. Due signore, rappresentanti del comitato “Donne per Taranto” hanno illustrato con ampia documentazione ciò che nella loro terra è accaduto in seguito alla sottovalutazione dei problemi e al servilismo verso il potente di turno: la città perfetta, “aperta come un'ostrica” (sono parole di Pasolini) si è tramutata nel luogo impossibile in cui vivere. Nubi cariche di residui chimici tossici ed estremamente pericolosi nascondono il sole a tutta la città, i bimbi non possono giocare nei verdi prati attorno alle loro scuole o nei giardini  pubblici, pecore, galline e lumache non sono più commestibili, in una città di mare quale è Taranto non si può parlare di cozze e perfino le sepolture dei defunti rappresentano un problema se per scavare la terra si è costretti a sollevare nuvole di veleni. Sembra di vivere in un incubo fantascientifico! Come si è arrivati a tutto ciò? Disprezzo del territorio, menzogne di uomini politici o potenti manager, presunzione riguardo il dominio dell'uomo sulla natura e denaro, denaro e ancora denaro! Si affermava che ogni anno venivano pagati stipendi e salari per duecento milioni di euro, ma si taceva che per le cure ai malati di tumore se ne spendevano ben duecentottantasei. E non crediate si tratti di storia recente: la prima denuncia (prof. Leccese) è del 1965 e si è dovuto difendere in tribunale!

Due mamme di Niscemi, una piccola realtà vicino a Palermo, del comitato “Mamme No Mous” hanno illustrano invece una situazione da molti giudicata pericolosa, determinata da accordi politici internazionali: gli Stati  Uniti abbisognano di una zona strategica per installare antenne destinate a comandare i futuri padroni dei cieli (i droni, aerei senza pilota) e l'Italia concede. La solita storia: prima si è cercato di far passare tutto sotto silenzio, controllando cautamente l'opinione pubblica, la stampa locale e i politici di turno, poi, quando la struttura ha assunto dimensioni tali da non poter più passare sotto silenzio e quando qualcuno si è chiesto “Ma cosa stanno facendo là?” è scoppiato il bubbone e la protesta è montata. Per avere un'idea della potenza di quelle emissioni là installate basti pensare che se per errore, o per guasto, una di queste antenne dovesse dirigere il proprio fascio di onde verso un essere vivente, a questi resterebbero  pochi secondi di vita, ma anche il corretto funzionamento delle medesime fa riscontrare dati di mortalità decisamente superiori a qualsiasi media nazionale e oltre. Una delle mamme afferma che mai si sarebbe immaginata di vedersi impegnata nella difesa della propria salute, di quella dei suoi concittadini e di tanti bambini. Già, i bambini, piccole spugne che crescendo finiscono per attirare su di sé quanto di peggio si trovi attorno a loro; sono loro i più esposti, i più colpiti dalle tragiche conseguenze. Una domanda pongono agli intervenuti: e se un domani scoppiasse una guerra quale sarebbe secondo voi uno dei primi obiettivi che verrebbe individuato come prioritario per la distruzione? Cosa occorre fare? Occorre unire le nostre mani per costruire una simbolica rete capace di arginare queste situazioni e la rete di internet può essere un valido inizio.

C'è anche, per fortuna nostra, chi sta studiando questi fenomeni che nascono unitamente alle nuove tecnologie, alle sopravvenute “esigenze” delle nostre comunità, alle ultime forme di comunicazione, di produzione industriale, di difesa strategica. La dottoressa Michela Padovani, Istituto Ramazzini, illustra brevemente ciò che nell'istituto bolognese si sta facendo, sperimentando con metodo scientifico, gli effetti delle emissione di onde elettromagnetiche (Cem) sugli animali e i primi parziali risultati parlano purtroppo molto chiaro: il pericolo esiste ed è tangibile. Quel giocattolo che tutti ormai teniamo in tasca, il cellulare, è potenzialmente pericoloso e può causarci gravi malattie al cervello e, ancora una volta, sono i più giovani, i ragazzi, ad essere colpiti con forte probabilità.

Nel corso della mattinata si sono udite parole gravi, dati impressionanti, numeri di vittime e di morti e tutti gli interventi sono stati documentati con sistematicità e con abbondanza di certificazione, ma il tempo è passato, il termine delle lezioni (questa mattina al teatro dell'Osservanza) è arrivato e molti ragazzi si alzano in piedi ed escono dalla sala mentre ancora l'ultimo relatore deve ancora terminare il suo intervento. Restate seduti, ragazzi imolesi, restate fermi ad ascoltare ed imprimetevi nella mente quanto si sta denunciando in questa mattinata, siete voi i più coinvolti, quelli che pagheranno il prezzo più alto in un futuro, il vostro, che si sta decidendo ora, in silenzio, a vostra insaputa, approfittando della vostra leggerezza e superficialità: che non abbiate a pentirvene!

(Mauro Magnani)